Home » Rubriche » Il Sud esiste » La cultura del mercato

La cultura del mercato

La cultura del mercato

La cultura del mercato come base dell’impresa post-capitalistica

segue dal QdS del 21/1/2026

Mi piace pensare che l’impresa del post-capitalismo somigli sempre di più a quelle dei mercanti lanieri fiorentini del Trecento, che si muovevano con grande efficacia su base internazionale guidati da un preciso sistema di valori. Per questo è necessario trovare e sviluppare qualcosa che unisca e guidi gli uomini dell’impresa, in sostituzione degli obsoleti meccanismi gerarchici e di potere; e che aiuti ad armonizzare il loro agire con i bisogni della collettività.

Ribadisco: l’impresa post-capitalistica vincente è quella che scoprirà e sarà capace di realizzare nella pratica quotidiana l’antico principio – propugnato dal filosofo greco Protagora – de “L’uomo misura di tutte le cose”. Ma io citavo ai miei studenti anche un motto dei giovani imprenditori fiorentini e senesi, che il gran storico italiano del Medioevo Sapori definisce “immortale“ che dice: “Potere, sapere e con amore volere”. Io trovo qui sintetizzata la filosofia di una buona impresa familiare del post-capitalismo.

Cultura del mercato e responsabilità d’impresa

Per questo motivo mi preme ribadire un punto essenziale: ciò che nel caso italiano è mancato troppo spesso è quella riflessione “nuova e sistematica” sulle regole di fondo, quella maturazione culturale e politica che un travaglio così profondo avrebbe richiesto. Nel sistema è entrato, letteralmente a calci nel sedere, un po’ di mercato, ma non è entrata la cultura del mercato. I cui cardini sono: professionalità, indipendenza, responsabilità (accountability). La situazione è diventata tanto più grave, perché, nel frattempo, il sistema si è sempre più aperto e integrato nel sistema-mondo. Vogliamo, come sempre, far parte del mondo e del mercato internazionale senza accettarne le regole. Vogliamo certe cose, senza volere le conseguenze di ciò che vogliamo. Vogliamo, come sempre, “fare i furbi”. In effetti ci troviamo davanti a temi complessi, dove considerazioni tecniche e strategiche si intrecciano ad aspetti psicologici e umani assai delicati, che spesso offuscano la lucidità necessaria per scelte difficili.

Impresa familiare, progetto e visione strategica

L’esperienza mi dice che siamo riusciti ad affrontare correttamente questi problemi solo quando il gruppo familiare è riuscito a interiorizzare una corretta concezione d’impresa, derivando da questa concezione d’impresa (anziché da altre fonti, tipo valori familiari, considerazioni psicologiche e simili) le scelte e le decisioni necessarie. Con due precisazioni che mi premono particolarmente:
A. Nei processi di accumulazione primaria dell’impresa (capitale, conoscenza organizzativa e conoscenza tecnologica) il loro buon funzionamento non dipende dall’aspetto dimensionale. E i casi di successo parlano chiaro: il grande Honda, quando ha iniziato a costruire motociclette era un piccolo garagista con due fallimenti alle spalle. Nell’elettronica di consumo chi è che ha fondato la Sony? Una grande multinazionale? L’hanno fondata nel 1946 due ragazzi di 24 anni con 500 dollari e un camion. Però avevano un progetto preciso, il loro progetto. Come l’IBM, che era una media azienda negli anni Trenta ma aveva un grande progetto. Quindi la differenza fondamentale è tra imprese con progetto e quelle senza. Le dimensioni giuste le determinano il raggruppamento competitivo in cui ci si trova, il ritmo del mercato, i comportamenti dei concorrenti;

Regole, principi e superamento dello psicologismo

B. Credo che sia profondamente sbagliato ridurre i problemi dell’impresa familiare a problemi di rapporto tra padri e figli o tra fratello e fratello, a uno spicciolo psicologismo. Non dobbiamo annegare in questo mare infinito, altrimenti non possiamo coinvolgere su questi argomenti organizzatori, imprenditori, professionisti. Meglio gli psicologi o, meglio ancora, i romanzieri russi, che in questo campo sono i più bravi di tutti. Mentre non è vero che i problemi sono solo psicologici. I problemi sono le regole, i principi, i valori, i metodi. La sfera dove si può andare avanti attraverso un apprendimento anche collettivo, al quale l’esperto e il professionista possono contribuire.

continua…