Centro, Matteo Renzi ritorna alle origini - QdS

Centro, Matteo Renzi ritorna alle origini

Carlo Alberto Tregua

Centro, Matteo Renzi ritorna alle origini

mercoledì 18 Settembre 2019 - 00:00

Dopo la sconfitta del 4 dicembre 2016 (referendum), Matteo Renzi si è di fatto acquattato in attesa del ritorno.
Pur agendo in modo sommesso, tuttavia, è riuscito a piazzare i suoi fedelissimi alla Camera e al Senato, nelle elezioni nazionali del 4 marzo 2018.
Con questa operazione, di cui pochi si erano accorti, egli si è di fatto impossessato di una sorta di golden share, cioè della capacità di intervento, positivo o negativo, all’interno del suo partito, oggi diventato ex partito, cioè il Pd.
Nelle elezioni europee del 26 maggio 2019, è riuscito a piazzare qualcuno dei suoi fedelissimi all’Europarlamento, ma la sua attenzione non si è discostata dallo scenario nazionale.
Cosicché, con mossa abilissima e sfrontata, ha approfittato del madornale errore di Matteo Salvini nel provocare la crisi del governo Conte Uno ed ha di fatto promosso il Conte Due.

Anticipando la tradizionale riunione alla ex stazione ferroviaria di Firenze, Leopolda, ha comunicato la nascita del nuovo partito e quindi ha proceduto al trasferimento di una parte di deputati e senatori dai gruppi Pd ai gruppi Misti dei due rami del Parlamento.
è noto che al Senato non è possibile formare nuovi gruppi se il simbolo non ha partecipato alle elezioni, cosicché l’inserimento di un numero notevole di parlamentari al gruppo misto consentirà di monopolizzarlo e quindi di ottenerne gli incarichi di vertice.
Perché Renzi ha lasciato una parte della sua truppa dentro il Pd? Vi sono diverse ipotesi. Per creare all’interno di quel partito una sorta di guerriglia e renderlo servizievole ai suoi desiderata, oppure per condizionare meglio l’attuale governo.
è noto che anche alcuni ministri, viceministri e sottosegretari fanno parte del nascente partito di Renzi, di cui ancora non ha comunicato la denominazione, in quanto il Toscano di Rignano sull’Arno, si muove a passi felpati e prudenti, perché certamente la sua decisione comporta dei rischi, soprattutto nel far comprendere al suo elettorato questa mossa, che causerà parecchi danni al suo ex partito.
Nessuna meraviglia deve destare l’iniziativa di Renzi, perché egli è dotato di un forte carattere, certamente ha il carisma del leader e non può sopportare di stare in un ambiente che non gli riconosca tali caratteristiche.
Non desta sorpresa neanche perché in fondo le condizioni dell’agone politico del nostro Paese rappresentavano una anomalia: l’assenza di un partito di Centro, intendiamoci, la Democrazia cristiana. Ebbene, vogliamo ricordare che Renzi è nato democristiano, fin da quando aveva i pantaloni corti e con il suo partito, la Margherita, è migrato verso il Partito democratico, conseguenza della riunione con i Ds.
Le due anime hanno convissuto, ma senza mai amalgamarsi, cosicché possiamo ritenere elemento di novità questa scomposizione che di fatto è un ritorno al passato.
Ma Renzi avrà fatto un’altra considerazione e cioè la possibilità di occupare uno spazio politico nel quale oggi nessuno alloca. E quindi, raccogliere il consenso di quell’elettorato che non è più andato a votare.

Qual è la prospettiva di questa mossa? Probabilmente, dal punto di vista numerico, il nuovo partito di Renzi costituirà il secondo alleato di questo governo, dopo il M5s, perché il Pd avrà un numero di parlamentari inferiore e Leu un numero di rappresentanti quasi insignificante.
Di fatto, si è ricostituito il quadripartito che nei tempi andati era guidato dalla Democrazia cristiana e che aveva come alleati il Pri di Giorgio La Malfa il Pli di Valerio Zanone e il Psdi di Pier Luigi Romita.
Vi fu anche un’edizione di pentapartito con l’aggiunta del Psi di Bettino Craxi, che divenne anche Presidente del Consiglio pur essendo leader di un partito minoritario, come per altro avvenne per Giovanni Spadolini che divenne Presidente del Consiglio con il Pri del 3%.
Il passato ritorna sempre perché la storia non è maestra di vita. Si ricommettono gli stessi errori pensando di compiere gesta nuove che invece ricalcano altre vecchie.
Non sappiamo cosa succederà, ma certo l’iniziativa di Renzi fa chiarezza.

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