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Lavoro, in Sicilia sempre più morti bianche: la Regione ricerca 52 nuovi ispettori 

Lavoro, in Sicilia sempre più morti bianche: la Regione ricerca 52 nuovi ispettori 
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La Sicilia è tra le regioni con incidenza più alta e figura nella cosiddetta “zona rossa” per mortalità sul lavoro: servono soluzioni

Le denunce d’infortunio con esito mortale presentate all’INAIL nell’intero 2025 sono state 94: 23 a Catania, 21 a Palermo e 13 a Messina. Le denunce d’infortunio con esito mortale in Sicilia nel primo mese del 2026 sono state invece 3 (due nel settore industria e servizi ed una in agricoltura), due in più rispetto al pari periodo del 2025. Questi i numeri in possesso dell’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro per le prime rilevazioni riguardanti l’Isola da inizio anno. Gli eventi mortali registrati fino al 31 gennaio scorso sono avvenuti nelle provincie di Catania, Messina e Palermo. Nel primo mese del 2026 sono già state presentate 1.753 denunce di infortunio in Sicilia di cui 244 in itinere (percorso casa-lavoro-casa). Dati che mettono ancora una volta in evidenza l’esigenza di introdurre un numero più ampio di ispettori del lavoro. Dati comunque parziali: a questi si sommano le ultime due morti bianche (due nel settore industria e servizi, ndr) registrate in provincia di Messina tra febbraio e marzo e non ancora certificate proprio dall’INAIL. A gennaio 2026 in tutta l’Italia si contano già 34 infortuni mortali (28 in occasione di lavoro e 6 in itinere); la Sicilia è tra le regioni con incidenza più alta e figura nella cosiddetta “zona rossa” per mortalità sul lavoro. Il numero di morti sul lavoro è validato dall’Inail con almeno un mese di differenza rispetto alla registrazione ufficiale, al termine di tutto il processo di verifica. Per questa ragione il dato più recente al momento disponibile è quello che fa riferimento al rilevamento dello scorso 31 gennaio. 

Tre morti in un mese: cosa dicono i dati INAIL 

Le rilevazioni dell’INAIL mostrano che tutte le morti registrate in Sicilia nel gennaio 2026 sono avvenute “in occasione di lavoro”, cioè durante l’attività lavorativa vera e propria e non nel tragitto casa-lavoro. Questo elemento è centrale. Significa che il rischio non si è materializzato lungo il percorso, ma direttamente nei luoghi di produzione, nei cantieri, nei campi o negli ambienti lavorativi. Non si tratta quindi di eventi accidentali legati alla mobilità, ma di incidenti che chiamano in causa le condizioni di sicurezza interne ai contesti lavorativi.  Tutti e tre i casi riguardano lavoratori uomini. Nessuna donna risulta tra le vittime nel periodo considerato. Anche questo dato conferma una dinamica già consolidata a livello nazionale: i lavori più esposti al rischio, soprattutto nei settori manuali e ad alta intensità fisica, restano prevalentemente maschili. Nel gennaio 2025, invece, l’unico caso registrato era localizzato nella provincia di Messina. 

L’età delle vittime: rischio diffuso tra lavoratori maturi 

Le tre vittime registrate a gennaio 2026 appartengono a fasce d’età diverse. Un lavoratore aveva tra i 40 e i 44 anni, uno tra i 55 e i 59 e uno tra i 65 e i 69 anni.  Il dato più rilevante è proprio quest’ultimo. La presenza di un lavoratore 69enne tra le vittime evidenzia un tema spesso sottovalutato: l’invecchiamento della forza lavoro e la permanenza in attività anche in settori ad alto rischio. In Sicilia, dove il mercato del lavoro è caratterizzato da bassi livelli occupazionali e da una forte incidenza di lavoro autonomo e agricolo, è frequente che i lavoratori restino attivi anche oltre l’età pensionabile. Più per esigenza economica che non per reale volontà nella prosecuzione dell’impiego. Le morti sul lavoro rappresentano la punta più drammatica del fenomeno degli infortuni. Per comprendere la dimensione reale del problema è necessario guardare anche ai dati complessivi Nel gennaio 2026 in Sicilia sono state presentate 1.753 denunce di infortunio, in lieve calo rispetto alle 1.788 dello stesso mese del 2025. Il dato potrebbe suggerire una diminuzione degli incidenti, ma va letto con cautela. Come sottolineato nella nota metodologica dell’INAIL, le rilevazioni mensili possono essere influenzate dai tempi di denuncia e dall’evoluzione amministrativa dei casi. La riduzione complessiva degli infortuni non si traduce però automaticamente in una maggiore sicurezza. Il fatto che le morti aumentino mentre gli infortuni diminuiscono suggerisce una possibile crescita della gravità degli incidenti. L’analisi territoriale degli infortuni mostra dinamiche differenziate tra le province siciliane. Palermo registra un aumento significativo, passando da 391 a 461 denunce; Catania resta stabile, con oltre 500 casi. Al contrario, Messina evidenzia un calo sensibile, passando da 198 a 136 denunce.  

Sistema di controllo: che fine hanno fatto gli ispettori del lavoro? 

