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La Vardera e l’emendamento fake, la lettera a Galvagno: “Il milione di euro sia destinato allo Zen”

La Vardera e l’emendamento fake, la lettera a Galvagno: “Il milione di euro sia destinato allo Zen”

Proprio sui social, La Vardera ha diffuso la nota inviata a Galvagno – in formato integrale – dove si richiede di investire il milione di euro indicato nell’emendamento allo Zen di Palermo.

Con un lungo post sui propri canali di riferimento, il leader di Controcorrente e deputato Ars Ismaele La Vardera ha annunciato di aver scritto a Gaetano Galvagno – l’attuale presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana – in merito all’emendamento “fake”. Proprio sui social, La Vardera ha diffuso la nota inviata a Galvagno – in formato integrale – dove si richiede di investire il milione di euro indicato allo Zen di Palermo.

Emendamento fake e il milione per lo Zen: Ismaele La Vardera scrive a Gaetano Galvagno

“Dopo aver smascherato le falle del sistema, ecco le nostre proposte per cambiarlo. Ho scritto una lettera al presidente dell’Ars e la condivido”- evidenzia Ismaele La Vardera, deputato Ars e leader del movimento “Controcorrente”.

E ancora: “Cari amici, come usualmente facciamo dopo aver sollevato un caso, passiamo alla frase della proposta. La storia dell’emendamento fake impone una seria riflessione, ecco perché ho appena mandato questa lettera al presidente del Parlamento Galvagno, proponendo lui cose concrete per cambiare il sistema. Soprattutto ho individuato a chi dare quel famoso milione di euro. Adesso mi ascolteranno?”. Di seguito, la nota completa rilasciata da Ismaele La Vardera a Gaetano Galvagno.

“Gentile Presidente Galvagno,

alla luce di quanto recentemente accaduto in Aula, e in particolare dell’approvazione di un emendamento privo di un reale contenuto normativo, ritengo necessario aprire una riflessione seria e responsabile sul modo in cui questo Parlamento esamina e approva le norme finanziarie e, più in generale, le leggi di spesa. Quanto emerso non può essere liquidato come un semplice incidente di percorso. La mia azione va ben oltre la mera azione di protesta e apre uno oggettivo squarcio in un sistema che va cambiato. La prego dunque di voler accettare i suggerimenti che qui le propongo al fine di non incappare in ulteriori errori. La vicenda rappresenta il sintomo evidente di un sistema che, così come oggi strutturato, espone l’Aula al rischio concreto di votare provvedimenti senza la piena consapevolezza del loro contenuto, del loro significato e delle loro conseguenze finanziarie e giuridiche. Ciò avviene soprattutto quando i lavori si protraggono fino a tarda notte, in condizioni che rendono oggettivamente difficile mantenere il necessario livello di attenzione e lucidità. In vista delle prossime leggi finanziarie e di tutti i futuri provvedimenti aventi natura o effetti di spesa, ritengo doveroso intervenire per rafforzare i meccanismi di controllo e garantire un esame più rigoroso e trasparente degli atti parlamentari. A tal fine, sottopongo alla Sua attenzione le seguenti proposte:

  1. Istituzione di un apposito Pool di tecnici degli uffici parlamentari, un vero e proprio “pool di verifica delle norme”, incaricato di sovraintendere preventivamente all’analisi di tutti gli emendamenti presentati, verificandone la
    coerenza normativa e finanziaria, il nesso logico e, se necessario, richiedendo chiarimenti ai deputati proponenti prima del voto in Aula.
  2. Riorganizzazione dell’orario dei lavori parlamentari, prevedendo che la discussione e il voto sulle norme finanziarie e sulle leggi di spesa non si protraggano oltre le ore 23:00, al fine di garantire condizioni adeguate di attenzione, lucidità e responsabilità da parte di tutti i deputati.
  3. Ribadire, senza possibilità di deroga, l’obbligo che ogni emendamento sia corredato da una relazione tecnica ed esemplificativa, da considerarsi non un mero adempimento formale, ma una garanzia essenziale di trasparenza e
    correttezza del procedimento legislativo.
  4. Rispetto rigoroso del D.lgs. 118/2011, che definisce in modo chiaro e puntuale i contenuti della legge di stabilità regionale, escludendo l’inserimento di norme di spesa eterogenee e prive di un reale collegamento con il Documento di
    Economia e Finanza Regionale. In tale quadro, appare evidente come le cosiddette “leggi mancia”, approvate in modo cumulativo e senza un nesso programmatico con il DEFR, finiscano per svuotare di significato la programmazione economico-finanziaria prevista dalla normativa vigente.

Infine, chiude il deputato Ars La Vardera: “Sono convinto che intervenire su questi aspetti rappresenti non solo una tutela per il corretto funzionamento del Parlamento regionale, ma anche un atto di rispetto nei confronti dei cittadini siciliani, che hanno diritto a istituzioni trasparenti, rigorose e pienamente consapevoli delle scelte che compiono. Ritengo inoltre che il milione di euro impegnato per la norma definita “fake” possa essere investito con una sua iniziativa al comune di Palermo per un oggettivo recupero sia urbano che educativo del quartiere Zen. A tal proposito farò emendamento specifico. Confidando nella Sua attenzione e nella sensibilità istituzionale che vorrà riservare a queste considerazioni, porgo cordiali saluti”. – conclude la nota.

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