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La salute dei siciliani e l’ inquinamento: nelle aree industriali il maggior numero di tumori

Rosario Battiato

La salute dei siciliani e l’ inquinamento: nelle aree industriali il maggior numero di tumori

sabato 01 Giugno 2019 - 00:00
La salute dei siciliani e l’ inquinamento: nelle aree industriali il maggior numero di tumori

Città siciliane in fondo alla classifica del “Sole 24 ore” per le condizioni fisiche e la speranza di vita dei cittadini. Il mare, il sole e la buona dieta non bastano. L'inquinamento e l'assenza di strutture sanitarie adeguate rischiano di rovinare la salute dei siciliani, così come dimostrato dagli incroci di diversi dati

PALERMO – Il mare, il sole e la buona dieta non bastano. L’inquinamento e l’assenza di strutture sanitarie adeguate rischiano di rovinare la salute dei siciliani, così come dimostrato dagli incroci di diversi dati.

INDICE DI SALUTE PER PROVINCIA: STANNO MEGLIO I SARDI E IL NORD
Ci sono 12 indicatori differenti (tasso di mortalità, mortalità per tumore, mortalità per infarto miocardico acuto, aumento speranza di vita, consumo farmaci per asma e bpco, consumo di farmaci per diabete, consumo di farmaci per ipertensione, medici di base, pediatri, geriatri, recettività ospedaliera, emigrazione ospedaliera) a incidere sul dato finale relativo all’indice della salute che è stato rilasciato dal Sole 24 Ore in seguito a un’elaborazione su dati Iqvia, ministero della Salute e Istat. In testa, tra le 107 province nazionali, ci sono Bolzano, Pescara e Nuoro che anticipa un’altra sarda, Sassari, al quarto posto, di due posizioni davanti a Cagliari. In mezzo a questo dominio dell’altra isola, la top ten vede anche Milano, posizione numero 8, Firenze, alla numero 5, Brescia, alla 7, e poi Padova e Trento, a chiudere agli ultimi due posti delle migliori province d’Italia.

NESSUNA SICILIANA TRA LE PRIME 20
Per rintracciare la prima siciliana, bisogna scendere in basso, precisamente alla posizione numero 23. Si tratta di Catania, seguita, più di venti posizioni dopo, da Palermo (46), e quindi da Ragusa (50), Messina (64), Enna (66), Siracusa (67), Caltanissetta (77) e poi Agrigento e Trapani tra le ultime venti, rispettivamente alla posizione 91 e 93. Tra le prestazioni peggiori, si segnala Trapani, penultima a livello nazionale per aumento speranza di vita (incremento dell’età attesa alla nascita 2002-2017), e una situazione molto complicata per quanto riguarda il consumo di farmaci per diabete (unità minime pro-capite consumate) che vede sei siciliane tra la posizione 99 e la 107 (Trapani alla 99, Caltanissetta alla 100, Enna alla 101, Palermo alla 104, Messina alla 106, Agrigento alla 107). Tra i pochi valori positivi, si segnala la buona performance nel settore dei medici di base (professionisti di medicina generale ogni 1000 abitanti) di Messina, che rientra nella top ten, così come Palermo nella mortalità per infarto miocardico acuto (morti ogni mille abitanti tra il 2002 e il 2016)

IL PESO DELLE AREE INDUSTRIALI
I dati dello studio del Sole 24 Ore non prendono in considerazione alcune specificità che si possono registrare in determinate aree. La presenza in Sicilia di quattro Sin (Priolo, Gela, Milazzo e Biancavilla), cioè Siti industriali particolarmente compromessi dall’inquinamento e quindi con priorità di bonifica, si ricollega a quanto denunciato dallo studio Sentieri, realizzato dall’Istituto superiore di sanità in relazione al periodo 2006-2013. Quest’ultimo ha messo in evidenza alcune considerazioni statistiche di notevole importanza in relazione ai 45 sin di tutta Italia: rischio di morte più alto del 4-5% che ha chi vive nei siti contaminati da amianto, o nei pressi di raffinerie o industrie chimiche e metallurgiche, rispetto al resto della popolazione.

Tra gli altri dati, si segnala anche uno scarto pari a +9% di tumori maligni in bambini e ragazzi, tra 0 e 24 anni, almeno in riferimento ai 28 siti in cui è attivo il registro tumori. In 8 anni è stato registrato un eccesso di mortalità pari a 11.992 persone, di cui 5.285 per tumori e 3.632 per malattie dell’apparato cardiocircolatorio. Numeri che trovano conferma nelle varie pubblicazioni relative ai registri dei tumori locali: a Siracusa registrato un aumento dell’incidenza, con particolare riferimento ai comuni dell’area industriale rispetto al resto della provincia, e una riduzione della mortalità. In particolare, nel triennio esaminato (2010-2012) “la zona che fa registrare i tassi più elevati – si legge nella nota dell’Asp – si conferma quella del polo industriale con Augusta in testa, e con tassi più alti tra i maschi (551,6) rispetto alle femmine (427,6)”.

