Milano, 21 ott. (askanews) – “In una fase in cui i rincari energetici e le tensioni geopolitiche rischiano di riaccendere le dinamiche inflattive, è importante evitare che alla nostra filiera vengano attribuite responsabilità semplicistiche per l’aumento del carrello della spesa”. A dirlo Francesco Mutti, presidente di Centromarca, aprendo i lavori davanti ad una platea di oltre 700 manager dell’industria e della distribuzione per l’annuale appuntamento promosso da Centromarca, a Milano il 21 e 22 ottobre.
In un contesto di costante pressione sul potere d’acquisto delle famiglie italiane, il comparto, spiega Centromarca, ha svolto una funzione calmieratrice dei prezzi: nei primi otto mesi del 2026, l’inflazione media del carrello della spesa in Italia ha registrato un +1,8%, a fronte, ad esempio del +2,3% della Spagna (elaborazione su dati Eurostat). Sul lungo periodo, i prezzi del carrello della spesa in Italia sono aumentati del 26,2% rispetto al 2019, contro il 32,5% dell’area euro. Questo dato conferma, secondo l’associazione dell’industria di marca, che il mercato italiano ha registrato una dinamica dei prezzi sensibilmente più contenuta rispetto ai principali partner europei.
“I dati parlano chiaro: siamo stati un argine all’inflazione, non la sua causa – continua Mutti – Abbiamo assorbito i colpi, garantito la continuità degli approvvigionamenti e tutelato il potere d’acquisto dei cittadini anche a costo di sacrificare i margini. È arrivato il momento per l’industria di marca e la grande distribuzione di presentarsi unite e con determinazione. Dobbiamo superare ogni logica di contrapposizione tattica e esprimere una posizione condivisa nei confronti delle istituzioni, media e dell’opinione pubblica”.
Nei primi nove mesi dell’anno, il largo consumo continua a dimostrare resilienza con una crescita del 2,5% a valore e del 2,2% a volume, a fronte di una dinamica dei prezzi stabile. Secondo Circana, a fare da traino sono i prodotti freschi, che generano da soli la metà dello sviluppo a valore (+1,2 punti percentuali), seguiti da drogheria alimentare (+0,3%), bevande (+0,4%), freddo (+0,3%), petcare (+0,2%) e cura persona (+0,1%), mentre la cura casa segna una lieve flessione (-0,1%). I volumi sono stati sostenuti a marzo dall’effetto Pasqua (trend del mese +3,8%) e dall’andamento delle categorie estive: tra maggio e agosto si è infatti realizzato oltre due terzi dello sviluppo totale del settore, con le categorie stagionali che hanno rappresentato la gran parte della crescita tra luglio e agosto.
Secondo le più recenti rilevazioni di YouGov, gli italiani frequentano mediamente 9,5 insegne all’anno, quasi una insegna in più rispetto al 2023. Aumenta inoltre la frammentazione della spesa, che tocca livelli record: ad agosto si sono registrati 215 atti di acquisto in media per famiglia/anno, con un +4,2% rispetto all’anno precedente e +15,3% in tre anni. Una tendenza che evidenzia una sempre maggiore infedeltà verso un unico retailer; da qui la necessità di quest’ultimi di identificare le strade attraverso cui costruire una relazione solida e duratura con i propri clienti.
Ma quali sono i fattori che fanno davvero la differenza nel costruire fedeltà all’insegna nei diversi canali? Da una indagine YouGov per Centromarca, servizi e offerta assumono un ruolo maggiore rispetto alla percezione di convenienza. Fondamentale riveste poi la necessità di garantire, negli assortimenti, anche prodotti “on trend” (quali benessere, funzionalità, ecc.) ed etnici. In sintesi, i veri motori della loyalty sono la relazione e vicinanza con il punto vendita (30,2%), i servizi (26,5%), l’offerta (19,7%), la convenienza (18,3%) e la responsabilità sociale (5,3%).

