TRAPANI – Da aprile 2025 il Libero Consorzio comunale di Trapani ha finalmente trovato il definitivo assetto istituzionale, superando anni di commissariamento dovuti alle tante incognite della Legge regionale di riferimento. L’elezione di Salvatore Quinci, attuale presidente dell’ex Provincia regionale e sindaco di Mazara del Vallo ha segnato un nuovo inizio dalla rimodulazione della struttura di secondo livello, avvenuta ormai più di un decennio fa. Abbiamo fatto il punto proprio con il presidente Quinci, dopo quasi un anno di mandato.
Primo presidente di un Libero Consorzio comunale dopo una decina di anni di commissariamenti delle ex Province. Come sta funzionando l’Ente, ci sono risorse sufficienti?
“Governare la provincia di Trapani, voglio sdoganare il termine Provincia, solo in Sicilia abbiamo questa orrenda denominazione di Libero Consorzio, è davvero entusiasmante. Dopo 14 anni di commissariamento, torna la politica, e con essa la visione strategica di un Ente intermedio sul territorio. Il ruolo di mediazione di questo Ente, tra la Regione e le comunità territoriali, è indispensabile. Appena ci siamo insediati è arrivata la richiesta da parte del territorio, dalle associazioni a tutti coloro che generano valore sociale ed economico in provincia, di un contatto con l’Ente per mettere in campo strategie di sviluppo e trovare soluzioni ai problemi. Chiaro che siamo in grande difficoltà, perché la norma che regola questa istituzione, la Legge regionale 15 del 2015 è incompleta. Noi, però, ci siamo messi al lavoro per sistemare l’assetto: abbiamo da poco approvato sia il nuovo statuto, adeguandolo ai tempi, sia il regolamento di funzionamento del Consiglio provinciale, delle Commissioni e poi abbiamo presentato degli emendamenti all’Ars per aggiornare il funzionamento di questo Ente, che però ancora non riescono a trovare approvazione. Noi proponiamo di migliorare lo status del presidente, che ha un’indennità pari a zero, a differenza del resto d’Italia. Immaginiamo i sindaci di due Comuni piccolissimi: come fanno a fare sia il sindaco sia il presidente della Provincia pagandosi tutte le spese richieste per svolgere il lavoro? Dai pranzi ai trasporti. La politica non deve essere un lavoro, ma non può nemmeno essere così. La stessa cosa vale per i consiglieri provinciali, una situazione davvero assurda. E poi ci sono alcuni decreti attuativi che dal 2015 non sono mai stati messi in campo: su questo costruiremo una piattaforma programmatica accompagnati dall’Unione delle province italiane (Upi), che grazie a noi ha aperto il ‘caso Sicilia’. Il presidente Pasquale Gandolfi ha accolto la questione e ha assicurato una riunione del direttivo nazionale dell’Upi qui nell’Isola, cui inviteremo il presidente della Regione Renato Schifani e il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno”.
Gli altri modelli nazionali possono essere d’ispirazione?
“Assolutamente sì, devo dire che l’Unione delle province italiane, con i quasi novanta presidenti, lavora con grande unità e senza alcuna distinzione di schieramento politico. Se allora dismettere le Province aveva un senso perché inserite in un preciso contesto, oggi ci si è resi conto di come tutto questo sia stato un errore. La vita dei cittadini deve avere una qualità minima garantita. A Trapani ci sono 161 strade provinciali per 1.300 chilometri e non abbiamo le risorse per mantenerle tutte; se andiamo nel Belice sembra un luogo ancora abbandonato, eppure abbiamo progetti per quasi otto milioni in campo, ma non sono sufficienti. Poi, ancora, ci sono 90 istituti di scuole superiori di cui dieci sono senza impianto di riscaldamento. è chiaro che le Province devono tornare al centro dell’attenzione: a fronte di richieste al Governo centrale per un miliardo e mezzo per la manovra finanziaria 2026 per sistemare scuole e strade, la risposta per quest’anno è stata zero. Sappiamo che ci sono difficoltà, però uno degli effetti inaccettabili è che gli studenti rimangono al freddo”.
Qual è stato l’apporto del Pnrr nella gestione delle esigenze in provincia? Si è riusciti a spendere i soldi?
“Io ho trovato una struttura efficiente. Il personale è ai minimi termini da un punto di vista numerico, ma con tanta buona volontà e determinazione sono arrivate le risorse del Pnrr, ma anche quelle dell’assessorato alle Infrastrutture della Regione Sicilia, circa 12 milioni, con la manovra quater di di luglio e agosto. Abbiamo messo in campo poco meno di 100 milioni di euro in questi anni per importanti lavori sia sulla viabilità che su scuole e palestre. Faccio un esempio: l’isola di Pantelleria vedrà presto inaugurare un grande palazzetto dello sport dal valore di quasi 5-6 milioni che costituirà la prima palestra per tutta l’isola. Il tema è esattamente questo: mettiamo al centro le Province, l’unico Ente che può garantire qualità di vita ai cittadini”.
Uno dei temi caldi è quello del dissesto idrogeologico. Qual è la situazione?
“Harry ha lasciato il segno, ma lo hanno lasciato anche le ondate di maltempo successive. Ci sono stati due tipi di danni. In primis quelli alle infrastrutture pubbliche: Mazara del Vallo è il comune più colpito con circa sette milioni di danni sulla costa. E poi ci sono i danni alle imprese, alla ristorazione, alle abitazioni, ai lidi. Di particolare gravità i danneggiamenti alle saline che rappresentano un duro colpo a un settore che vale decine, se non centinaia, di milioni, di euro e che dà molti posti di lavoro, costituendo l’identità di un intero territorio. Su questo registriamo già l’intervento della Regione, che ha stanziato i primi fondi, per cui contiamo su queste risorse per intervenire. C’è un’idea di sistema da costruire, lo stiamo già facendo con un piano strategico che guarda al prossimo decennio, con una visione unica tra le cinque comunità territoriali. L’emergenza per il maltempo può diventare non solo un’occasione per ricostruire, ma anche per cominciare ad avere una visione strategica in cooperazione con tutte le realtà: dalle organizzazioni sindacali, a quelle del lavoro e della produzione. Io trovo grande interesse da parte di tutti”.

