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Libri, la storia degli Imi narrata da Avagliano e Palmieri

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Libri, la storia degli Imi narrata da Avagliano e Palmieri

venerdì 14 Febbraio 2020 - 00:00
Libri, la storia degli Imi narrata da Avagliano e Palmieri

In copertina Guareschi, che avrebbe creato don Camillo, uno dei seicentocinquantamila militari che rifiutarono di continuare la guerra a fianco dei nazisti. E soffrirono un'inumana prigionia

ROMA – La vicenda dei circa 650.000 militari che all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre rifiutarono di continuare la guerra al fianco dei nazisti e di aderire alla neonata Repubblica sociale italiana è ancora largamente sconosciuta agli italiani. Il valore di questo rifiuto in massa come autentico atto della Resistenza, italiana ed europea, emerge con forza dal nuovo saggio di Mario Avagliano e Marco Palmieri, intitolato “I militari italiani nei lager nazisti. Una resistenza senz’armi (1943-1945)”, edito da Il Mulino, nel quale sono citati anche numerosi internati siciliani.

In linea con i precedenti lavori di Avagliano e Palmieri (sui deportati politici, la persecuzione degli ebrei, gli italiani al fronte e la Repubblica di Salò), questo libro ha la caratteristica di raccontare la storia degli internati dal basso, cioè attraverso fonti dirette e coeve rintracciate in numerosi archivi pubblici e privati, nazionali e locali, e collezioni private e di famiglia. “Finalmente l’Italia ha un libro completo su tutta la storia degli Imi”, ha commentato la storica Elena Aga Rossi.

Avagliano e Palmieri conducono il lettore per mano in un emozionante viaggio nel mondo degli Imi, che ci fa scoprire aspetti nuovi o poco noti, dal loro bagaglio di umanità alla capacità di resistere a tutte le avversità (“una resistenza senz’armi”, come recita il sottotitolo), pagando spesso con la morte il coraggio.

“Ci fanno fare il bagno e, davanti ai miei occhi, ne vedo cadere molti perché non resistono a stare all’impiedi. Portano barelle, portano via i morti, tutti ragazzi dai 22 ai 26 anni! È uno spettacolo che non dimenticherò mai”, scrive il caporalmaggiore siciliano Salvatore Mongibello all’arrivo a Zeithain, il 3 febbraio 1945. Anche nel lager, peraltro, paradossalmente si riproduce una discriminazione territoriale, perché solo “i settentrionali ricevono pacchi alimentari – commenta il siciliano Carmelo Santalco l’8 gennaio 1944 – e (Dio mio!) si allontanano da noi. La nostra miseria li fa appartare”.

Un percorso che si snoda in quindici tappe, quanti sono i capitoli, accompagnate dalle parole vive dei protagonisti dell’epoca (non solo gli internati ma anche i loro familiari e i loro oppressori), dalla tragedia dell’8 settembre alla scelta se aderire o meno, dalla prigionia nei lager al lavoro coatto, fino al ritorno in Italia e al lungo silenzio dei reduci, approfondendo anche le motivazioni degli aderenti a Salò. E soprattutto sviscerando e riempiendo di senso il sacrificio di quei militari italiani, e furono la grande maggioranza, che invece fino alla fine decisero di dire “no”, come Giovannino Guareschi indica nella dedica del volume: “Ingannato, Malmenato, Impacchettato / Internato, Malnutrito, Infamato / Invano Mi Incantarono / Inutilmente Mussolini Insistette”. Sapendo che, come scrive alla famiglia il sottotenente palermitano Luigi Amendola dal campo di Wietzendorf il 18 luglio 1945: “Solo chi ha sofferto questa inumana prigionia è in grado di comprendere e nessun altro”.

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