Les Juges sont la bouche de la loi - QdS

Les Juges sont la bouche de la loi

Carlo Alberto Tregua

Les Juges sont la bouche de la loi

sabato 10 Aprile 2021 - 00:00

Procure, basta con i comunicati stampa

Les Juges son la bouche de la loi (I Giudici sono la bocca della legge), sosteneva Montesquieu (1689-1755). Quindi, sono i soggetti pubblici che hanno l’onere di applicare la legge e non interpretarla, come accade sovente.
I magistrati si distinguono in due grandi categorie: gli accusatori e i giudicanti. I primi svolgono le inchieste, formulano le accuse al Giudice per le indagini preliminari, il quale, da terzo e dopo aver sentito la difesa, decide se mandare a processo gli accusati, ovvero archiviare l’accusa.
Fra i secondi, vi è il Gip, una garanzia per i cittadini perché è terzo e valuta, in maniera bilanciata, le tesi dell’accusa e quelle della difesa. Maggiore garanzia è quella dei giudici monocratici o riuniti in collegio, perché nel corso dei processi vengono (o dovrebbero essere) valutati testimonianze e documenti prodotti da accusa e difesa. Nient’altro che si sia svolto al di fuori dei processi medesimi.

Delineato questo quadro, emergono delle storture quando c’è chi fra gli accusatori (una stretta minoranza) tenta di portare i giudizi fuori dalle aule, cioè sui mezzi di informazione (giornali, radio, televisioni, web) per impressionare e indirizzare l’opinione pubblica con tesi di colpevolezza anticipata, talché l’Informazione di garanzia, prevista dall’art. 369 del Codice di procedura penale, erronemanete denominato “Avviso di garanzia”, a tutela dell’indagato, si trasforma mediaticamente in avviso di colpevolezza, soprattutto se l’indagato è persona nota.
Questo accade perché alcuni accusatori hanno l’abitudine (non buona) di inondare l’informazione pubblica di comunicati stampa.
Ora, è del tutto evidente che l’informazione di parte non dovrebbe essere formulata e neanche recepita dai mezzi di informazione, e male fanno quei direttori e giornalisti che li riportano perché con il loro comportamento violano il Testo unico dei doveri del giornalista, aggiornato all’1/1/2021, il quale impone agli stessi di riportare informazioni bilanciate, in questo caso fra accusa e difesa. Il teatrino dei giudizi nei mass media deve finire perché nuoce alla Democrazia.
La Corte di giustizia di Lussemburgo, con sentenza del 2/3/2021, ha sancito due sacrosanti principi: 1) il principio di innocenza dell’accusato, peraltro già previsto dalla Costituzione all’art. 27; 2) il divieto alle Procure di autorizzare intercettazioni – particolarmente gravi quelle disposte dalla Procura di Trapani sui giornalisti impegnati in Libia – senza l’autorizzazione del giudice, in questo caso del Gip, perché è sempre necessario che vi sia un giudice terzo a vigilare sulle iniziative dell’accusa, che comunque è sempre una parte e potrebbe debordare dai suoi doveri.
Sembra che la neo ministra, Marta Cartabia, anche forte del suo ruolo di ex presidente della Corte costituzionale, nella riforma del processo penale voglia inserire il divieto alle Procure di ordinare intercettazioni senza l’autorizzazione del Giudice terzo. Sembra anche che si stia orientando a inserire il divieto alle Procure di emettere comunicati stampa, sempre secondo il principio che i processi si fanno in Tribunale e non fuori da quelle mura.

Questo giornale, da sempre, segue la linea prevista dal Codice deontologico citato e pertanto non pubblica i comunicati stampa delle Procure, ma solo ordinanze e sentenze emesse dai magistrati giudicanti, così tutelando il principio del bilanciamento tra accusa e difesa. Peraltro, né Polizia né Carabinieri o Guardia di finanza hanno l’abitudine di emettere comunicati stampa, salvo quando vi sono fatti di particolare gravità.
Quello che scriviamo non sembri una mancanza di riguardo nei confronti della Magistratura, che va sempre apprezzata per il pesante carico di lavoro che sostiene, apprezzamento che manifestiamo alla stragrande maggioranza di Procuratori, Aggiunti e Sostituti, perché anch’essi hanno una funzione sociale estremamente importante.
Però, non possiamo manifestare pari apprezzamento nei confronti di quei pochi che, invece di agire in base alle prove, tentano di costruirle per creare clamore mediatico – cercando la notorietà piuttosto che la verità -, ritenendo così di avere credito ai fini della propria carriera.
Basta col teatrino, le commedie si fanno nei luoghi appropriati, a loro consoni.

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