Milano, 24 giu. (askanews) – Les Grands Chais de France ha chiuso il primo semestre del 2026 con un aumento del 70% delle vendite in Italia dei vini della Valle della Loira rispetto allo stesso periodo del 2025. A trainare la crescita sono soprattutto i Crémant de Loire, ma il dato si accompagna anche al rafforzamento dei bianchi fermi, che confermano l’interesse del mercato italiano per una delle aree vitivinicole più articolate di Francia.
Il risultato si inserisce in un quadro più ampio. Secondo InterLoire, l’ente che tutela i vini della Valle della Loira e riunisce oltre 3.000 operatori tra viticoltori e cooperative, nel 2024 l’export della regione ha raggiunto il valore più alto degli ultimi 25 anni, toccando i 200 milioni di euro, con una crescita vicina al 6%. Gli aderenti a InterLoire rappresentano l’80% del volume produttivo dell’area.
La spinta arriva dalla domanda internazionale di bottiglie di maggiore valore, in particolare nelle categorie degli spumanti e dei vini bianchi. È in questo scenario che si colloca anche l’andamento del mercato italiano, dove LGCF registra una progressione netta e individua nei Crémant il principale motore della crescita, insieme con una domanda in aumento per i bianchi fermi.
“La Valle della Loira è una tra le regioni vitivinicole più dinamiche, la terza in Francia per superficie vitata. Si tratta di un mercato che all’estero riscuote sempre più successo” ha dichiarato, Romina Romano, Country Manager Italia del gruppo francese, spiegando che “se oggi i crémant sono il volto della regione nel Mondo, i vini bianchi fermi rappresentano la quota più considerevole della produzione enologica della Valle della Loira, trainata in particolare dal Chenin Blanc che produce vini di altissimo livello, sorprendenti come ci piace definire i vini di questa regione”.
La struttura produttiva della Loira spiega in parte questa capacità di presidiare segmenti diversi. I vini bianchi rappresentano il 45% della produzione complessiva e si fondano soprattutto su Chenin Blanc, Sauvignon Blanc e Melon de Bourgogne. I rosati valgono il 25%, dato che colloca la regione al secondo posto in Francia dopo la Provenza. I rossi si attestano al 18%, in prevalenza da Cabernet Franc, mentre il 12% riguarda le bollicine del Crémant de Loire, categoria indicata in crescita.
Sul piano commerciale, circa l’80% della produzione resta sul mercato francese, mentre il 20% viene esportato. Oltre all’Italia, le principali destinazioni sono Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Belgio e Canada, mercati che insieme rappresentano il 70% del valore totale dell’export. La crescita interessa anche gli Stati Baltici, gli Emirati Arabi Uniti e la Finlandia.
La Valle della Loira è la terza regione vinicola francese per superficie vitata dopo Languedoc-Roussillon e Bordeaux. Conta oltre 87 AOC riconosciute, distribuite su 42.000 ettari di vigneto e suddivise in quattro grandi aree: Pays Nantais, Anjou-Saumur, Touraine e Centre-Loire. È una geografia ampia e differenziata, capace di esprimere stili molto diversi tra loro.
Nel Pays Nantais domina il Melon de Bourgogne, vitigno del Muscadet, segnato dall’influenza oceanica. In Anjou-Saumur lo Chenin Blanc mostra una notevole versatilità, dai secchi agli spumanti fino ai vini dolci. In Touraine convivono le interpretazioni dello Chenin Blanc, il Cabernet Franc di zone come Chinon e Bourgueil e il Sauvignon Blanc. Nel Centre-Loire, infine, il Sauvignon Blanc è il riferimento di Denominazioni come “Sancerre” e “Pouilly-Fumé”.

