Il 27 gennaio si celebra in ogni nazione d’Europa la “Giornata Internazionale in Memoria delle Vittime dell’Olocausto”, istituita, nel novembre 2005 dall’Assemblea Generale delle Nazioni unite, con lo scopo di trasmettere alle future generazioni il ricordo della Shoah, dei suoi orrori ed anche per avversare ogni tentativo di negazionismo. Una analoga iniziativa, che commemori il 12 gennaio, come “Giornata della Cacciata degli Ebrei dalla Sicilia”, risulterebbe quanto mai opportuna per dovere di verità e memoria storica, ma ancor oggi manca. Questo evento epocale è poco conosciuto, forse perché quasi completamente assente nei programmi scolastici ministeriali di storia di ogni ordine e grado. La cacciata degli ebrei siciliani dalla loro tanto amata terra, che ha inciso in modo notevole sul progredire economico, sociale e culturale della Sicilia del 1493, quando l’Isola era uno dei possedimenti della corona di Spagna, è stata da sempre posta in ombra e passata in silenzio, ma certamente non merita l’oblio a cui si consegnano soltanto i fatti insignificanti e privi di conseguenze.
Espulsione degli ebrei dalla Sicilia nel 1493: il contesto storico
Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, conosciuti come i re cattolici, sedevano sul trono del regno di Spagna che con il loro matrimonio avevano riunito e costituito come grande potenza. La prima e più significativa impresa dei giovani sovrani era stata completare la cacciata dei mussulmani dalle terre del loro reame, anche se Isabella riceverà maggiore notorietà dall’aver dato le tre arcinote caravelle a Cristoforo Colombo, per la scoperta del “Nuovo Mondo”. Fatto il regno, occorreva fare i sudditi, che dovevano essere accomunati da una unica fede, quella cattolica, e pertanto decisero di espellere i pochi ultimi mussulmani rimasti, e soprattutto i numerosi ebrei, a cui era stato riconosciuto il rango di servi della Camera Regia, con modalità di espulsione che avrebbero comportato ingenti ricavi per nobiltà e clero. In quel periodo le reggie casse erano vuote perché salassate della lunga e costosa guerra sostenuta contro i mori.
Editto dell’Alhambra e conseguenze economiche per la Sicilia
A nulla valse il ricco donativo in monete d’oro fatto ai sovrani di Spagna dagli ebrei siciliani, nè le istanze di gran parte dei nobili dell’Isola, che avevano intuito il disastro economico che l’espulsione avrebbe provocato, giacchè gli ebrei, oltre ad essere molto laboriosi e ottimi contribuenti, avevano la prerogativa di gestire in esclusiva e con successo alcune lavorazioni, oltre ad essere molto presenti in tutti i settori delle arti e delle professioni. L’intercessione della nobiltà e la donazione degli ebrei fruttò soltanto un differimento di qualche mese della partenza, rinviata al 12 gennaio dell’anno successivo in cui venne pubblicato l’editto dell’Alhambra (31 marzo 1492), che ne prevedeva la immediata esecuzione. Venuta quella infausta data, furono costretti a prendere la via del mare, dai principali porti siciliani, ventiseimila sudditi di fede ebraica.
La cacciata degli ebrei siciliani: esilio, persecuzioni e Inquisizione
Erano stati obbligati a svendere ogni loro avere, rimpinguando le fortune di chi poté acquistare a prezzo vile ogni genere di beni, facendo affari leonini. Chi partiva aveva l’obbligo di pagare ogni imposta di cui fosse in debito con l’erario, oltre ad una speciale tassa per rifondere le casse pubbliche, di un importo pari alle minori imposte che, a causa della loro espulsione, non sarebbero state versate. Con loro poterono portare solo gli utensili, gli oggetti di prima necessità e poche monete. Sulle banchine ed i pontili degli approdi non mancarono le perquisizioni, anche personali, per controllare cosa venisse portato via. Gli esuli andavano ad affrontare un incerto destino, taluni non giunsero mai a destinazione, altri vennero derubati di quel poco che portavano, nel corso del loro peregrinare. Chi restò dovette necessariamente convertirsi, ma non ebbe vita facile, perché, in vero tra questi, molti continuavano a praticare la religione dei loro padri, dando luogo a quel fenomeno conosciuto come marranesimo, e furono accanitamente perseguitati dall’Inquisizione. Tanti vennero scoperti e finirono sul rogo; solo a Catania si contarono circa cinquecento esecuzioni a mezzo di questa atroce pena capitale.
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