PALERMO – Doveva essere la grande occasione per rimettere in moto il lavoro in Sicilia. Invece, a distanza di anni dal suo avvio, il programma Gol (Garanzia di occupabilità dei lavoratori) mostra crepe profonde e risultati ben al di sotto delle attese. Tanto che il Governo regionale è oggi costretto a correre ai ripari e a parlare apertamente di una rimodulazione del sistema, mentre incombono le scadenze stringenti del Pnrr.
Il segnale più evidente arriva da un recente comunicato ufficiale della Regione Siciliana, con cui l’assessorato della Famiglia, delle Politiche sociali e del Lavoro ha annunciato la prosecuzione delle attività Gol oltre la scadenza fissata al 31 dicembre scorso, nelle more della definizione delle nuove procedure e in attesa del decreto ministeriale di prosecuzione per il 2026. Una decisione che evita lo stop improvviso dell’iniziativa, ma che certifica implicitamente il fallimento del modello finora adottato.
Politiche attive del lavoro e ruolo dei Centri per l’impiego
Gol è uno dei pilastri delle politiche attive del lavoro finanziate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’obiettivo, almeno sulla carta, è ambizioso ma chiaro: prendere in carico disoccupati, persone fragili e lavoratori in difficoltà e accompagnarli verso un nuovo inserimento occupazionale attraverso percorsi personalizzati di orientamento, formazione e riqualificazione.
Un meccanismo che affida ai Centri per l’impiego il ruolo di cabina di regia e agli enti di formazione il compito di trasformare le risorse del Pnrr in competenze spendibili nel mercato del lavoro. In Sicilia, però, il sistema si è inceppato.
Monitoraggio Inapp: il “collo di bottiglia” siciliano
Le verifiche condotte dall’Inapp (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche), ente di ricerca vigilato dal ministero del Lavoro, restituiscono un quadro impietoso. Dai documenti ufficiali, in particolare dalla “Nota di monitoraggio” di settembre 2025 e dal “Focus su lavoro e inclusione” di ottobre 2025, emerge un paradosso evidente: la Regione mostra una capacità molto elevata di intercettare l’utenza, ma registra ritardi gravissimi nell’attivazione reale delle politiche e risultati occupazionali tra i più bassi d’Italia.
Il principale punto critico individuato dall’Inapp è il cosiddetto “collo di bottiglia” tra presa in carico e avvio effettivo dei percorsi. In Sicilia solo il 29,9 per cento delle persone prese in carico ha avviato o concluso almeno una politica attiva, come un corso di formazione o un tirocinio. È il dato più basso a livello nazionale, a fronte di una media italiana del 66 per cento e di Regioni come il Veneto che sfiorano il 100 per cento.
In altre parole, circa sette utenti su dieci restano bloccati dopo la firma del patto di servizio, senza che l’intervento promesso si traduca in azione concreta. Una criticità che, ha sottolineato l’Inapp, persiste nonostante la riduzione dei tempi di attesa burocratici.
Percorso 4, inclusione sociale e governance debole
La Sicilia viene citata esplicitamente tra le “situazioni critiche”, insieme a Basilicata e Molise, dove il problema non è più solo amministrativo ma strutturale, anche perché ai dati già snocciolati si aggiungono risultati occupazionali deludenti.
Il tasso di nuova occupazione dopo la presa in carico si ferma al 30 per cento, contro una media nazionale del 36,8 per cento e punte superiori al 50 per cento in alcune realtà del Nord. Anche considerando chi aveva già un lavoro precario o sottopagato, il tasso di occupazione complessivo dei beneficiari siciliani raggiunge appena il 32,6 per cento, otto punti in meno rispetto alla media italiana (40,6%).
Particolarmente critico appare il percorso 4, quello dedicato a lavoro e inclusione per i soggetti più fragili. Qui l’Inapp evidenzia una governance poco integrata, con un modello fortemente centrato sui Centri per l’impiego e un coinvolgimento del Terzo settore solo formale e residuale.
A differenza di Regioni come Emilia-Romagna e Toscana, dove sono state costruite reti strutturate tra servizi sociali, Enti locali e associazioni, in Sicilia manca una vera presa in carico multidimensionale.
I numeri confermano il problema. La Regione registra un alto numero assoluto di utenti indirizzati al percorso 4 – oltre 10.500 persone, pari al 13,1 per cento del totale nazionale – ma in rapporto alla vastissima platea di beneficiari siciliani solo il 2,4 per cento viene avviato a questo percorso.
Ancora più significativo il costo medio individuale: 4.411 euro, ben al di sopra della media nazionale di 3.207 euro, a fronte di risultati ancora incerti.
Fondi Pnrr e rischio occasione mancata
Il quadro è ulteriormente appesantito dall’enorme volume di utenza. La Sicilia è seconda in Italia per numero assoluto di prese in carico: oltre 560 mila, con più di 500 mila individui unici. Una pressione enorme su un sistema amministrativo frammentato, sottodimensionato e gravato da procedure complesse.
