Sanità, la Regione premia l’inefficienza - QdS

Sanità, la Regione premia l’inefficienza

Carlo Alberto Tregua

Sanità, la Regione premia l’inefficienza

martedì 20 Agosto 2019 - 00:00

La Regione siciliana spenderà anche per l’anno corrente circa 9 miliardi, di cui la metà arriva da trasferimenti statali.
Come gestisce questo tesoretto l’Assessorato competente? Facendo una scelta ideologica e cioè assegnando a ospedali e presidi Asp circa otto miliardi, pari a circa i nove decimi dell’intera spesa. Il resto è attribuito alle strutture private.
Ora, l’articolo 32 della nostra Costituzione prevede che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. La legge di attuazione di questo articolo, che istituì il Servizio sanitario nazionale (legge 883 del 1978), prevede che tale servizio possa essere espletato da strutture pubbliche o private. Tale legge ha istituito il Drg (diagnosis-related group) che è sostanzialmente una sorta di fattura per ciascuna prestazione, tutto compreso. Il Drg è emesso da ospedali, presidi e strutture private.

Dunque, il Drg fa riferimento alla singola prestazione e non a chi la esegue, essendo indifferente il soggetto sanitario che deve provvedere al bisogno del malato.
La Regione dovrebbe preoccuparsi che il servizio prestato sia del miglior livello qualitativo possibile e non dovrebbe invece preoccuparsi di chi lo ha eseguito. Se fosse davvero così, sarebbe anacronistica l’attribuzione delle risorse al settore pubblico o privato, essendo ininfluente la scelta del soggetto e attribuendo piuttosto prevalenza al come la prestazione sia stata effettuata.
Siamo a conoscenza, per le diverse inchieste giornalistiche svolte in questi decenni, che gli ispettori inviati dall’assessorato regionale della Salute sono giustamente rigorosi quando vanno a controllare le strutture private, e per niente rigorosi quando controllano quelle pubbliche. Intendiamoci, non vogliamo difendere nessuno, vogliamo invece difendere l’equità e il merito.
Si capisce che l’assessorato della Salute intenda privilegiare ospedali e presidi perché all’interno di quelle strutture clientelismi e favoritismi sono di casa. Per esempio, non si capisce l’assunzione elevata di personale amministrativo e la mancata assunzione di personale sanitario.
Ruggero Razza è persona che conosciamo da molto tempo, capace ed equilibrata, però, in questo suo anno e mezzo di gestione del delicato settore, non ha mostrato i muscoli, come non ha fatto peraltro il suo presidente, Nello Musumeci.
Muscoli nei confronti di chi? Di quelle strutture sanitarie, pubbliche o private, che funzionano male e che non servono gli ammalati siciliani al meglio. Con la conseguenza di incentivare il turismo sanitario, cioè la necessità che molti siciliani vadano a curarsi in altre regioni o all’estero, però pagando regolarmente il Drg emessi da quegli ospedali o strutture convenzionate.
Dalle nostre inchieste risulta che, mediamente, la Regione ha uno sbilanciamento di circa 230 milioni di euro; somma gettata al vento perché le strutture siciliane non sono in condizione di soddisfare le esigenze di tutti, ma proprio tutti, gli ammalati siciliani.
L’inefficienza nel gestire il tesoretto di 9 miliardi è un vulnus che il governo regionale dovrebbe eliminare.

Non è comprensibile, neppure, il diniego della istituzione di Pronto soccorso presso le strutture private, in presenza di forte carenza di quelli pubblici. Supponiamo che tale diniego rientri in quella valutazione prima accennata e cioè che non si vogliono assegnare risorse al settore privato, sempre per questioni ideologiche e non perché vi siano motivazioni e ragioni obiettive.
Nel pubblico ci sono magna magna, inefficienze, dispersioni e, perché no, corruzione. Favorire questi aspetti negativi della gestione sanitaria anziché spingere verso una qualità del servizio pari a quella, per esempio, della Regione Lombardia o della Regione Veneto. è un comportamento inqualificabile.
Non solo, ma in quelle due Regioni pilota – che funzionano in base a costi e fabbisogni standard – la spesa media per paziente è inferiore a quella siciliana.
Perché puntiamo ripetutamente la nostra attenzione sul settore sanitario regionale? Per due motivi: il primo riguarda la qualità mediocre del servizio; il secondo si riferisce allo spreco di risorse che potrebbero essere utilizzate meglio in altri settori.

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