La mediocrità conviene a tanti - QdS

La mediocrità conviene a tanti

Carlo Alberto Tregua

La mediocrità conviene a tanti

martedì 24 Agosto 2021 - 00:00

La mediocrità è “una condizione media che si tiene ugualmente distante dai due limiti”. Secondo il Tasso (1544-1595) “la virtù è nella mediocrità”. Però, vi sono altre eccezioni: una di queste è riferita a “chi si ritiene presuntuosamente pago della propria moralità e spiritualità”.
Si dice mediocre anche la persona che ha scarse doti di ingegno, chi si dedica ad attività che richiederebbero doti eccellenti, ma non possedute.
Dunque, il mediocre non è una persona cattiva o malvagia; è semplicemente chi si trova a mezza via fra l’essere scadente o eccellente: insomma, una persona che si potrebbe definire normale.

Però, “melius re perpensa” (a pensarci meglio), mediocre è chi non è stato capace di elevarsi, studiando ed imparando, non chi è menomato cerebralmente. La distinzione è obbligatoria perché, se la mediocrità è conseguenza di problemi fisici, non è una colpa, ma se una persona è normale, allora sì che è una colpa.

La conseguenza di quanto precede è che potrebbe sembrare utile alle classi dirigenti mantenere in uno stato di mediocrità i cittadini. E come? Facendoli studiare poco e male, affidando l’istruzione ad insegnanti non qualificati (che avendo poco dentro, poco insegnano), ingarbugliando le procedure pubbliche in modo che nessuno ci si possa raccapezzare, e imponendo (senza farsene accorgere) meccanismi economici che danneggiano proprio i mediocri, i quali non sono in condizione di capire che cosa loro stia succedendo.

Perché, ci si domanda, una classe dirigente dovrebbe tenere in condizione di mediocrità la gente comune? La risposta è semplice ed è nei dati: perché è più facile guidare un gregge che non un insieme di persone evolute e colte. Queste ultime, proprio in virtù delle loro conoscenze, hanno raggiunto una condizione di autonomia dagli altri che le rende libere e quindi capaci di interloquire a tutto tondo con coloro che vorrebbero imporgli regole inique.

Qui non vogliamo fare un processo alla mediocrità, perché essa è un fatto insito anche alla natura delle persone. Vogliamo invece valutare come strumentalmente essa venga adoperata in modo che alcuni ne traggano vantaggio a scapito di altri.

Il tema che proponiamo è vecchio come il mondo, perché da sempre le classi dominanti hanno ritenuto utile (per loro) mantenere nell’ignoranza e quindi nella mediocrità, i loro amministrati. Inoltre hanno sempre cercato di distogliere la loro attenzione procurando divertimenti effimeri. Per esempio: “panem et circenses”.

Le divagazioni sono una sorta di oppio dei popoli. Ai nostri giorni lo sport (sana attività) è stato trasformato in un “prodotto” utile ad addormentare le teste delle persone: il calcio in Europa, il baseball negli Stati Uniti, le Olimpiadi nel mondo.

Intendiamoci, lo sport è una nobile attività che non ha alcuna responsabilità di quanto prima abbiamo scritto. Sono gli esseri infimi che governano le popolazioni che lo trasformano in una sorta di narcotico, perché in questo modo ne traggono convenienza e non vengono disturbati nelle loro attività.

Per raggiungere questa sorta di ammorbamento, viene adoperata l’informazione: i mass media e tutti quei soggetti che diffondono notizie prezzolate.
Fra questi, vi è una grande maggioranza di giornalisti onesti e capaci, ma ve ne è una parte, come in tante altre “famiglie”, che invece segue gli ordini ricevuti per informare in una certa direzione piuttosto che mantenere l’obiettività e la completezza dell’informazione, supportati da una linea etica indispensabile, per altro prevista dal Testo Unico dei Doveri del giornalista varato nel gennaio del 2019.

Anche in questa argomentazione è presente la voglia malefica di chi dirige un Popolo nel mantenerlo il più possibile in uno stato di ignoranza. Cosicché bastano parole o comportamenti illusionistici, per poi acquisirne il consenso, cioé i voti.

Quindi, la battaglia politica non si basa sui fondamentali principi di equità e di giustizia, bensì sulla capacità di parlare alla pancia e dintorni, la quale – come è noto- si comporta in modo animalesco e non umano.

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