Nel discorso del 31 dicembre scorso, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inteso ricordare ai cittadini il lungo percorso di quasi ottant’anni dal referendum del 2 giugno 1946, quando fu scelta la Repubblica al posto della Monarchia.
Un’Italia semidistrutta, in ginocchio, con un Pil irrilevante, conseguente a ventiquattro anni di regime fascista, durante il quale imperava l’incultura del favore e il terrore per chi non apparteneva alle camicie nere.
L’Italia post 1946 è stata capace di sollevarsi perché i propri figli si sono messi a lavorare con abnegazione e spirito di sacrificio, per ricostruire dalle macerie un Paese devastato dalla guerra, cui l’aveva condotto quell’inqualificabile personaggio di Benito Mussolini, il quale furbescamente si alleò molto tardi con Hitler, quando pensava che quel folle avrebbe vinto vinto la guerra.
Cosicché Mattarella ha detto con chiarezza e a scanso di equivoci “La Repubblica siamo noi”. Occorre che ogni uomo o donna, di qualunque età, si comporti di conseguenza, il che significa compiere interamente il proprio dovere civico.
Il dovere civico e il bene comune
Le parole pronunciate dal Presidente, seppure con il consueto tono pacato, sono state efficaci e solo chi non le ha volute comprendere non le ha comprese. Il significato più intrinseco è che italiani e italiane debbono fare quanto in loro potere per contribuire al benessere di tutti, quindi preliminarmente deve imperare l’altruismo e non l’egoismo di parte, che è comune a molti cattivi cittadini e cittadine.
Dal che si può desumere un monito contro la cultura del favore su cui spesso si poggiano politica e gruppi di potere, che egoisticamente succhiano il sangue della popolazione. Il Presidente ha anche accennato all’evasione fiscale e all’economia sommersa come fatti che deteriorano la vita sociale.
Noi aggiungiamo che coloro che sguazzano nel fango dei due fenomeni – economia sommersa ed evasione fiscale – sono disonesti e approfittatori perché usufruiscono di tutti i servizi pubblici, compreso quello sanitario, ma non contribuiscono al loro finanziamento. Con la conseguenza che cittadine e cittadini onesti sono sobbarcati da un peso improprio.
“La Repubblica siamo noi”: il significato profondo
Che vuol dire “La Repubblica siamo noi”? Vuol dire uscire da quel concetto alto e perciò poco terreno per il quale questo soggetto, la Repubblica, dovrebbe pensare per tutti: non è così, se tutti non pensano per la Repubblica.
Ricordiamo al riguardo il famoso discorso di John Fitzgerald Kennedy, il quale il 20 gennaio del 1961, quando si insediò come trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti, proferì la famosa frase: “Non chiedetevi che cosa l’America può fare per voi, ma cosa voi potete fare per l’America”.
Dal che se ne deduce che se ogni membro di questa comunità facesse il proprio dovere, lavorando e producendo ricchezza e occupazione e corrispondendo imposte e contributi come dovuto, le cose andrebbero molto meglio per tutti quanti.
Purtroppo così non è perché – lo ripetiamo per l’ennesima volta – abbiamo due cancri tremendi: l’economia sommersa di 182 miliardi e una evasione fiscale molto prossima ai cento miliardi.
Pubblica amministrazione, responsabilità e partecipazione
A questi due cancri bisogna aggiungere il disastro delle Pubbliche amministrazioni di tutti i livelli, le quali non funzionano perché il loro motore è scassato. Con ciò impediscono al resto del Paese di funzionare bene perché, di riffa o di raffa, cittadini, imprese e altre amministrazioni pubbliche hanno necessariamente rapporti con il mostro di cui si parlava.
Questa breve nota ha il compito di fare riflettere ogni cortese lettore o lettrice, i quali dopo opportuna meditazione, se essa è veritiera o falsa, dovrebbero diventare portatori e/o diffusori del messaggio del Presidente della Repubblica e, se vogliono, di queste poche note aggiuntive.
È importante che l’informazione circoli il più possibile: non già sui siti o sui social – dove la lettura è troppo rapida e distratta per essere incamerata – ma sui giornali e sui libri di carta, che consentono memorizzazione e riflessione.
Dunque, fare i cittadini è un dovere, cui non dobbiamo sottrarci: quelli che si disinteressano della Cosa pubblica e non vanno a votare commettono una sorta di peccato politico.
Auguri di buon anno!

