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La mente esiste anche se non c’è prova

Etica&Valori

Per secoli le persone umane hanno cercato di comprendere come si autogovernano. La risposta al quesito non risolto è stata eterogenea. Qualcuno ha sostenuto che il cervello governa il corpo e non c’è nient’altro al di sopra di esso; altri sostengono, invece, che esista lo spirito, o la mente, o l’anima. Per quest’ultima vi è addirittura chi sostiene che dopo la morte del corpo esso pesi qualche grammo di meno, appunto perché l’anima sopravvive.
Non sappiamo se sia vero o meno, non c’è alcuna dimostrazione in un senso o nell’altro. Tuttavia, filosofi, religiosi e pensatori di ogni tempo, ritengono che la mente esista ed è essa la sede delle sensazioni, delle emozioni, il posto immateriale da cui parte l’intuito e la capacità di vedere lontano, al di là delle condizioni materiali.
Qualche filosofo ha sostenuto che perfino piante e animali avessero un’anima, ma questo a noi ignoranti sembra improbabile.

L’immaterialità della mente (o dell’anima o dello spirito) dovrebbe renderla indipendente dalle leggi scientifiche che regolano l’universo e, pertanto, essa dovrebbe essere libera da processi di degenerazione e corruzione. Essendo immortale – sempre secondo filosofi e religiosi – non ha durata nel tempo e nello spazio. Ma tutto questo non è dimostrabile.
La negazione della mente è data dal fatto che essa non ha reazioni elettrochimiche, come invece ha il cervello, perché noi siamo il risultato del rapporto fra i neuroni che interagiscono fra di loro, eppure non creano ingorgo, come nei crocicchi delle strade quando arrivano auto da tutti i lati.
Così come è studiato e conosciuto il cervello e i suoi molteplici funzionamenti, risulta invece sconosciuto il funzionamento della mente (o dello spirito o dell’anima), con la conseguenza diretta che noi non conosciamo noi stessi.
Ecco perché Socrate sollecitava: “Conosci te stesso”. E infatti l’attività più importante che dovrebbe fare ciascuno di noi dovrebbe essere proprio quella di un esame continuo all’interno della sua mente e del suo corpo.
Un altro filosofo, René Descartes (Cartesio) sosteneva: “Je pense, donc je suis”. Metteva in cima al funzionamento della persona il pensiero, il quale non può essere la conseguenza di un’attività materiale, qual è quella del cervello, ma probabilmente il frutto di elaborazione di quello spazio immateriale che sta al di sopra, appunto rappresentato dalla mente (o anima o spirito).
Purtroppo il genere umano non è abituato a usare molto la propria mente perché privo di allenamento, che gli viene dato da un’intensa lettura dei libri del Sapere, dal seguire i Maestri di tutti i tempi, dal sentire le elaborazioni di tante personalità che mettono sulla via della conoscenza chi li ascolta.
A monte di questo processo deve esserci la voglia di capirne di più su chi siamo, su che cosa è l’esistenza, cosa rappresenta la realtà, quali vicende spiegano o ingarbugliano la situazione, e via enumerando. Solo comprendendo queste cose si può capire il senso della vita come bene prezioso e cosa dobbiamo fare per onorarla fino alla cessazione del corpo.

Ci rendiamo conto che questa elaborazione possa risultare non percepibile istantaneamente, ma se non si capisce quanto precede, non derivano dei concetti semplici, che però sono comunemente diffusi.
Per esempio: “Il nemico è sempre brutto, l’amico è sempre bello”. Ciò accade perché non si tiene conto dell’oggettività delle circostanze e anche perché il nemico ci contrasta, perciò è brutto, l’amico ci gratifica, perciò è bello. Tutto questo ci fa capire ancor meno come funzionano le cose.
Altro esempio: “Bisogna crescere con i calli sulle mani”. Che significa? Che non vi è crescita senza sacrificio e senza sudore. Intendiamo riferirci alla crescita della mente e conseguentemente del corpo.
E, infine, ricordiamo quello che diceva Ifito in occasione della prima Olimpiade del 776 a. C. : “La vita senza rischi è una minestra insipida”. Purtroppo la mollezza dei nostri tempi non fa capire bene questo ammonimento di ventotto secoli fa.