Milano, 27 feb. (askanews) – Febbraio, il mese più breve del calendario, diventa ogni anno l’occasione per celebrare la forma più essenziale della poesia giapponese. In questo periodo ricorre il National Haiku Writing Month (NaHaiWriMo), ventotto giorni dedicati alla pratica quotidiana dell’haiku: un componimento al giorno come esercizio di attenzione e consapevolezza. Nato come progetto digitale sulla piattaforma nahaiwrimo, il NaHaiWriMo riunisce oggi una comunità internazionale di appassionati e offre spunti di scrittura e spazi di condivisione aperti a tutti.
Scrivere un haiku significa misurarsi con una forma di diciassette sillabe suddivise in tre versi, che combina una parola stagionale, il kigo, e una cesura, il kireji. Più che uno schema metrico, è un esercizio di sguardo. L’attenzione si posa sull’ambiente circostante: la luce che cambia nel pomeriggio, il rumore dell’acqua contro una barca, il profumo di un fiore o il sapore di un frutto. L’esperienza si concentra nel qui e ora, in un dettaglio concreto che diventa immagine.
Al centro dello haiku c’è l’immagine. La poesia mostra, accosta, suggerisce. Evita spiegazioni e commenti, lascia al lettore lo spazio per percepire e interpretare. In questa tensione verso l’essenziale si sono affermate alcune delle voci più autorevoli della tradizione giapponese, come Matsuo Basho, Kobayashi Issa e Masaoka Shiki, interpreti diversi di una stessa ricerca di misura e profondità.
Il viaggio ideale nei luoghi dello haiku parte dalle tappe percorse da Basho, massimo esponente di questa forma poetica. Nel diario in prosa e poesia Oku no Hosomichi racconta il pellegrinaggio compiuto verso il nord-est del Giappone alla fine del XVII secolo, da Edo, oggi Tokyo, alla riscoperta dei luoghi cantati dalla letteratura del passato. Tra questi figura la Baia di Matsushima, punteggiata da oltre duecento isolette ricoperte di pini, modellate dal vento e dalla salsedine, un paesaggio che sembra trovare compimento nella forma breve del verso.
Un’altra tappa è il tempio Risshaku-ji, noto come Yamadera, complesso arroccato tra foreste di cedri e pendici rocciose. Per raggiungerne la sommità si salgono più di mille gradini in pietra; in cima si apre un panorama che invita alla contemplazione. Ai piedi della montagna, nella Sala Konponchu-do, arde da oltre mille anni la “Luce eterna del Buddismo”. Poco distante si trova il santuario Shiogama Jinja, affacciato sulla baia dall’alto di una collina e animato durante l’anno da festival, danze e musica tradizionale, in particolare nel periodo della fioritura dei ciliegi.
Nella prefettura di Nagano nacque Kobayashi Issa, poeta capace di trasformare scene quotidiane e piccole creature in versi di grande delicatezza. A Shinanomachi l’Issa Memorial Hall ne custodisce la memoria, immerso in un contesto naturale che ha fatto della forest therapy una pratica riconosciuta e studiata.
Sull’isola di Shikoku, nella città di Matsuyama, nacque invece Masaoka Shiki, riformatore dell’haiku moderno. Qui si trova lo Shiki Memorial Museum, dedicato alla sua opera. Matsuyama ospita anche uno degli stabilimenti termali più antichi del Giappone, Dogo Onsen, che avrebbe ispirato Hayao Miyazaki nella realizzazione del film “La città incantata”. Di fronte alla stazione di Dogo Onsen si trova l’orologio meccanico Botchan Karakuri, ispirato al romanzo “Botchan” di Natsume Soseki, che ogni ora si anima accompagnato dalla musica.
Tra i luoghi iconici della città spicca il Castello di Matsuyama, uno dei pochi castelli giapponesi ad aver conservato l’edificio originale, dal quale si ammira il Mare Interno di Seto. La primavera rappresenta uno dei momenti più suggestivi per la visita, quando la fioritura dei ciliegi colora i dintorni. Tra le esperienze possibili le sessioni di tamburi taiko, la possibilità di indossare un’armatura da samurai e la scoperta dei sapori locali, come il taimeshi, piatto a base di riso e pesce che racconta il legame tra cucina e territorio.

