Ogni anno siamo costretti a ritornare con un breve commento sulla Legge di bilancio, di solito approvata il 30 del mese di dicembre con una tecnica che sembra fatta apposta per confondere i cittadine e cittadini. Infatti – non vi scandalizzate – essa è formata da un solo articolo. Dov’è il trucco? Che tale “orfano” genera ben 973 commi senza alcun ordine, uno appresso all’altro, per cui ci vuole il lanternino e un’enorme pazienza per capire il riferimento degli stessi.
Non è tutto. La Legge non è immediatamente attuabile per la semplice ragione che demanda a ben 103 decreti l’applicazione, per cui tutti coloro che sono interessati agli effetti di tale legge, devono attendere che i diversi organi dello Stato emettano tali decreti attuativi.
C’è di peggio: sono tali e tanti questi strumenti che non vengono emessi nell’anno corrente, con la conseguenza che le norme, cui fanno riferimento, perdono totalmente di efficacia. La Legge di bilancio 2025 è arrivata al 31 dicembre con ben 49 decreti attuativi (sic!) non emessi.
Parlamento, Governo e leggi incomprensibili
La domanda che sorge è: come mai un Governo e un Parlamento che abbiano rispetto per cittadine e cittadini, elaborano e compilano leggi di questo tipo, fatte apposta per non essere capite dalla moltitudine, come esige il principio leges ab omnibus intelligi debent, cioé le leggi debbono poter essere comprese da tutti?
Peraltro, su questo modo di legiferare il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha più volte inviato lettere al Parlamento invitandolo, appunto, a scrivere norme “leggibili” e comprensibili. Ma il Parlamento è sempre stato sordo e non ci riferiamo solo a quello corrente, bensì a tutti i precedenti, tornando indietro con la mente di almeno di trent’anni.
Sorge un’ulteriore domanda: perché i compilatori dei testi di legge procedono in questo modo, senza tener conto della necessità che quanto scrivono sia comprensibile alla maggior parte di chi legge? Una prima risposta semplicistica potrebbe essere la seguente: scrivono così perché è loro più comodo in quanto non fanno la fatica di condensare le nuove norme con quelle vigenti. Così evitano di sudare.
Tecnica legislativa e commi della Legge di bilancio
Non vi sembri un’esagerazione quanto scritto e per rendervi l’idea vi facciamo un breve esempio.
L’articolo 1, comma 4 della legge in esame dice che “all’articolo 16-ter del Testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo il comma 5 è inserito il seguente: ‘5 bis…’”. Ma non è tutto perché il 5 bis si suddivide poi in altri 3 punti. Questa tecnica è estesa per ben 973 commi e 196 pagine: una cosa da manicomio.
Vi è una seconda ipotesi sulle motivazioni di questa modalità malsana di scrivere la Legge di bilancio (e non solo) ed è proprio quella di non far capire alla gente che cosa essa voglia dire, che cosa voglia indicare, quali obiettivi voglia raggiungere. Insomma, una coltre spessa di incomunicabilità e di incomprensione affinché cittadine e cittadini possano essere bellamente gabellati, avere sempre bisogno di consulenti di vario genere per cercare di capire quali siano i loro diritti e i loro doveri e sbagliare più facilmente, dando così alle Pubbliche amministrazioni la possibilità di coglierli in fallo.
Crescita economica e divario Nord-Sud nella Legge di bilancio 2025
Scusate questo annuale editoriale sulla Legge di bilancio, nella quale non ci azzardiamo a entrare nel merito perché ci vorrebbero tantissime pagine di questo Giornale, per spiegarla in maniera comprensibile a tutti. Diciamo solo che vi sono tante piccole norme che aiutano donne, famiglie e dipendenti e tante altre piccole norme che vengono incontro a esigenze del settore economico. Ma l’impianto complessivo, come abbiamo scritto più volte, non è indirizzato ad aumentare concretamente il Prodotto interno lordo, per esempio del 3 o del 4 per cento, mentre tale incremento (si fa per dire) è stato previsto intorno allo 0,5 per cento.
E poi, lo ripetiamo ancora una volta, non viene affrontato quel grosso macigno che impedisce al nostro Paese di crescere adeguatamente e cioé la grande differenza dello stato economico, sociale e dei servizi che vi è fra le otto regioni del Nord e le otto regioni del Sud.

