Roma, 1 lug. (askanews) – Tutelare la libertà di stampa nel tempo dei social e degli algoritmi. Innovare l’architettura costituzionale e giuridica del Paese, a partire dall’articolo 21 della nostra Carta fondamentale, che garantisce la libera informazione senza filtri preventivi, nell’epoca dell’infosfera in cui sfumano i confini tra comunicazione e giornalismo, tra agenti umani e macchine digitali, IA in testa, tra online e offline.
Anche su questi temi ruota il libro ‘Libertà di stampa e statuto dell’editoria periodica’ di Francesco Saverio Vetere, edito da Lefebvre Giuffrè. Il volume è stato presentato stamattina presso l’Associazione Stampa Estera, a Palazzo Grazioli, a Roma, in occasione della Giunta esecutiva dell’Uspi (Unione stampa periodica italiana), di cui lo stesso Vetere è segretario generale. All’evento hanno preso parte, assieme all’autore: Luigi Fiorentino, capo del Dipartimento Informazione ed editoria; Fabrizio Carotti, docente universitario e direttore generale Fieg; Lorenzo Del Boca, giornalista e presidente Figec, Gianluca Scarchillo, docente universitario; Giuseppe Corasaniti, docente universitario. Con i saluti di Antonio Delfino, presidente Uspi, Trisha Thomas, presidente Ase e Carlo Parisi, segretario generale Figec.
Il nodo chiave è quello di conciliare l’apparato giuridico con le forme cangianti dell’informazione, che sta mutando pelle sotto la spinta delle piattaforme digitali, degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale. A partire dall’evoluzione dell’articolo 21 della Costituzione e della disciplina sulla stampa, Vetere si interroga sull’adeguatezza delle regole che governano l’informazione nell’era digitale, evidenziando come l’attuale quadro normativo continui a prevedere tutele differenti per forme di informazione che oggi svolgono funzioni sempre più simili. Da qui la proposta di aprire il confronto su un nuovo statuto dell’informazione professionale, capace di coniugare libertà di stampa, pluralismo, innovazione tecnologica, competitività delle imprese editoriali e adeguate tutele per i professionisti del settore. La sfida è, dunque, prima di tutto giuslavoristica: bisogna evitare di soffocare le imprese editoriali e al tempo stesso vanno protetti tutti i lavoratori del comparto, tenendo conto delle prassi produttive che lo spirito del tempo impone.
Francesco Saverio Vetere ha dichiarato: “Il libro ha soprattutto lo scopo di aprire un dibattito reale sulle trasformazioni del settore editoriale e sulla necessità di una nuova definizione di prodotto editoriale in linea con lo sviluppo tecnologico. È tempo di superare il concetto di prodotto (cartaceo, online) e di approdare a una definizione basata sulla funzione informativa, professionale e organizzata del mezzo utilizzato. Solo così sarà possibile evitare disparità nel trattamento tra organi informativi che svolgono la stessa funzione su supporti e con mezzi diversi. Ringrazio la casa editrice Lefebvre Giuffrè per l’importante sostegno allo sviluppo del settore editoriale”.
Antonio Delfino, direttore Relazioni esterne e istituzionali di Lefebvre Giuffrè e presidente nazionale Uspi, ha aggiunto: “Il volume nasce da un’urgenza che non è solo istituzionale, ma squisitamente democratica e chiama in causa un pezzo importante delle nostre libertà fondamentali. Anche per noi, come realtà editoriale, è cruciale la certezza e affidabilità dei contenuti e delle fonti di quanto pubblichiamo, un ecosistema controllato e garantito sul quale lavora anche la nostra intelligenza artificiale Sapient-IA. È dunque fondamentale impostare un dibattito attento e consapevole sulla necessità di una regolazione che tenga assieme i diritti di chi fruisce delle informazioni, le prerogative di chi è fatto oggetto di racconto e degli operatori dell’informazione tradizionale. Senza, dall’altra parte, sacrificare o comprimere la libertà di espressione e di opinione che si afferma sui nuovi mezzi di comunicazione digitale”.

