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La Mantia (Unipa): “Occorre sostenere le filiere del legno”

La Mantia (Unipa): “Occorre sostenere le filiere del legno”
Tommaso La Mantia

Intervista a Tommaso La Mantia, professore di Scienze agrarie, alimentari e forestali all’Università di Palermo

La Sicilia è tra le regioni italiane meno boschive. Secondo il rapporto “Foreste in Comune”, realizzato dal Programma di valutazione degli schemi di certificazione forestale (PEFC), la superficie forestale dell’Isola raggiunge appena 34.267 ettari su oltre 2,58 milioni complessivi, con un indice di boscosità del 13,33%. Un dato che colloca la regione al di sotto della soglia del 20%, considerata indicativa di una rilevante presenza del bosco sul territorio. Lo studio evidenzia inoltre come la distribuzione delle aree forestali non sia uniforme, con una concentrazione maggiore nel Messinese: Caronia, Longi e Casalvecchio Siculo sono i comuni con i più alti indici di boscosità, mentre vaste porzioni dell’Isola presentano una presenza forestale limitata.

Boschi in Sicilia, una storia di trasformazioni e abbandono

Ma dietro questi numeri si nasconde una storia complessa, fatta di trasformazioni del paesaggio, spopolamento delle aree interne, incendi e cambiamenti nelle attività economiche tradizionali. Per comprenderla meglio abbiamo raccolto il punto di vista di Tommaso La Mantia, professore di Scienze agrarie, alimentari e forestali dell’Università degli Studi di Palermo. Secondo il docente, le ragioni della ridotta copertura forestale siciliana sono innanzitutto storiche. “Prima della grande epopea dei rimboschimenti – spiega – sopravvivevano soprattutto i boschi da sughero nelle aree costiere e i boschi montani che fornivano legno e carbone. Erano formazioni che si conservavano perché fornivano prodotti utili e servivano anche come aree di riparo e pascolo per gli animali”. Prima dei rimboschimenti del Novecento, ricorda La Mantia, i boschi siciliani non raggiungevano i 90 mila ettari. L’aumento successivo è stato determinato sia dalle riforestazioni sia dai processi di abbandono delle aree rurali che hanno favorito l’espansione spontanea della vegetazione.

Abbandono agricolo e crescita della vegetazione

È proprio questo uno dei temi centrali evidenziati anche dal rapporto Pefc. L’abbandono agricolo, la crisi di alcune colture tradizionali e lo spopolamento delle aree interne sono fenomeni che, in molte zone, hanno consentito al bosco di riconquistare spazi un tempo coltivati. “Il fenomeno è assolutamente visibile in Sicilia – osserva La Mantia – soprattutto nelle aree montane e nei territori interessati in passato da imponenti opere di terrazzamento. In questi luoghi il processo di recupero della vegetazione è evidente”.

Il rapporto tra avanzata del bosco e abbandono delle campagne, però, non può essere letto in maniera semplicistica. “È un tema che non si presta a semplificazioni”, avverte il professore. Da un lato, infatti, l’abbandono rappresenta il sintomo di una crisi sociale e demografica che interessa molte aree interne dell’Isola. Dall’altro, dal punto di vista ambientale, la crescita della vegetazione produce effetti positivi: aumenta l’accumulo di carbonio e contribuisce al contrasto ai cambiamenti climatici. La questione si fa più complessa se si considera la biodiversità. Le aree aperte, infatti, ospitano specie vegetali e animali che rischiano di scomparire con l’avanzata del bosco. Inoltre, l’abbandono di colture tradizionali, come i castagneti, comporta la perdita di valori economici, sociali e paesaggistici costruiti nel corso di secoli.

Incendi boschivi e presidio del territorio

In Sicilia esiste poi un ulteriore elemento di criticità: gli incendi boschivi. “Nella nostra regione – sottolinea La Mantia – i terreni abbandonati sono spesso quelli maggiormente interessati dal fuoco. Dove non ci sono incendi e le condizioni del suolo sono favorevoli, il recupero della vegetazione può essere rapido. Ma in molti casi l’abbandono significa lasciare il territorio in balia degli incendi”. Per questo il docente si dice convinto sostenitore della presenza dell’uomo nei boschi. “Bisogna favorire il ritorno delle persone sul territorio. Chi lavora nei boschi diventa anche un presidio contro gli incendi. Affidarsi esclusivamente allo spegnimento non basta, perché chi appicca il fuoco sceglie spesso le giornate di scirocco, quando i mezzi hanno maggiori difficoltà a intervenire”.

Filiere del legno e sviluppo sostenibile

La soluzione, secondo La Mantia, passa dalla prevenzione e dalla valorizzazione delle risorse forestali. “Occorre sostenere le filiere del legno, delle castagne, del ciocco d’erica utilizzato per le pipe, del frassino da manna e di molti altri prodotti forestali. Utilizzare il bosco in maniera sostenibile significa proteggerlo”. Il professore ricorda inoltre che il legno impiegato per realizzare manufatti e prodotti durevoli continua a trattenere anidride carbonica per decenni. “Non esiste alcuna contraddizione ambientale nell’uso del bosco, va semplicemente fatto in maniera sostenibile. Oggi le norme sono molto rigorose e garantiscono una gestione sostenibile delle foreste”. Quanto alla concentrazione dei boschi nel Messinese, tra Nebrodi e Peloritani, La Mantia richiama sia fattori storici sia ambientali. Queste aree, spiega, erano tradizionalmente vocate alla produzione di legno e carbone, attività più redditizie dell’agricoltura nelle zone montane. A ciò si aggiungono una maggiore piovosità e condizioni del suolo favorevoli. In altre parti dell’Isola, invece, l’azione combinata di incendi, pascolo e sfruttamento del territorio ha progressivamente ridotto la presenza del bosco. “Non dobbiamo pensare che queste zone fossero naturalmente prive di foreste – conclude –. In molti casi i boschi sono scomparsi a causa di azioni di disturbo ripetute nel tempo”.

La sfida per il patrimonio forestale siciliano

Dietro il dato che descrive la Sicilia come una delle regioni meno boschive d’Italia emerge dunque una realtà più articolata. I boschi dell’Isola raccontano una lunga storia di utilizzo del territorio, ma anche le difficoltà contemporanee delle aree interne. Tra spopolamento, incendi e crisi dell’agricoltura tradizionale, la sfida indicata da La Mantia è trasformare il patrimonio forestale siciliano da semplice conseguenza dell’abbandono a opportunità occupazionale e leva di sviluppo.