Lavoratori dello spettacolo, poco spazio per la Sicilia - QdS

Lavoratori dello spettacolo, poco spazio per la Sicilia

Roberto Pelos

Lavoratori dello spettacolo, poco spazio per la Sicilia

martedì 07 Maggio 2019 - 00:05
Lavoratori dello spettacolo, poco spazio per la Sicilia

Audizione dinanzi all VII Commissione alla Camera in merito all’ultima indagine conoscitiva realizzata dall’Istat. A Palermo sono solo l’1,5% della forza lavoro del settore. In testa alla graduatoria Roma con il 36,6%, poi Milano

ROMA – Dall’elaborazione delle informazioni del Registro annuale sul costo del lavoro individuale (Racli), si ricava che il numero di dipendenti del settore extra-agricolo che nel 2016 hanno avuto almeno una posizione attiva nell’ambito dello spettacolo è di 192.389 (14% dei lavoratori dipendenti totali del settore), per un numero di 413.653 rapporti (2,1% del totale). Il 38,8% di questi lavoratori ha avuto più rapporti nel corso dell’anno (contestuali e non); a questi si attribuiscono il 71,6% dei rapporti totali della popolazione oggetto di studio.

È quanto emerge dalla versione provvisoria dell’audizione della dottoressa Vittoria Buratta, direttore centrale per le statistiche sociali e il censimento della popolazione, riguardo l’Indagine conoscitiva in materia di lavoro e previdenza nel settore dello Spettacolo realizzata dell’Istat.

Scorrendo l’allegato statistico della VII Commissione (Cultura, Scienze e Istruzione) della Camera dei deputati, possiamo notare come a Palermo, l’incidenza dei lavoratori nell’ambito dello Spettacolo sul totale dei lavoratori, faccia registrare un desolante 1,5% più alto soltanto delle quote relative a Venezia (1,4%) e Bologna (1,0%), per una graduatoria che vede in testa Roma, col 36,6% e Milano (13,1), stesse realtà che primeggiano per incidenza sul totale dei rapporti, rispettivamente con percentuali del 44,5% e del 13,6%; il capoluogo siciliano è fermo all’1,1%, più sopra ancora una volta soltanto rispetto al capoluogo veneto (0,9%) ed emiliano (0,7%).

È giusto comunque precisare che nessuna delle altre realtà prese in considerazione in questa graduatoria arriva al 3% ad esclusione, come già accennato delle due più grandi metropoli del nostro Paese. Un discorso simile va fatto per quel che attiene al numero di unità giuridiche d’impresa nello Spettacolo per città nelle quali il lavoratore è occupato, che vedono Palermo, con 152 unità, molto indietro rispetto alle 1.641 della Capitale e le 819 del capoluogo lombardo e con Bari e Genova, varianti in negativo in luogo di Venezia e aventi con Bologna percentuali più basse rispetto al capoluogo siciliano ( 113 unità di impresa nell’ambito dello Spettacolo a Bologna e Bari e 111 a Genova); nell’incidenza in percentuale sul totale delle unità d’impresa, Roma e Milano superano le altre realtà con quote del 14,3% e del 7,1%, mentre Palermo si limita all’1,3%, più alta di nuovo soltanto dell’1,2% di Bologna e dell’1,0% di Genova e Bari.

Tornando all’audizione di Vittoria Buratta, all’interno del panorama nazionale, la durata mediana dei rapporti di lavoro è stata, nel 2016, di 194 giorni per 399 ore retribuite, valori molto inferiori rispetto a quelli relativi a tutti i lavoratori dipendenti del settore privato (365 giorni e 1.252 ore).

I lavoratori con unico rapporto di lavoro nell’anno, hanno avuto contratti più durevoli della media (212 giorni), anche se con un input di lavoro inferiore (320 ore). Per i lavoratori che hanno avuto più di una posizione lavorativa, occorre distinguere tra coloro che hanno lavorato all’interno del settore e quelli che invece hanno lavorato anche al di fuori del comparto: se i primi hanno avuto contratti più brevi (103 giorni) e un input di lavoro più basso (240 ore) sia rispetto alla media sia rispetto ai lavoratori con unico rapporto, coloro che hanno lavorato anche al di fuori del comparto presentano un input di lavoro, in termini di ore retribuite, doppio rispetto alla media dei colleghi (801 ore), con una durata di 306 giorni.

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