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Le vere armi del XXI secolo

Le vere armi del XXI secolo
Stretto di Hormuz

Energia, cavi, satelliti

E così la cosiddetta guerra fra Trump e Khamenei può dirsi conclusa. Il primo non ha ottenuto quello che voleva e quindi molti commentatori hanno quasi cantato il de profundis: Trump ha perso la guerra. Non siamo d’accordo perché queste cosiddette guerre non dichiarate non si perdono né si vincono, in quanto sono interlocutorie. Perché scriviamo questo? Perché la materia del contendere è di tipo economico, dietro cui c’è l’ingordigia di denaro o di ricchezza, con la conseguenza che chi ne ha di meno ne vuole di più.

Poi, la questione di fondo, cioè il denaro, viene ammansata da argomenti nobili quale la morale, l’etica, la dignità umana, l’equità, eccetera; ma la verità è che dietro a tutto c’è, ripetiamo, l’argent.

Trump ha “mollato”’ dodici miliardi di dollari agli iraniani e gli iraniani hanno allentato la morsa sullo stretto di Hormuz. La conseguenza di questo accordo è anche che la guerra fra Israele e gli Hezbollah va verso una fermata, tenendo conto degli “ordini” di Trump a Netanyahu.

Energia: una delle vere armi del XXI secolo

Il danaro è la misura della ricchezza e la ricchezza finanziaria è certamente un potere enorme, ma oggi vogliamo evidenziare altri poli di grande potere. Il primo fra essi è l’energia: tutto il mondo si muove in quanto alimentato dalla stessa, senza la quale si fermerebbe. Dunque, chi possiede energia diventa autosufficiente e può imporre i propri punti di forza agli altri.

Cavi e tubi sottomarini: infrastrutture strategiche globali

Poi vi è un altro punto di forza di cui pochi parlano: cavi e tubi sottomarini, che uniscono i continenti e che trasportano non solo energia, ma anche dati, gas e altri prodotti liquidi, solidi e immateriali. Chi possiede questi cavi sottomarini e tubi di fatto può condizionare tutti i riceventi perché basta un tasto che chiuda un divisore materiale o immateriale per fermare il flusso e quindi, di conseguenza, fermare le attività degli stessi.

Guerra Russia-Ucraina e crisi energetica europea

Nella guerra fra Russia e Ucraina, quando improvvidamente l’Unione europea ha deciso di sanzionare la prima, la conseguenza fu che i tubi che trasportavano energia, cioè petrolio e gas dalla Russia, si sono chiusi e l’Unione ha fatto passi indietro nel suo sviluppo socio-economico e non solo.

Il potere dell’informazione e dei satelliti

Altro punto di forza è diventata l’informazione, che passa in grande misura attraverso i satelliti. Vi sono molte aziende private che hanno inviato nello spazio ad altezze variabili reti di satelliti, i quali consentono di far parlare contestualmente miliardi di persone in qualunque parte del mondo. L’informazione ha così assunto un valore economico perché chi ne detiene il controllo può imporre non solo tariffe e prezzi, ma può anche condizionare transazioni di vario genere e comportamenti.

Infrastrutture strategiche e competitività dei Paesi

Dunque, come abbiamo elencato, i punti di forza strategici sono svariati e chi ne detiene qualcuno è in condizione di imporre la propria volontà agli altri. Ecco perché i Paesi più arretrati, come il nostro, dovrebbero preoccuparsi di dotarsi proprio di queste infrastrutture strategiche, per evitare di continuare a essere subordinati a chi invece le possiede. Per fare ciò ci vogliono governanti che abbiano lo sguardo lungo dieci o quindici anni, che possiedano conoscenze e competenze e che riescano a disegnare dove il nostro Paese si dovrebbe collocare in uno scenario futuro.

Italia, sviluppo economico e limiti della politica

Ed è proprio in quanto precede la debolezza dell’Italia. Ne parleremo successivamente, ma intanto possiamo certificare che in questo secolo il nostro Paese non è andato avanti quasi per niente, anche se l’apparato manifatturiero ha fatto passi avanti aumentando le esportazioni e il proprio fatturato.

Ma è noto ormai che in un regime di economia mista non basta il settore privato per fare progredire il Paese se poi la ricchezza che esso produce viene utilizzata male da chi la deve distribuire, cioè le istituzioni, con la conseguenza che tale distribuzione non genera nuova ricchezza. È vero, infatti, che le istituzioni non producono ricchezza, ma nelle loro azioni di distribuzione possono creare le basi perché ne emerga di nuova.

Lasciamo a voi, cari lettori e lettrici, la valutazione su quanto prima descritto. Secondo voi la classe dirigente istituzionale ha fatto progredire il Paese, in questo secolo?