Coronavirus, la sanità di Lipari in grande difficoltà - QdS

Coronavirus, la sanità di Lipari in grande difficoltà

Lina Bruno

Coronavirus, la sanità di Lipari in grande difficoltà

venerdì 10 Aprile 2020 - 00:01
Coronavirus, la sanità di Lipari in grande difficoltà

Da anni la comunità locale denuncia l’inadeguatezza dei livelli essenziali di assistenza. Il sindaco Giorgianni: “Ospedale sottodimensionato rispetto alle nostre esigenze”

MESSINA – Questa emergenza, è stato ripetuto più volte nelle ultime settimane, ha messo in luce le vulnerabilità del nostro sistema sanitario. Ci sono regioni più penalizzate di altre dai tagli, ci sono luoghi che per la collocazione geografica devono accontentarsi di un sistema che zoppica.

Le isole Eolie, di fronte al rischio di una diffusione del contagio da Covid-19, hanno dovuto fare ancora una volta i conti con l’inadeguatezza delle proprie strutture sanitarie. Per fortuna il Coronavirus è stato finora circoscritto a Salina, con cinque casi positivi, tra cui c’è purtroppo anche un anziano morto al Policlinico di Messina, e una cinquantina di tamponi effettuati.

Le sette isole dell’arcipelago fanno riferimento alle varie guardie mediche territoriali e all’ospedale di Lipari, che per questa emergenza è stato attrezzato con un solo posto di terapia intensiva e sei letti per la degenza. “Il personale medico – ha detto il sindaco Giorgianni – e i responsabili locali dell’Asp, tengo a precisarlo, hanno fatto sforzi enormi per trovare questa soluzione. Ci sono stati spostamenti nelle guardie mediche e la creazione di precorsi per eventuali positivi. Stiamo lavorando molto per il contenimento e l’isolamento, l’insularità, che di solito è un problema, in questo caso ci ha agevolato. C’è un controllo capillare delle Forze di polizia e di sanitari a Milazzo e poi per chi arriva a ogni scalo delle isole”.

Per le quarantene – ha aggiunto – ho preso una struttura alberghiera in cui le persone devono restare fino a esecuzione del tampone. Ci sono circa quaranta soggetti in isolamento e per altri cinquanta la quarantena è terminata. Sono tutti casi precauzionali o di persone venute a contatto con i casi positivi di Salina”.

Per il sindaco di Lipari però il problema vero, estremizzato da questa emergenza, è però quello che da anni viene denunciato e cioè l’inadeguatezza dei livelli di assistenza sanitaria nelle isole. “Spero – ha detto – che ci si sia resi conto che sulla salute non si possono fare tagli né prendere decisioni basate sulle statistiche. L’ospedale di Lipari è assolutamente sottodimensionato rispetto alle esigenze del territorio. Già la pianta organica è carente di alcune professionalità, ma in più non è corrispondente all’effettiva presenza delle figure professionali di medici e paramedici previste. Mi dicono dall’Asp che i concorsi li hanno fatti e qui non vuole venire nessuno, ma non può essere questa una motivazione accettabile. Che si facciano bandi con delle premialità che possano rendere appetibile questa sede disagiata”.

“Nel nostro ospedale – ha sottolineato – sono stati fatti investimenti, la struttura è nuova, grande ma la dotazione di posti letto è ridotta. Se ci sono rianimatori, anestesisti per le turnazioni, nessun chirurgo accetterà di entrare in sala operatoria. Le persone sono quindi costrette a spostarsi fuori con un costo del servizio, ma anche sociale, non indifferente. Il 50% degli accessi alle prestazioni sanitarie nelle nostre isole avviene attraverso le guardie mediche e anche quelle devono essere potenziate e non solo d’estate, quando la nostra popolazione da 14 mila abitanti sale a 50 mila persone. In questo momento l’ospedale non è adeguato a questi numeri”.

Altra battaglia che gli abitanti di Lipari stanno facendo è quella sul punto nascite. “Non avremo mai il requisito dei trecento parti l’anno – ha affermato Giorgianni – ma cosa significa? Che le donne che devono partorire si devono rassegnare ai disagi che incontrano nel rimanere fuori casa per settimane? Durante questa emergenza abbiamo detto a tutti di non uscire di casa, ma si deve restare a casa con tutti i servizi garantiti, perché se una donna incinta deve fare un’ecografia o una visita devo allo stesso tempo dirle che può andare in un altro Comune e tornare in tempo per prendere l’ultimo aliscafo delle 17. Non funziona la logica dei numeri: lo stesso principio non può essere applicato ovunque. Bisogna ripensare agli errori fatti, perché non si risparmia sulla salute”.

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