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Lente Colle su pacchetto sicurezza, Meloni lo vuole in Cdm. E ‘sfida’ opposizioni

Lente Colle su pacchetto sicurezza, Meloni lo vuole in Cdm. E ‘sfida’ opposizioni

Interlocuzioni con Quirinale su misure per decreto e ddl. Premier: Schlein passi da parole a fatti

Roma, 2 feb. (askanews) – Il tentativo resta quello di portare nel Consiglio dei ministri di mercoledì sia il decreto che il disegno di legge, per dare quel segnale sulla sicurezza che Giorgia Meloni ha messo tra le priorità del governo per il 2026 e che, dopo gli scontri di sabato a Torino, per la premier è diventato ancora più impellente. Se l’obiettivo sarà centrato e, cosa ci sarà nell’uno e nell’altro, dipende però anche dalle interlocuzioni che nelle prossime ore ci saranno tra palazzo Chigi e il Quirinale. Non da oggi il Colle ha acceso i riflettori sui criteri di “necessità e urgenza” delle misure che l’esecutivo vuole introdurre per decreto, ma Meloni vuole che arrivi al più presto un segnale forte, anche se l’invito è quello a fare norme che siano “inattaccabili”, sia dal punto di vista costituzionale che giuridico. Anche il disegno di legge, è stato il suo input, deve andare veloce.

Ed è stato proprio questo uno dei focus della riunione che Meloni ha presieduto in mattinata, con la partecipazione non solo dei vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani (in collegamento dalla Sicilia, in parte ‘sostituito’ da Maurizio Gasparri), ma anche dei sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, dei ministri Piantedosi, Nordio e Crosetto e dei vertici delle forze armate.

Alla fine nel decreto ci dovrebbe essere la cosiddetta norma ‘anti-maranza’, con un giro di vite sulla vendita dei coltelli ai minori ma anche una sorta di scudo per le forze dell’ordine, in particolare con la previsione che non vi sia l’iscrizione d’ufficio nel registro degli indagati laddove sia ravvisabile “la sussistenza di una causa di giustificazione”, norma che per superare le obiezioni di costituzionalità dovrebbe valere per qualunque cittadino. Tutto il resto dovrebbe andare invece nel disegno di legge anche se la Lega insiste che nel provvedimento urgente ci sia anche il fermo preventivo delle persone sospette per prevenire violenze in occasione dei cortei, punto su cui però il Colle avrebbe già manifestato molte perplessità. Un tema insomma su cui sono in corso valutazioni e approfondimenti. Il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ipotizza piuttosto una “sorta di Daspo”. Perplessità degli azzurri ci sono anche sulla proposta tanto cara a Matteo Salvini del pagamento di una cauzione per chi organizza manifestazioni. “C’è un tema – spiega Gasparri – di responsabilità oggettiva. E’ una misura complicata da attuare”.

Insomma, la quadra anche dentro il governo va ancora trovata. Ma il vertice convocato a palazzo Chigi è anche occasione per Giorgia Meloni per rispondere a distanza a Elly Schlein. La premier non avrebbe affatto gradito la sollecitazione fatta ieri dalla segretaria dem a non “strumentalizzare” i recenti fatti di cronaca. Da qui l’appello-sfida alle opposizioni, messa nero su bianco in una nota, a una “stretta collaborazione istituzionale” e a convergere su “una risoluzione unitaria in tema di sicurezza, che potrebbe essere votata già questa settimana”. Sulla condanna delle violenze e il sostegno alle forze dell’ordine – avrebbe argomentato la presidente del Consiglio – è ora che Schlein passi dalle parole ai fatti. Una mossa che peraltro la premier mette in campo con la convinzione di far emergere ancora una volta le spaccature nel fronte delle minoranze. E’ possibile che un voto si tenga mercoledì in Senato, dove l’informativa già prevista sugli scontri di Torino di Piantedosi si potrebbe tasformare in una comunicazione, con conseguente presentazione di risoluzioni su cui l’aula sarebbe chiamata a esprimersi. Non è detto che altrettanto accada alla Camera dove il ministro dell’Interno è atteso domani pomeriggio.