Fin dall’inizio degli anni 2000 la città di Catania ha raggiunto la più estesa superficie della Gdo (Grande distribuzione organizzata) rapportata alla popolazione residente, registrando il rapporto di 460 mq per 1.000 abitanti. Tale indice la colloca addirittura al secondo posto in Europa dopo Oslo, la capitale della Norvegia, e prima in Italia.
I centri commerciali negli anni 2000 e il ruolo della pianificazione
A quell’epoca, dopo l’apertura di Etnapolis, tale fenomeno, perché di fenomeno si tratta, è stato oggetto di una qualificata convegnistica promossa anche dalla Ch.ma Prof.ssa Caterina Cirelli, nella sua veste di Ordinaria di Geografia economica dell’Università di Catania. Una delle conclusioni di tale fenomeno è stata la circostanza che la quasi totalità della superficie destinata alle grandi strutture commerciali, in base alla legge regionale sul commercio, a eccezione di quella di Riposto, prevista per la provincia è stata utilizzata con la realizzazione di sette centri commerciali che circondano la città di Catania. Il miracolo della politica di quell’epoca.
L’ipotesi Costanzo e il record mondiale mancato
Nella citata convegnistica venne ipotizzato che ove la notevole superficie del compendio immobiliare dell’impresa Costanzo di Misterbianco, che invece attualmente è in buona parte utilizzato da Sicilia Fiera, fosse stato destinato a centro commerciale, l’indice avrebbe superato 1.000 mq per 1.000 abitanti, facendo diventare Catania la prima città del mondo in tale graduatoria.
Dalla fine del ciclo dei centri commerciali alle nuove grandi strutture
Il ciclo dei centri commerciali degli anni 2000 si è concluso, in quanto adesso la tendenza è di realizzare grandi strutture commerciali (come l’Arena di Misterbianco) che, comunque, andrebbero conteggiate in tale indice.
Offerta commerciale a Catania e confronto con Palermo
In definitiva, il fenomeno dell’offerta commerciale di grandi superfici a Catania sta continuando. Rispetto ad altre città, anche della Sicilia, tale fenomeno catanese va osservato, anche per gli effetti che produce. Facciamo un confronto con la città di Palermo. Il capoluogo siciliano, con i suoi 626.886 cittadini, ha una popolazione più del doppio di quella di Catania (311.584). Negli anni 2000 la città di Palermo non aveva centri commerciali; attualmente ve ne sono tre e diverse grandi strutture commerciali della Gdo. In mancanza della stima dell’indice superficie Gdo/popolazione, è possibile sostenere che è notevolmente inferiore a quello di Catania. Infatti, a Palermo anche nelle zone periferiche vi sono esercizi di vicinato, per le diverse merceologie, a differenza del capoluogo etneo.
Area metropolitana di Catania e pressione demografica
L’altra notevole differenza fra le due città, è certamente che Catania è “saldata” con altri dieci comuni con popolazione che nel complesso supera le 300.000 unità. In diverse fasce di orario il numero della popolazione etnea aumenta in modo significativo rispetto alla popolazione residente. Altro primato di Catania in Italia e nel mondo è il numero delle autovetture (815) per 1.000 abitanti.
Dehors, spazio pubblico e uso delle strade a Catania
Ai fini dell’analisi relativa a Catania vanno tenuti, altresì, presenti i “dehors”, che occupano notevoli superfici in strada in favore di bar e ristoranti. Tali concessioni “straordinarie” hanno avuto inizio all’epoca del “Covid” per sostenere sul piano economico tali attività.
Parcheggi, sosta e controllo della legalità urbana
Vanno poi tenuti presenti gli stalli riservati a diverse strutture pubbliche in favore, non tanto alle auto di servizio, bensì ai loro dipendenti per parcheggiare le loro auto private. Inoltre, nelle aree del centro della città di Catania si è registrata una notevole politica di repressione alla sosta irregolare di autovetture nelle strade, non solo in occasione di auto parcheggiate irregolarmente e di intralcio alla circolazione e/o di divieti per motivi condivisi (per la sicurezza, spazi di parcheggio riservati ai portatori di handicap) ma anche in altri casi in cui il parcheggio irregolare non arreca alcun intralcio alla viabilità. In definitiva, è possibile che siamo passati dalla sosta selvaggia alla multa selvaggia.
Sostenibilità dei parcheggi e funzionamento del sistema città
Anche il controllo del rispetto delle regole, nel caso dei parcheggi, è opportuno che sia sostenibile. La sostenibilità nei parcheggi consiste nel fatto che il sistema città deve garantire al cittadino la concreta possibilità di parcheggiare la propria autovettura in strutture pubbliche e/o private. Nella zona di Catania centro in alcune fasce orarie, per il complesso dei motivi accennati, parcheggiare diventa quasi impossibile, anche a distanza di qualche chilometro. Ciò in quanto la politica del rispetto delle regole, enfatizzata quale rispetto della legalità, nella fattispecie in esame dovrebbe essere logica e sostenibile.
La conclusione dei diversi fenomeni annoverati per Catania:
- è cinturata da un numero eccessivo di centri commerciali e grandi strutture allocate nelle periferie e comuni limitrofi;
- l’eccessivo numero delle autovetture;
- l’eccessiva concessione di spazi riservati ai “dehors” e ai vari uffici;
- le multe selvagge, in alcuni casi con le ganasce, hanno desertificato, sul piano commerciale il centro storico.
I “catanesi” che abitano nei comuni limitrofi, appunto, per la difficoltà del parcheggio, non vengono più in città, preferendo per lo “shopping” i centri commerciali e le grandi strutture allocate nelle periferie.
Gli effetti della desertificazione in atto sono:
- la sistematica chiusura dei piccoli e medi negozi;
- le botteghe sfitte;
- il deprezzamento del valore delle botteghe del centro storico di Catania.
La conclusione di quanto sopra “osservato”, che in definitiva è il messaggio ai decisori, è che il rispetto delle regole, anche quale rispetto della “legalità”, nelle modalità del parcheggiare nel centro storico di Catania non può essere considerato un “valore assoluto” bensì uno degli aspetti che rendono vivibile la città per la “felicità” del cittadino che, invece, avverte la sensazione di essere vessato.
Antonio Pogliese
Dottore Commercialista