Uno degli elementi centrali nella prevenzione degli infortuni è il sistema dei controlli. In Italia, la vigilanza sulla sicurezza nei luoghi di lavoro è affidata a diversi enti, tra cui l’INAIL, l’Ispettorato nazionale del lavoro e le ASP. In Sicilia, la capacità di controllo è spesso limitata dalle risorse disponibili e dalla vastità del territorio. Funzionari dell’INL e dell’INAIL. Dipendenti del Servizio prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro (Spresal). Funzionari della Regione Siciliana. Nucleo ispettivo INPS. I Carabinieri con il reparto NIL. La Guardia di Finanza. Provengono da molteplici enti o dipartimenti, si occupano delle più svariate funzioni, ma sono tutti ascrivibili alla macro area degli ispettori del lavoro che operano in Sicilia. Sulla carta, un esercito di funzionari in grado di visitare con costanza le aziende presenti nell’Isola; in pratica, un numero estremamente sottodimensionato rispetto alle esigenze. La materia del lavoro nell’Isola fa riferimento all’articolo 17 dello Statuto siciliano, che conferisce alla Regione competenze esclusive. Questo implica che palazzo d’Orleans sia l’unico ente titolato a occuparsi di ispezioni sul lavoro, sia per quanto riguarda le politiche attive che quelle passive. Ma soldi per reperire sul mercato nuove figure, nel corso degli anni, non ne sono stati trovati. 

Lo scorso 6 febbraio si sono concluse le iscrizioni sul portale regionale per il “Bando di Concorso pubblico, per esami, per l’assunzione di 52 Funzionari con inquadramento giuridico ed economico – Regione Siciliana”.  

Una mossa indetta “per il ricambio generazionale”, scrive la Regione, che suddivide gli incarichi nelle seguenti due tipologie: 

1) Concorso pubblico, per esami, a complessivi 30 posti per il profilo professionale di ISPETTORE DEL LAVORO con ambito di ruolo “ATTIVITA’ ISPETTIVA”, Famiglia Amministrativa, Area Gestione Amministrativa (Codice ISPAM), da destinare presso gli uffici dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro – Dipartimento del lavoro, dell’impiego, dell’orientamento, dei servizi e delle attività formative; 

2) Concorso pubblico, per esami, a complessivi 22 posti per il profilo professionale di FUNZIONARIO ISPETTIVO con ambito di ruolo “ISPETTORATO VIGILANZA TECNICA SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO”, Famiglia Settori Tecnici, Area Tecnica (Codice ISPTEC), da destinare presso gli uffici dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro – Dipartimento del lavoro, dell’impiego, dell’orientamento, dei servizi e delle attività formative. 

 
Cosa non ha funzionato negli anni 

Il “ricambio generazionale” di cui parla la Regione risale in realtà all’applicazione della Legge regionale n.9 2015, quando vi fu la previsione di un piano pensione per circa 3.500 dipendenti. Ma il risultato fu che nel quinquennio 2015-2020 di persone in pensione ne andarono oltre 6.000, bruciando tutte le risorse finanziarie della Regione Sicilia e non consentendo di bandire nuovi concorsi, soprattutto per le figure di ispettori del lavoro. In base alla stessa legge era previsto un piano assunzioni di circa 250 giovani specializzati per 5 anni: assunzioni perdutesi nei meandri di Palazzo d’Orleans. Una possibile risoluzione del problema arriva nel 2017 con la riforma dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) attuata con il Decreto Legislativo n. 149 del 2015 e conseguente il Jobs Act. L’iniziativa trasforma il sistema ispettivo del lavoro, consolidando le funzioni di vigilanza e controllo in un’unica agenzia. I servizi ispettivi precedentemente gestiti dal Ministero del Lavoro, dall’Inps e dall’Inail sono accorpati un’unica struttura per la vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale. Questo consente di razionalizzare e semplificare l’attività ispettiva, migliorando l’efficacia dei controlli. L’accorpamento aveva spinto il governo a non bandire più concorsi per ispettori Inail e Inps, salvo fare poi marcia indietro proprio anche su pressione della Cgil. Solo durante il primo anno di attività, l’Inl ha ispezionato oltre 160.000 imprese, trovato 103.498 irregolarità e identificato oltre 250.000 lavoratori irregolari. 

Messina, già tre vittime da inizio anno: l’intervento dei sindacati 

“È assolutamente inammissibile uscire la mattina da casa per andare a lavorare e rientrare dentro una bara: il dramma dei morti sul lavoro dovrebbe scuotere e sfregiare le coscienze di chi, in maniera criminogena, non fa nulla per fermare questa vera e propria mattanza”.  A dichiararlo è Ivan Tripodi segretario generale Uil Messina. “I numeri ci consegnano un quadro assolutamente fosco poiché le vittime aumentano con un media di oltre 3 morti al giorno, domeniche comprese. Questa tragedia non è figlia di un destino cinico e baro, ma è strettamente connessa a tutta una serie di comportamenti soggettivi che, nei fatti, hanno il fine ultimo di raggiungere sempre più profitti: un assurdo confronto tra la vita delle persone e il tornaconto economico di personaggi senza scrupoli”.  Per il sindacato “è venuto il momento di prevedere nel Codice penale il reato di omicidio sul lavoro”, una misura pensata per ridurre drasticamente l’impatto delle morti bianche. Si tratta di un passaggio possibile solo attraverso “sostanziale aumento del numero degli ispettori del lavoro che, nonostante il brillante impegno quotidiano portato avanti insieme ai Carabinieri del NIL, oggi, è assolutamente esiguo e totalmente insufficiente a coprire i 108 comuni della città metropolitana di Messina e, più in generale, di ogni territorio siciliano e dell’intero Paese”.  Che il numero di ispittero del lavoro sia insufficiente in Sicilia lo racconta molto bene il caso della provincia di Messina. Qui, secondo uno studio UIL, tenuto conto del numero limitato di aziende presenti rispetto alle province di Catania e Palermo e rapportato al ridotto organico degli ispettori, “il “rischio” di ricevere un’ispezione è di circa una volta ogni 15 anni”, sottolinea ancora Tripodi.

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