La mente, l’istinto, il caso e la fortuna - QdS

La mente, l’istinto, il caso e la fortuna

Carlo Alberto Tregua

La mente, l’istinto, il caso e la fortuna

giovedì 19 Settembre 2019 - 08:37

Come è noto, le persone sono composte da corpo e da spirito. Fra il secondo e il primo, secondo molti filosofi fra cui Socrate, vi è la mente, vale a dire il luogo immateriale ove vi sono le sensazioni, le pulsioni e tutto ciò che a noi sembra inconsistente ma che in effetti esiste.
Ma allora, qualcuno potrebbe obiettare, non è il cervello la sede delle elaborazioni e del controllo dei meccanismi del corpo? Sì, certo che lo è, ma esso ha una funzione meccanica e, se volete organizzativa, in base alla quale la persona funziona. Ma non è lì la sede ove ognuno di noi accumula sensazioni, bensì in quel livello superiore prima descritto, cioè la mente.
Probabilmente i medici non sono d’accordo su quanto scriviamo e forse non lo sono neanche molti scienziati e ricercatori, figuriamoci se noi possiamo pretendere di affermare quanto precede in modo tassativo.
Tuttavia sfidiamo chiunque a provare il contrario, dal momento che la conoscenza dell’uomo è limitata, secondo alcuni al 4 percento dell’esistente.


L’istinto è qualcosa che non sappiamo definire. Però esso ci dà degli impulsi non razionali con i quali agiamo qualche volta senza volerlo.
In senso stretto, è il movente interno che provoca nell’uomo ogni propensione naturale che lo spinge a compiere determinati atti o a eseguire un dato comportamento.
Spesso non sappiamo perché facciamo una certa cosa, quasi come se fossimo comandati da qualcuno all’esterno di noi.
Non dobbiamo aver paura di muoverci quando sentiamo qualcosa dentro che ci induce a farlo o a non farlo, perché ognuno di noi è composto da sostanza materiale e immateriale.
Il nostro discernimento ci deve portare a capire se ci stiamo muovendo, bene o male, in base agli impulsi che riceviamo senza volerli.
Qualcuno sostiene che l’istinto appartiene agli animali. Ma perché, si potrebbe obiettare, forse la persona umana non è dotata anche di una certa materialità animalesca?
Si tratta di avere cognizione della complessità di ognuno di noi, per cui il tentativo deve essere quello di comprendere come meglio coniugare i due aspetti, materiale e immateriale, per tentare di prendere decisioni giuste e costruttive.

Il caso è quell’insieme di eventi e fatti imponderabili che determinano circostanze spesso imprevedibili a cui le persone attribuiscono anche natura soprannaturale.
È un avvenimento fortuito, accidentale e imprevisto, che avviene per combinazione di fattori. Esso è estraneo alla volontà dell’individuo che non riesce a precederlo o a prevenirlo data appunto l’enormità delle circostanze che lo determinano.
È anche causa a cui si suole attribuire ciò che avviene indipendentemente dalla nostrà volontà.
Alcuni attribuiscono al caso qualità soprannaturali; ad altri sembra che si verifichino i cosiddetti miracoli. Tutto ciò non è spiegabile se non con la limitatezza della persona umana, la quale non può ammettere di non sapere, almeno nella generalità dei casi, perché è insita la incapacità di pensare alla propria limitatezza, un’enorme limitatezza, secondo la quale noi possiamo essere considerati gocce nel mare, anche se la goccia ha una funzione.


La fortuna è antica divinità considerata arbitra del destino degli uomini, ai quali distribuisce ciecamente felicità, benessere e ricchezza oppure infelicità e sventura.
Quelli che si auspicano di avere fortuna, o che attribuiscono alla sfortuna i propri insuccessi, perdono di vista il fatto essenziale: molto dipende da noi.
Innanzitutto ce la dobbiamo mettere tutta per fare il possibile necessario ad ottenere dei risultati. Insomma, dobbiamo essere noi i primi a diventare artefici del nostro futuro, che dipende per la parte maggioritaria dalla nostra capacità.
Certo, una volta fatto tutto il possibile, ci vuole una piccola dose di fortuna, come alle navi di Cristoforo Colombo, a cui nonostante la sua esperienza e capacità, occorreva il vento. E quando esso scomparve, le tre caravelle – la Nina, la Pinta e la Santa Maria – rimasero ferme in mezzo all’oceano Atlantico per tre mesi.
Ecco, la fortuna è un venticello che ci deve aiutare. Ma prima dobbiamo meritarcela per intero.

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