Guardare dall’alto dà la possibilità di vedere l’insieme aperto di tutto, ma ha un limite se non ci si avvicina. Dall’aereo vediamo noi stessi in miniatura: ordinate formichine che camminano in fila sulle strade, i prati ordinati, le casette e i palazzi curati.
Dall’alto tutto sembra in ordine: ma avvicinandosi emergono le storture
Proviamo ad avvicinarci: ecco le prime storture. Tutte quelle auto in fila non sono proprio in fila e quelle strade ordinate non sono proprio così ordinate. Dall’alto non vediamo il disordine delle auto in tripla fila, della spazzatura accantonata a montagnetta, della gente che impreca, urla, bestemmia; l’aggressività, la violenza, le minacce, i soprusi. Dall’alto è tutto magnificamente ordinato.
Chi comanda senza scendere sulla terra: resilienza, empatia e ordini a vuoto
Non siamo aquile, infatti. Se dall’alto sembra bello, dentro è caos; se dall’alto si complimentano per i risultati raggiunti, ma non conoscono la forza della fatica che costa mettere in ordine chi non ha voglia di fare. Dall’alto forniscono ordini e contrordini e parlano di resilienza ed empatia, di successi e progressioni. Se solo scendessero sulla terra, quella del dovere fare i conti, se solo parlassero con quei “numeri di contratto” o “matricole” per capire. Non sono aquile, costoro. Hanno solo potere di dire la loro senza conoscere, sapere, capire; senza l’autentica Conoscenza c’è presunzione. Non è sufficiente il titolo di studio, avere un ruolo, la persona appartiene alle sue origini e rimane quello che è. Vogliono forse solo che si abbassi la testa, ciò da più forza e sicurezza, perché occorre attaccare l’asino dove vuole il padrone.
Vedere e guardare sono cose diverse: chi sta in alto non conosce la realtà
Non sono aquile, perché non sanno vedere la realtà. Se qualcuno si abbassasse di quota capirebbe che quelle anime subordinate non possono essere usate per emanciparsi economicamente e fare strada socialmente e rivendicando fatiche e sudori. È un atto di superbia, naturalmente senza guardare gli altri. Già, perché tra vedere e guardare c’è differenza, ma non è il caso spiegarlo a chi dall’alto sa tutto, vede tutto, capisce tutto. L’esempio è restituito da ciò che la società propone nei fatti e nei misfatti, ogni giorno.
Non sono aquile, sono talpe.