BONIFICHE LONTANE
I dati del ministero dell’Ambiente, elaborati dall’Ispra, non sono particolarmente incoraggianti. A Gela, per quanto riguarda il suolo e le acque sotterranee, la percentuale di procedimento concluso è pari allo zero per cento, anche se si è al 100% per il piano di caratterizzazione, mentre il progetto di bonifica e di messa in sicurezza approvato con decreto riguarda il 13% della terraferma e il 54% delle acque sotterrane. A Priolo procedimento concluso (quindi bonifica completata) per l’8% di terra e acqua, ma solo la metà (di entrambi gli ambiti) ha il piano di caratterizzazione completo. Il progetto di bonifica con decreto è stato approvato nel 13% del suolo e nel 18% delle acque sotterranee. A Biancavilla solo l’1% del procedimento è concluso (100% della caratterizzazione e del piano di bonifica con decreto conclusi) mentre per le acque sotterranee 100% del piano di caratterizzazione e zero per cento negli altri due capitoli. A Milazzo procedimento concluso al 20% per suolo e al 19% per le acque sotterranee.

MAL D’ARIA SICILIANO
Non solo aree industriali. La Sicilia, rivela l’Ispra, è stata la Regione che nel 2015 ha fatto registrare la quota maggiore di emissioni di ossidi di zolfo (con il 22,5% del totale nazionale), ed è inoltre nel mirino dell’Ue per due procedure di infrazioni che riguardano la mancata protezione dei cittadini dagli effetti delle emissioni di biossido di azoto, in rapporto ai valori limite stabiliti dalla legislazione comunitaria (art.13 della direttiva 2008/50/Ce), da rispettare già a partire dal 2010, e il superamento dei valori del limite di PM10 (2014-2147).


Tra il 4 e il 5 giugno la firma di un Protocollo d’intesa che coinvolgerà anche le Regioni

Il Piano del ministero dell’Ambiente per ridurre le emissioni in atmosfera

PALERMO – Si riparte dal vertice per indirizzare i cittadini verso scelte più consapevoli e sostenibili, nel nome della riduzione dell’inquinamento atmosferico. Impegni che saranno definiti tramite un protocollo d’intesa per bloccare l’inquinamento dell’aria che sarà firmato tra il 4 e il 5 giugno a Torino. Protagonisti i Ministeri e le Regioni che metteranno su carta gli impegni da rispettare, così come anticipato dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa in audizione in commissione Ambiente alla Camera.

Il protocollo si sta definendo proprio in questi giorni e si firmerà in occasione del “Clean air dialogue”. A lavorarci sono i rappresentanti del ministero dell’Ambiente e degli altri ministeri competenti nei settori maggiormente responsabili delle emissioni (agricoltura, trasporti ed energia), a cui si sono poi aggiunti il ministero della Salute e il ministero dell’Economia.

Per ogni dicastero impegnato, dovranno esserci impegni precisi e circoscritti. Si segnalano ad esempio “il catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi; modifiche al codice della strada; aggiornamento sulle rinnovabili termiche; limitazioni agli impianti a gasolio; abbattimento delle emissioni di ammoniaca; formulazione di una proposta per introdurre il bonus malus sulle tasse automobilistiche”.


La Commissione Ue bacchetta l’Italia sui ritardi ambientali

In Italia smog responsabile di 74 mila morti premature

PALERMO – Tutti i ritardi dell’Italia nella legislazione ambientale in un unico rapporto. Lo ha definito e pubblicato, lo scorso aprile, la Commissione europea facendo un esame dell’attuazione delle politiche ambientali. In riferimento all’Italia, le note dolenti sono quelle ben note: gestione dei rifiuti, delle acque reflue urbane e della qualità dell’aria. Tre temi che riguardano da vicino proprio la Sicilia (in totale otto procedure di infrazione in questi tre ambiti), con inadempienze che si sono tradotte in salatissime sanzioni periodiche o giornaliere, in applicazione di condanne della Corte europea di Giustizia. La qualità dell’aria costa ancora di più, con circa 70.000 morti premature stimate a causa della cattiva qualità dell’aria nelle città o nei centri industriali.

Secondo la Commissione, “si sono registrati progressi limitati nella riduzione delle emissioni” anche se “i governi nazionali e regionali stanno intensificando gli sforzi per affrontare il problema dell’inquinamento atmosferico, stipulando accordi che includono misure di pianificazione (come le zone a traffico limitato), incentivi fiscali e miglioramenti tecnici alle automobili”.
Tra il 2016 e il 2017 “sono stati segnalati superamenti delle soglie massime ammesse sia per il particolato che per gli ossidi di azoto NO2”, e questo principalmente a causa dell’eccessivo traffico stradale (con oltre l’80% degli spostamenti effettuati con auto private) e delle emissioni dovute a dispositivi di riscaldamento domestico inefficiente. La Commissione riporta che, secondo l’Agenzia europea dell’Ambiente, “l’inquinamento atmosferico è stato responsabile di circa 74.000 morti premature in Italia nel 2015”.

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