Mi diceva Mario Monti che uno dei problemi più gravi della stagnazione economica e sociale del nostro Paese è la mancanza di concorrenza, che dovrebbe essere il pilastro di tutte le attività economiche.
Perché nel nostro Paese la concorrenza latita? La risposta è semplice: perché in Italia vi sono le “cupole”, cioè quelle strutture di vertice dei diversi settori economici che impediscono la sana e giusta competizione fra le imprese, in base a cui dovrebbe vincere la migliore per qualità, quantità ed economicità.
Le “cupole” dei settori economici
Quali sono queste “cupole”? Le abbiamo elencate tante volte, ma per non dimenticarle ve ne facciamo alcuni esempi.
Farmaci e industria farmaceutica
I farmaci. I prezzi e la qualità vengono vigilati dall’Agenzia italiana del farmaco, tuttavia, di essi se ne fa un enorme abuso, tanto che, secondo recenti sondaggi, nelle case di italiane e italiani ve ne sono enormi quantità, che vengono poi gettati via perché non utilizzati. I medici di famiglia, dal canto loro, ne prescrivono a iosa, spaventati dal fatto che i loro pazienti possano cambiarli e rivolgersi a qualcun altro.
Vi è un’altra questione fuorviante e cioè la facoltà delle industrie farmaceutiche di fare pubblicità ai loro prodotti come se fossero cibo, automobili, abbigliamento o altro. I farmaci non dovrebbero essere pubblicizzati. I Governi (questo e i precedenti) avrebbero dovuto fare una legge per vietare gli spot di questo tipo, perché essi aumentano fortemente la cosiddetta “automedicazione”, cioè l’utilizzo degli stessi senza il necessario e preventivo controllo medico.
Finanza, banche e società finanziarie
Un’altra “cupola” è costituita dalla finanza, dalle banche, dalle società finanziarie e altri che di fatto si fanno poca concorrenza e impediscono ad altri soggetti di entrare nell’agone per rendere a cittadine e cittadini servizi di migliore qualità e a prezzi più bassi.
Appalti pubblici e grandi gruppi
Po vi è tutto il settore degli appalti, ove vi è una concorrenza formale, ma non sostanziale, perché essi vengono aggiudicati dai grandi gruppi che hanno una potenza di pressione enorme e quindi alla fine tutte le medie e piccole imprese vengono tagliate fuori e si devono accodare alle grandi per avere i subappalti, con cui guadagnano poco.
Energia e costi sopra la media europea
Ancora, l’energia: questo è un bene fondamentale per il manifatturiero, ma anche per gli Enti locali, per le imprese e per cittadine e cittadini. Essa costa molto di più della media europea, nonostante vi sia stato un forte sviluppo e una forte estensione del fotovoltaico, che però viene frenato, appunto, per evitare di rubare clienti a chi produce con gas e petrolio. La “cupola” è fortissima e impedisce una sana e giusta concorrenza a favore di cittadini e imprese.
Trasporti e monopolio ferroviario
Vi è poca concorrenza anche in un altro settore non secondario, che è quello dei trasporti. Solo da pochi anni i Governi hanno consentito la concorrenza sulle reti ferroviarie ad alta velocità, mentre esisteva da un po’ prima quella sulle reti ordinarie dal Nord Italia. Conseguentemente, l’azienda monopolista, cioè Ferrovie dello Stato, faceva e disfaceva a proprio vantaggio e quindi a svantaggio dell’utenza.
Il monopolio delle Pubbliche amministrazioni
L’elenco è lungo, ma vogliamo concluderlo con l’analisi del monopolio delle Pubbliche amministrazioni.
A prima vista non sembra che questo settore sia analizzato da queste note. Ma, se ci pensate bene, la mancanza di concorrenza nei servizi pubblici provoca due gravi conseguenze. La prima è che vi è una spesa non proporzionata ai servizi prestati e la seconda è che essi non sono di sufficiente qualità per soddisfare il fabbisogno di imprese e cittadini.
Vi è una terza conseguenza non apparente: questa condizione di monopolio agevola il favoritismo e il nepotismo. Per cui vi sono dirigenti e dipendenti pubblici che per fare transitare i fascicoli aspettano la telefonata di chi chiede il favore.
La situazione è nota, la satira punge fortemente tutto questo settore, ma le istituzioni sono sorde proprio perché questo sistema di favoritismo e di nepotismo, in fin dei conti, è loro utile per piazzare adepti, a prescindere dal merito e dalla qualità.
Si possono abbattere le “cupole”?
Si potranno abbattere le “cupole”? Riteniamo di no, ma la denunzia forte e chiara rimane all’attenzione dell’Opinione pubblica. Scritta nero su salmone!

