Roma, 11 mar. (askanews) – Sospendere temporaneamente le autorizzazioni per i nuovi impianti vitati e fare chiarezza sulla reale situazione delle giacenze di vino nelle cantine e strumenti che favoriscano più liquidità alle imprese. Sono questi alcuni dei principali orientamenti emersi dal Coordinamento del settore vitivinicolo di Legacoop Agroalimentare. L’incontro è stato presieduto dal presidente di Legacoop Agroalimentare Cristian Maretti e dal responsabile politico del settore Claudio Biondi. La riunione si è aperta con un’analisi degli scenari internazionali, caratterizzati da un contesto di forte instabilità tra vecchi e nuovi conflitti geopolitici, tensioni commerciali, dazi e rincari dei costi energetici, delle materie prime e dei trasporti. Un quadro che genera forte preoccupazione per le imprese del settore.
Nel corso del confronto è stato inoltre approfondito il recente Pacchetto vino, analizzandone le novità normative e le possibili opportunità per il comparto. “Dalle cooperative vitivinicole è emersa con forza la richiesta di prevedere una sospensione delle autorizzazioni per nuovi impianti vitati – spiega Maretti – Ogni anno, infatti, l’attuale sistema comporta la possibilità di impiantare quasi 7mila ettari di vigneto. Alla luce della possibilità introdotta dal Pacchetto vino di portare le concessioni anche allo 0%, il Coordinamento ritiene urgente valutare una sospensione temporanea delle nuove autorizzazioni per evitare di aumentare ulteriormente l’offerta in una fase di mercato già segnata da possibili squilibri tra domanda e produzione”.
Per Legacoop Agroalimentare diminuire le rese non basta, occorre un quadro chiaro delle giacenze di vino, che appare molto diversificata a seconda delle categorie di prodotto, delle tipologie e dei territori. Una valutazione uniforme rischierebbe infatti di risultare inefficace, dal momento che il mercato del vino non è unico ma composto da segmenti differenti, con dinamiche e destinazioni molto diverse tra loro. “Tutte le soluzioni che non tengono conto di tale dettaglio appaiono a nostro avviso superficiali ed inefficaci”, sottolinea Maretti.
Per questo motivo è stato sottolineato il ruolo centrale che Regioni e Consorzi di tutela “devono svolgere nella definizione delle politiche vitivinicole locali, potendo contare su una conoscenza diretta delle condizioni dei singoli territori e delle specifiche Denominazioni. Un approccio ritenuto essenziale anche per tutelare quelle filiere che negli anni hanno investito in innovazione tecnologica, agronomica e nel marketing, mantenendo oggi un equilibrio di mercato e garantendo reddito ai viticoltori”, conclude Maretti, che non esclude il ricorso alle misure emergenziali previste dal Pacchetto vino, come distillazione ed estirpazione, per quegli areali o per quelle denominazioni che si trovino in condizioni di difficoltà strutturale.

