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La professoressa accoltellata ricorda i soccorsi: “Lama a mezzo millimetro dall’aorta, salvata dal coraggio di un altro alunno”

La professoressa accoltellata ricorda i soccorsi: “Lama a mezzo millimetro dall’aorta, salvata dal coraggio di un altro alunno”
La professoressa Chiara Mocchi. Foto Adnkronos

Il dramma della docente vissuto durante i momenti immediatamente successivi al ferimento e ai primi soccorsi, decisivi per la sua vita, è stato affidato a una nuova missiva dettata all’avvocato e diffusa

Ritorno dalla morte alla vita. Il ricordo è netto, il dramma è ancora troppo vicino e le emozioni sono tante. Così come la voglia di vivere e di tornare alla normalità. Chiara Mocchi le racchiude e le racconta in una nuova lettera dettata al suo legale Angelo Lino Murtas. Se nella prima, diffusa qualche giorno fa, parlava di perdono, in questa affida i suoi ricordi durante i momenti immediatamente successivi all’accoltellamento subito a scuola, a Trescore balneario nella Bergamasca, subito da uno studente tredicenne.

“Dal cielo è arrivata l’eliambulanza del servizio Blood on Board – scrive –. Mi hanno caricata in un istante. Durante il decollo ho visto dall’alto le finestre della mia scuola: prima vuote, poi improvvisamente animate dai volti dei miei ragazzi. Mi salutavano agitando le mani, con le lacrime agli occhi, come se volessero trattenermi ancora un po’ con loro”.

La professoressa ricorda di essere stata colpita all’improvviso, ripetutamente al collo e al torace. E solo il coraggio di un altro studente, tredicenne pure lui, che l’ha difesa rischiando la propria vita, ha evitato il peggio. La donna è stata dimessa dall’ospedale.

I ricordi della professoressa Chiara Mocchi

“Ricordo una voce di donna, decisa: ‘Abbiamo pochi secondi, la stiamo perdendo, ora o mai più –,  racconta la docente di francese – poi la luce nei miei occhi si è spenta e ho percepito di sprofondare nel buio più profondo. In quel silenzio oscuro ho sentito la vita ritornare lentamente nel mio corpo, attraverso le vene. Una voce maschile scandiva: ‘Ancora una sacca… presto, ancora una!’ Era il sangue donato che ricominciava a circolare e il cuore a battere”.

Il fendente vicinissimo all’aorta, i ringraziamenti della docente

Oggi la professoressa Mocchi è fuori pericolo e, tramite il suo legale, ringrazia i donatori di sangue dell’Avis che le hanno restituito la vita. I momenti drammatici, però, restano impressi nella sua memoria: “Ho perso quasi un litro e mezzo di sangue in pochissimo tempo. Un colpo mi è arrivato a mezzo millimetro dall’aorta. Ricordo il foulard premuto sul collo, le mani tremanti di chi mi soccorreva e il torpore che avanzava, mentre la luce intorno a me si trasformava in ombra”.

“Grazie a chi dona sangue”

La professoressa esprime la sua gratitudine verso chi le ha salvato la vita, dall’équipe dell’elisoccorso del 118 all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, “professionisti ma soprattutto persone che non dimenticherò mai”. Un pensiero speciale va al suo avvocato, Angelo Lino Murtas, donatore Avis da oltre 45 anni: il sangue che ora scorre nelle sue vene è anche il suo.

Come lui, migliaia di persone anonime offrono una parte di sé senza chiedere nulla in cambio. “Una goccia di sangue può salvare una vita”, ricorda Mocchi, che conclude con un invito: spera che chi legge trovi il coraggio di diventare donatore.

“Mi mancano i miei alunni”

Ieri, domenica 29 marzo , il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha fatto visita a Mocchi all’ospedale di Bergamo. Il colloquio, durato quasi un’ora, ha confermato che la docente sta molto meglio e che sente la mancanza dei suoi studenti e della scuola.

Il giorno successivo, a margine di un convegno a Palazzo Pirelli a Milano, Valditara ha lanciato un appello anche a nome della professoressa: ha invitato i genitori a essere vicini e attenti alla crescita dei figli, a non lasciarli soli, soprattutto con il cellulare e i social. Il ministro ha sottolineato l’importanza di ricostruire il “grande patto tra scuola e famiglia” e ha ricordato le misure già adottate, dal divieto del cellulare in classe all’educazione all’uso corretto dei social e delle nuove tecnologie, fino all’inserimento di rispetto, empatia e relazioni nei programmi di educazione civica.

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