Milano, 8 mar. (askanews) – Per quasi una Cantina su cinque l’enoturismo genera fino al 60% dei profitti aziendali; per circa la metà delle imprese il contributo arriva fino al 30%. Nel campione analizzato non risultano attività in perdita. È quanto emerge dal report di Roberta Garibaldi, “Quando il vino incontra il turismo. Numeri e modelli delle cantine italiane”, che colloca l’esperienza in Cantina tra le componenti ormai strutturali del modello di business, in una fase di consumi in calo e di crescente attenzione alle attività legate ai territori.
A livello globale il comparto viene stimato in 46,5 miliardi di dollari, con l’Europa al 51% del mercato e una crescita annua prevista del 12,9%. Nel 2023 i consumi mondiali di vino sono scesi al livello più basso dal 1961. In questo contesto di contrazione del mercato, il report indica l’enoturismo come una leva capace di generare spesa nei territori, rafforzare le vendite dirette delle Cantine e ampliare la conoscenza dei clienti attraverso i dati raccolti durante le visite.
L’indagine riguarda imprese che svolgono attività enoturistiche, selezionate attraverso codici Ateco legati alla coltivazione dell’uva, alla produzione di vino e alle forme di alloggio connesse alle aziende agricole. Nella maggior parte dei casi la gestione è diretta: in due aziende su tre il coordinamento resta in capo alla proprietà e solo una minoranza dispone di una struttura dedicata, mentre le realtà più grandi hanno reparti interni più organizzati. L’83% delle imprese opera con meno di 10 addetti, spesso stagionali.
L’offerta comprende visite, degustazioni e corsi, cui si affiancano servizi più strutturati. Le attività agroturistiche sono presenti con la ristorazione al 36%, l’alloggio al 30% e i servizi per eventi al 22%. Il 90% delle imprese propone visite in cantina e tra i filari, elemento che distingue l’Italia nel confronto internazionale. Le esperienze durano in prevalenza tra una e due ore; i prezzi si concentrano nella fascia 36-50 euro. Quanto all’apertura, il 91% delle Cantine accoglie nei giorni feriali e il 78% nel weekend. Nelle festività nazionali la quota scende al 39%. La continuità risulta più marcata nel Centro Italia, più discontinua nel Sud e nelle Isole.
Nel 2024 i flussi si distribuiscono soprattutto nelle fasce intermedie: la quota più ampia delle imprese registra tra 500 e 2.000 visitatori annui, oltre la metà si colloca tra 500 e 5.000, mentre solo una minoranza supera i 5.000 ingressi. Il pubblico è in maggioranza italiano, al 55%; gli stranieri rappresentano il 32%, residenti e visitatori locali il 7%, gli ospiti trade il 4%. La quota estera resta inferiore alle medie citate per Europa e mercati oltreoceano.
La stagionalità concentra il 68% delle visite tra primavera ed estate. L’autunno vale il 22%, l’inverno l’11%. Nel confronto richiamato con la Francia, i mesi della vendemmia segnano un picco di affluenza. Le cantine più piccole mostrano una distribuzione più uniforme durante l’anno; quelle più grandi registrano variazioni più accentuate nei periodi di punta. Sul versante della comunicazione la presenza online è diffusa e spesso multilingue, ma la prenotazione digitale resta limitata a una minoranza. Le vendite avvengono ancora soprattutto tramite telefono ed e-mail, assieme a form online e contatto diretto. Solo un quarto delle aziende utilizza intermediari digitali. Facebook e Instagram sono i canali più utilizzati, mentre TikTok compare con una diffusione più contenuta.
Nel triennio 2022-2024 ha investito il 77% delle imprese, una quota che nel confronto citato supera quella del settore alberghiero. La metà delle cantine destina tra il 6% e il 15% del fatturato, con un’incidenza media del 14,15%. La propensione è più elevata nel Nord e nelle aziende medio-grandi, mentre le realtà più piccole investono percentualmente quote maggiori. Per il periodo 2025-2027 il 53% prevede nuovi investimenti; in condizioni favorevoli la quota potrebbe arrivare al 63%. Le Cantine che investono mostrano risultati migliori per ROE, produttività e crescita dei ricavi tra 2019 e 2024. L’analisi distingue quattro profili di impresa: prevalgono le realtà locali conservative e gli operatori internazionali tradizionali; gli investitori evolutivi risultano i più dinamici in termini di crescita.
Sul piano della governance il coordinamento territoriale appare frammentato. I Consorzi sono tra gli attori più citati, seguiti da assessorati regionali al turismo e distretti del cibo; Strade del Vino e Movimento turismo del vino hanno una presenza meno diffusa. Il 62% delle Cantine si dichiara disponibile a contribuire a un consorzio pubblico-privato per il marketing territoriale con quote tra 100 e 300 euro annui. Tra le priorità indicate figurano accessibilità e trasporti, semplificazione burocratica e promozione integrata, assieme al riconoscimento della figura di Hospitality Manager.

