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La Giornata per le donne nella scienza ci ricorda che il talento non ha genere

La Giornata per le donne nella scienza ci ricorda che il talento non ha genere

Solo un ricercatore su tre nel mondo è donna. In Italia la percentuale cresce, ma ai vertici resta inchiodata al 20%. L’11 febbraio non è una ricorrenza di facciata: è una chiamata alla parità reale

C’è un muro invisibile nei laboratori di tutto il mondo e non è fatto di mattoni, ma di percentuali che non tornano. Guardando i numeri globali, ci si scontra con una realtà ancora troppo sbilanciata: appena un ricercatore su tre è donna. Non è solo un vuoto statistico, è un’emorragia di talento che la società non può più permettersi. Se guardiamo a casa nostra, in Italia, il quadro sembra leggermente meno grigio con una partecipazione femminile al 44%, contro un misero 39% della media europea.

Ma non facciamoci ingannare dall’apparenza: quando si punta la lente d’ingrandimento sulle posizioni di potere, il “soffitto di cristallo” è lì, intatto, con appena il 20% di donne nei ruoli apicali. Ecco perché l’11 febbraio 2026, la Giornata internazionale per le donne e le ragazze nella scienza, non deve essere vissuta come una ricorrenza di facciata. È un’occasione per scuotere il sistema, ricordare chi ha spianato la strada e ammettere che la comunità scientifica, oggi, ha bisogno di sguardi nuovi e di parità vera.

Giornata internazionale donne e ragazze nella scienza: perché nasce e cosa chiede

Tutto è iniziato ufficialmente il 22 dicembre del 2015, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha firmato la Risoluzione A/RES/70/212. L’intento era (ed è) quello di forzare la mano verso un accesso pieno, equo e senza sconti alle discipline STEM: abbreviazione di scienza, tecnologia, ingegneria e matematica. Non parliamo di una cortesia istituzionale, ma di una necessità strategica confermata dai dati ONU e dai report di Elsevier: senza le donne, la ricerca cammina a mezza velocità.

Stereotipi e talenti oscurati: quando la scienza mette a tacere le donne

Il problema vero? Gli stereotipi che ci portiamo dietro come zavorre. Spesso pensiamo alla scoperta scientifica come a un lampo di genio isolato, ma dimentichiamo quante volte quel genio sia stato messo a tacere perché apparteneva a una donna. Pensiamo a nomi che oggi sono icone, come Marie Curie, capace di portarsi a casa due Nobel in campi diversi, o Rita Levi Montalcini, che ha scoperto il fattore di crescita nervoso sfidando leggi razziali e pregiudizi di ogni sorta.

Ma è tra le pieghe della storia che si nascondono le ingiustizie più brucianti. Donne come Lise Meitner, la mente dietro la fissione nucleare, rimasta a guardare mentre il Nobel finiva dritto nelle mani del collega Otto Hahn. O Rosalind Franklin, la chimica che fotografò il DNA col metodo a raggi X: senza i suoi scatti, Watson e Crick non avrebbero mai decifrato la doppia elica, eppure il merito è stato attribuito quasi tutto a loro.

Scoperte e riconoscimenti mancati: da Nettie Stevens a Emmy Noether

E che dire di Nettie Stevens? Fu lei a capire che il sesso di un essere vivente dipendeva dai cromosomi X e Y, in un’epoca in cui si credeva che dipendesse dall’ambiente. Cecilia Payne-Gaposchkin, invece, dovette subire lo scetticismo dei colleghi quando dimostrò che le stelle sono fatte di idrogeno ed elio.

La lista è un elenco di riscatti mancati: Vera Rubin che ci ha aperto gli occhi sulla materia oscura, Katherine Johnson che faceva i conti a mano per mandare l’Apollo 11 sulla Luna, e Chien-Shiung Wu, la fisica che smentì i dogmi della parità solo per vedere premiati i suoi compagni di laboratorio. Persino Emmy Noether, che Einstein considerava un genio matematico assoluto, fu ostacolata per anni solo per il suo genere.

Parità di genere nelle STEM: cosa serve per cambiare davvero

Cambiare rotta è un obbligo, non un’opzione. Oggi abbiamo modelli come Samantha Cristoforetti, che ha sbriciolato ogni record europeo nello spazio, o Tu Youyou, che col suo Nobel per l’artemisinina ha salvato milioni di vite dalla malaria. Ma non basta celebrare chi ce la fa. Per invertire la marcia serve demolire le barriere culturali che iniziano già tra i banchi di scuola. Solo così l’11 febbraio smetterà di essere una rivendicazione e diventerà, finalmente, la festa di un talento che non ha più bisogno di giustificarsi.

Merito senza genere: tutoraggio, conciliazione e pari opportunità tutto l’anno

Per questo, il lavoro iniziato il 22 dicembre 2015 deve continuare ogni giorno dell’anno, trasformando le istituzioni in luoghi dove il merito non sia condizionato dal genere. Dobbiamo investire in programmi di tutoraggio, abbattere il divario salariale e garantire una reale conciliazione tra vita privata e carriera accademica. Solo quando una giovane studentessa potrà guardare ai laboratori come a uno spazio di libertà assoluta, senza il peso di dover dimostrare il doppio per ottenere la metà, potremo dire di aver vinto la nostra battaglia. La scienza, per definizione, è ricerca della verità: e la verità è che il genio non ha sesso, ha solo bisogno di spazio per brillare.

Cristiana Bentivegna, Mattia Bisignano, Elisa Bonanno, Paolo Lorenzo Buttafuoco
Classe 3A ITBA – “R. L. Montalcini” Gagliano C.to