Non a caso, tutte le principali associazioni datoriali della formazione professionale hanno lanciato l’allarme, denunciando uno squilibrio evidente tra risorse assegnate, obiettivi fissati e capacità amministrativa regionale.
Alla Sicilia sono stati destinati circa 52,4 milioni di euro per il triennio 2024-2026, poco più del 2 per cento del totale nazionale, una quota che appare sproporzionata rispetto al peso demografico e alle fragilità del mercato del lavoro isolano.
In questo contesto, la rimodulazione del programma Gol appare ormai inevitabile. La prosecuzione nel 2026 rappresenta una misura tampone, ma senza un deciso cambio di passo sul piano della governance, della semplificazione e dell’integrazione tra politiche del lavoro e politiche sociali, il rischio è che Gol resti, anche in Sicilia, l’ennesima occasione mancata.
E a pagare il prezzo più alto, ancora una volta, saranno le migliaia di persone che attendono non una presa in carico formale, ma una reale possibilità di lavoro.
La replica della Regione: “Conseguiti integralmente i target previsti”
Il Dipartimento regionale del Lavoro rivendica di aver raggiunto tutti gli obiettivi assegnati nell’ambito del programma Gol, a dispetto dei rallentamenti e dei dubbi evidenziati dall’Inapp, l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche vigilato dal ministero del Lavoro. “I target previsti per la Regione Siciliana sono stati integralmente conseguiti entro le scadenze fissate”, sottolinea il dipartimento, rivendicando la correttezza dell’azione amministrativa e il rispetto degli impegni assunti a livello nazionale.
Piano di attuazione regionale e target del ministero del Lavoro
Gol è un programma pluriennale la cui azione si è articolata nel periodo 2022-2025, ampliato al primo semestre 2026. “All’interno di questo arco temporale – evidenzia il dipartimento in una nota inviata in risposta alle domande QdS circa le perplessità dell’Inapp – sono stati assegnati alle Regioni target fisici e non finanziari, verificabili sulla base di indicatori numerici e non di obiettivi di spesa”.
Ogni piano di attuazione regionale (Par) prevede infatti il raggiungimento di risultati misurabili, la cui verifica è affidata esclusivamente all’unità di missione del programma Gol del ministero del Lavoro. Su scala nazionale, il programma prevede l’erogazione di servizi ad almeno tre milioni di persone e l’attivazione di percorsi formativi per almeno ottocentomila beneficiari, con una quota specifica dedicata alle competenze digitali. “Il programma – precisa il Dipartimento – rappresenta una sperimentazione strutturale della riforma delle politiche attive del lavoro, finalizzata a standardizzare le procedure di presa in carico e a garantire livelli essenziali delle prestazioni uniformi sull’intero territorio nazionale”.
Centri per l’impiego, Lep e partenariato pubblico-privato
A ciò si aggiunge il target relativo alla capacità dei centri per l’impiego di erogare i Lep (livelli essenziali delle prestazioni), fissato in almeno l’80% delle strutture operative. Nel quadro complessivo dell’attuazione del programma è previsto anche il coinvolgimento del partenariato pubblico-privato. “L’erogazione dei servizi – si legge nella nota – avviene attraverso il coordinamento tra centri per l’impiego, agenzie per il lavoro ed enti di formazione, secondo un modello integrato che rafforza l’efficacia degli interventi”.
Risorse assegnate e obiettivi raggiunti al 31 dicembre 2025
Con i decreti emanati nel corso dell’intero periodo di validità del programma, alla Regione Siciliana sono state assegnate risorse pari a 276.740.801,20 euro. A fronte di tali risorse, sono stati attribuiti specifici target da conseguire entro il 31 dicembre scorso. “Tra questi – chiarisce il Dipartimento – il raggiungimento di almeno l’80% dei 64 centri per l’Impiego regionali in grado di proporre ed erogare tutti i livelli essenziali delle prestazioni”.
Ulteriori obiettivi riguardano almeno 300.039 utenti beneficiari del programma con esiti di successo occupazionale, attività formativa erogata e Lep garantiti, nonché la formazione di almeno 64.997 utenti, di cui 31.929 nelle competenze digitali. È stato inoltre assegnato un extra-target da conseguire entro il 30 giugno prossimo, relativo alla formazione di ulteriori 4.780 utenti.
“Tutti i target assegnati alla Regione siciliana al 31 dicembre 2025 risultano raggiunti”, afferma il dipartimento, “come regolarmente rendicontato e comunicato all’unità di missione del ministero del Lavoro”. Le attività per il conseguimento dell’extra-target risultano attualmente in corso.
La posizione ufficiale della Regione Siciliana
Il Dipartimento regionale del Lavoro ribadisce infine il proprio ruolo di responsabile amministrativo dell’attuazione del programma Gol: “L’azione regionale – si legge al termine della nota – è stata condotta nel rispetto delle disposizioni nazionali ed europee, sulla base di dati certificati e verificati dagli organismi competenti, confermando il pieno conseguimento degli obiettivi assegnati alla Regione Siciliana”.

