Se notate bene, tutte le informazioni che ascoltiamo alla radio, vediamo in televisione, leggiamo sui giornali e sui media sociali, sono “esaltate”, cioè potenziate, cioè urlate.
Sembra che i comunicatori ritengano coloro che ricevono le informazioni sordi, per cui debbono spingere sui toni (alti) e sulle esagerazioni, in modo tale da impressionare chi ascolta.
Questo modo di fare non è consono ai principi deontologici del giornalismo e, quindi, chi è iscritto all’Albo non dovrebbe adottarlo.
Perché i media esagerano: deontologia giornalistica e informazione distorta
La domanda che sorge è: per quale motivo questi cosiddetti comunicatori da strapazzo hanno necessità di esagerare, di esaltare le informazioni, di spararle grosse e non si attengono, invece, al loro dovere, che è quello di trasmettere le notizie tali e quali sono, possibilmente verificate e confermate, secondo la regola atavica che bisogna informare sui fatti e, eventualmente, aggiungere le proprie opinioni?
Non è facile attenersi alla verità perché, com’è noto, la verità in assoluto non esiste. Tuttavia, chi vuole avere la coscienza a posto, deve trasmettere i fatti; lo ripetiamo: i fatti.
Confondere le persone è un delitto etico perché poi queste, a loro volta, trasmettono con grande probabilità messaggi falsi ad altri e così vengono diffuse notizie inesistenti o parzialmente non vere.
Orson Welles e l’invasione dei marziani: il falso giornalismo ha radici storiche
Ricordiamo quella trasmissione del 1938, condotta da Orson Welles e trasmessa dalla Cbs, nella quale l’autore comunicò agli ascoltatori che i marziani avevano invaso la Terra. Successe il finimondo, le forze armate furono messe in allarme, le radio dell’epoca continuavano a martellare i cittadini con queste notizie, finché poi lo stesso Welles svelò il mistero e le acque si calmarono.
Questo è un esempio di falso giornalismo che è rimasto storico nello scorso secolo e di cui quasi tutti hanno dimenticato l’esistenza, salvo noi per la nostra età.
È facile scadere nel qualunquismo o nelle invenzioni; difficile invece, appurare i fatti come sono e trasmetterli in modo obiettivo.
Se coloro che fanno comunicazione imparassero queste regole, per altro eterne, ci sarebbe meno gente che, assumendo informazioni sbagliate, a sua volta le trasmette, con effetti deleteri su tutta la Comunità.
Fake news e pensiero critico: il problema è bilaterale
è ovvio che, d’altra parte, coloro che ricevono le informazioni, se fossero dotati di capacità intellettive adeguate, potrebbero valutarle, rendendosi così conto della loro effettività. è infatti noto che l’ignoranza rende succubi degli altri perché non consente di utilizzare quegli strumenti cognitivi necessari a capire bene le cose e a valutare se ciò che si sente è veritiero, semifalso o falso del tutto.
La questione che vi sottoponiamo è bilaterale: da un canto vi sono persone che diffondono informazioni false; dall’altro ve ne sono altre che sentendo tali informazioni false, non sono in condizione di valutarle e quindi le bevono come se fossero vere.
Disinformazione e manipolazione del voto: i rischi per la democrazia
Ora, è evidente che in questo gioco perverso c’è chi guadagna e c’è chi perde. Vediamo come.
Quando si trasmettono informazioni false solo perché non si ha la capacità di fare le necessarie verifiche, si è già in torto. Peggio, quando tali trasmissioni sono fatte, invece, per acquisire vantaggi di vario genere, come, per esempio, influenzare gli aventi diritto al voto nei momenti di un referendum confermativo, come quello del 22 e 23 marzo, oppure delle elezioni politiche, regionali o comunali.
Quindi, deprecabile è il comportamento amorale di chi dice il falso per una ragione o per un’altra, ma è ancor peggio quando chi lo ascolta non è capace di capire che è falso.
Come difendersi dalla disinformazione: occhi, orecchie e cervello aperti
Ora, noi non intendiamo fare i saputelli, ma la nostra età (ottantacinque anni) ci obbliga a mettere in guardia le persone ignare bombardate da messaggi falsi, che arrivano non solo attraverso gli smartphone, non solo attraverso gli innumerevoli social media, ma spesso anche attraverso i giornali, le trasmissioni radio-televisive e altri mezzi di comunicazione.
Dunque, occhi, orecchie e cervello aperti e attenti per tranciare con molta energia tutto ciò che ci arriva e di cui annusiamo puzza di zolfo.

