Le Pubbliche amministrazioni dei diversi livelli (centrale, regionali e locali) hanno il dovere di comunicare a cittadine e cittadini come spendono il loro denaro, cioè quello della Comunità, incassato attraverso le imposte. Sono proprio cittadine e cittadini che finanziano le istituzioni, le quali, da delegate, dovrebbero avere la consapevolezza che le risorse incassate vanno spese nel modo più efficace possibile, in modo da dare un ritorno positivo a coloro che hanno sborsato, anche con fatica, cifre notevoli.
Però, questa abitudine – atto anche etico – di fare il rendiconto, è per le Pubbliche amministrazioni un puro adempimento contabile, che viene effettuato con i bilanci consuntivi, poi pubblicati sui siti e in seguito archiviati.
Bilanci incomprensibili e capitoli di spesa inutilizzati: la Pa che non vuole essere capita
Va evidenziato che i bilanci (preventivi e consuntivi) sono dei guazzabugli di numeri e di allegati che difficilmente i cittadini riescono a comprendere. Sembra quasi che le Pa li scrivano appositamente in modo criptico, così da evitare controlli, anche su tante erogazioni spesso poco chiare e inefficaci.
Nei bilanci dei ministeri, degli assessorati regionali, provinciali e comunali, sono spesso indicate somme, in appositi capitoli di bilancio, da dedicare alla comunicazione delle spese, alla realizzazione degli obiettivi e ai servizi erogati, in modo tale che chiunque possa essere a conoscenza del modo in cui le Amministrazioni spendono i loro denari.
Ma queste risorse, accantonate in appositi capitoli di bilancio, non vengono spese e i piani di ricapitolazione e rendicontazione non vengono effettuati, cosicché i cittadini restano ignari e inconsapevoli delle azioni dei responsabili pubblici.
“A pensar male si fa peccato”, sosteneva il Divo Giulio (Andreotti). Nulla ci impedisce di pensar male su quanto descritto perché, diversamente, i comportamenti dei responsabili pubblici sarebbero tali da farsi controllare da cittadine e cittadine. Ma essi non vogliono, quindi da là nasce il sospetto. Inoltre, spesso, le forze di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza scoprono imbrogli di ogni genere, basati su comportamenti illeciti che coprono truffe e reati diversi.
Corte dei Conti e Anac: controllori preziosi ma con organici insufficienti
è vero che la Corte dei Conti, sia quella nazionale che le sezioni regionali, fa un grande lavoro di controllo ed è per questo che riscuote l’antipatia delle istituzioni, che invece non vorrebbero essere controllate. Ma è anche vero che le attività di tutte le amministrazioni sono talmente elevate numericamente che la Corte dei Conti non ha la possibilità di controllare ogni cosa.
E poi vi è anche l’Anac (Autorità nazionale anticorruzione), che ha la funzione di controllare il marcio che c’è nel settore pubblico. Ma anch’essa non ha la possibilità materiale di espandere la propria azione a tutto quello che accade, cosicché è facile arguire che viene fuori solamente una parte minore del marcio all’interno della Pubblica amministrazione.
Le istituzioni, se volessero veramente verificare la spesa pubblica, dovrebbero aumentare fortemente l’organico della Guardia di Finanzia, della Corte dei Conti e dell’Anac, in modo tale da accentuare i controlli preventivi e consuntivi.
Ma da questo orecchio le istituzioni non ci sentono, perché hanno in odio i controlli. Cosicché hanno le mani libere, nonostante le inutili, farraginose e complicatissime leggi che prevedono, sì, le verifiche sull’attività, ma sono talmente ingarbugliate che le rendono, di fatto, quasi inutili.
Dal Banco di Napoli ai giorni nostri: una storia di potere e manipolazione che non cambia
Insomma, l’imbroglio è continuo e non è dei nostri giorni e neanche degli ottant’anni di Repubblica.
Consiglio di leggere due bei libri scritti da Lorenzo Del Boca: “Maledetti Savoia” e “Indietro Savoia! Storia controcorrente del Risorgimento italiano”. Capirete come anche quei Re che fecero il cosiddetto Risorgimento, imbrogliarono i cittadini e, soprattutto, imbrogliarono il Sud, rapinando l’oro che c’era nel Banco di Napoli e nel Banco di Sicilia. Appunto, storia vecchia, che dimostra ancora una volta le manipolazioni di chi esercita il potere.
C’è rimedio? Leggendo la storia di questi secoli, non sembra, ma qualcosa si può fare, se lo si vuole: studiare, informarsi, diventare colti e un poco indipendenti.

