Lavorare per obiettivi valutati da risultati - QdS

Lavorare per obiettivi valutati da risultati

Carlo Alberto Tregua

Lavorare per obiettivi valutati da risultati

mercoledì 13 Luglio 2022 - 08:33

Fare più cose nello stesso tempo

L’Italia retrocede sul piano sociale ed economico perché c’è il cancro principale della poliburocrazia, vale a dire il diabolico connubio fra un sistema istituzionale in cui militano ignoranti ed incompetenti e una sottostante burocrazia ove, per grazia superiore, ignoranti ed incompetenti sono in grande abbondanza.
coloro che fanno le leggi e indirizzano il Paese verso il futuro hanno capacità progettuali e relative competenze. Né gli altri che devono realizzare i progetti hanno senso di responsabilità e conoscono cosa siano merito e produttività.

Cosicché il cocktail tremendo che abbiamo appena descritto si trasforma in un micidiale veleno per il sistema politico-istituzionale del Paese, a livello centrale, regionale e comunale che realizza un paradosso incredibile: Italia, Regioni e Comuni possono attingere ad una quantità impressionante di risorse finanziarie, ma non hanno la capacità professionale di redigere i progetti in modo adeguato.

Gli elementi che mancano per fare funzionare la macchina pubblica, sia relativamente alla formulazione delle leggi che alla loro attuazione, sono almeno quattro, già prima indicati, che riassumiamo: Merito, Produttività, Responsabilità, Competenze.

Che vuol dire misurare il lavoro con il Merito? Vuol dire che esso deve traguardarsi agli obiettivi. Tradotto: lavorare per obiettivi.
In relazione alla capacità di ciascuno di raggiungere tali obiettivi ne consegue la relativa valutazione dei risultati. Più essi sono conformi agli obiettivi, più risulta valido ed efficace il lavoro svolto, e giustificato il sudore che si è prodotto.

Non basta. Occorre che si facciano più cose nello stesso tempo, vale a dire che aumenti la produttività del lavoro: ovviamente cose di qualità.
Per ottenere prodotti o servizi di qualità è necessario essere forniti di adeguate competenze, le quali non si trovano al mercato ma si acquisiscono sia in appositi corsi di formazione – seri e non fasulli – ma, e soprattutto, con l’esperienza che si matura lavorando e cambiando tanti mestieri.

L’accumulo di competenze consente di aumentare la capacità e la produttività con la conseguenza che si ottengono servizi o prodotti migliori.

La base di quanto scriviamo e dei suoi quattro elementi (Merito, Produttività, Responsabilità e Competenze) è l’organizzazione, vale a dire quella scienza “inventata” negli ospedali canadesi nel 1937. Una scienza giovane, perché non ha ancora cento anni, ma che funziona su base matematica, la quale come è noto è l’unica scienza esatta esistente, a conoscenza dello scibile umano.

Ecco, non sono molti i professori universitari di organizzazione, meno che mai i professori di Its (Istituti Tecnici Superiori) perché a questa branca si dà poca importanza mentre essa è fondamentale per svolgere qualunque attività.
Intendiamoci, non solo una attività economica ma anche di tipo associativo, religioso, del Terzo settore e assistenziale.

Ecco, ad esempio, nel sistema monastico esiste un’organizzazione formidabile. C’è l’abate, eletto a vita come il Papa. C’è il priore che amministra e svolge le attività economico-finanziarie (perché bisogna mangiare). C’è il portiere che decide chi debba entrare o meno nel convento in base alle sue richieste.

Come vedete, l’organizzazione serve, anzi è indispensabile per fare funzionare qualunque cosa.
Se nella Pubblica amministrazione c’è questa disfunzione generalizzata è proprio perché non c’è il Piano Organizzativo dei Servizi (Pos) che determina quali e quanti ne debbano essere prodotti, in quanto tempo, quale sia il fabbisogno di risorse umane e, solo per ultimo, il fabbisogno di risorse finanziarie.
Mentre sentiamo gli incompetenti che cominciano dalla coda: prima quanti soldi ci vogliono. Sbagliato! Come vi abbiamo descritto, la testa del progetto organizzativo è cosa produrre.

Non vi sembri cervellotica la descrizione che vi faccio di un Paese allo sbando, ma i dati lo dimostrano. La sola Sicilia può attingere fin da oggi a ben 50 miliardi di risorse finanziarie, ma né il ceto politico-istituzionale, né quello burocratico sono in condizione di utilizzarne neanche una minima parte. Mentre tutti costoro blaterano, occupandosi del sesso degli angeli.

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