Milano, 30 ott. (askanews) – Ci sono luoghi che sembrano disegnati per ricordarti che la natura non ha bisogno di effetti speciali. La regione croata di Lika-Senj è uno di questi: una distesa di boschi, fiumi e silenzi, incastonata tra il mare Adriatico e le montagne del Velebit. Qui la Croazia sussurra. E chi arriva, capisce subito che la lentezza è un modo di stare al mondo.
È il cuore verde del Paese, dove le altezze del Velebit si specchiano nelle acque trasparenti dei Laghi di Plitvice, dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Sedici bacini collegati da cascate che sembrano respirare, un teatro naturale dove l’acqua scorre come in un flusso danzante. È uno di quei luoghi che si guardano in silenzio, perché parlare sarebbe di troppo.
Lika-Senj è un territorio che unisce due anime: quella di pietra, modellata dal vento e dalle montagne, e quella d’acqua, limpida e calma. Un mosaico di foreste, grotte e valli dove si incontrano ancora l’orso, il lupo e l’aquila reale. È il cuore pulsante della Croazia più autentica, lontana dai resort e vicina alle radici.
La terra di Tesla e del silenzio
È anche la terra natale di Nikola Tesla, nato nel piccolo villaggio di Smiljan, vicino a Gospic. Qui, nel Centro Memoriale a lui dedicato, si conservano le sue invenzioni, i disegni, i progetti. Fa un certo effetto pensare che il genio che ha illuminato il mondo sia cresciuto in un luogo dove, ancora oggi, di notte si vedono le stelle. L’energia, qui, ha un’altra forma: quella che tiene in vita un equilibrio antico.
Il regno dell’orso e del vento
Il Parco Nazionale del Velebit settentrionale è una frontiera naturale tra il Mediterraneo e l’interno. Un paesaggio duro e bellissimo, dove le forme carsiche si alternano a boschi di faggio e abeti, e dove gli animali sembrano ancora padroni. Camminando lungo il sentiero di Premuic – 57 chilometri di curve e pietre costruito negli anni Trenta – si ha la sensazione di attraversare un tempo sospeso, dove la natura detta il passo e non viceversa.
Nelle valli più basse, come quella di Kosinj, il paesaggio si addolcisce: il fiume Lika scorre lento sotto un ponte in pietra di inizio Novecento, costruito con la tecnica tradizionale dell’incastro, pensata per resistere alle piene e alle onde. È un piccolo capolavoro d’ingegneria contadina, sopravvissuto ai decenni e all’indifferenza.
L’acqua che non dimentica
Poi c’è la Gacka, uno dei fiumi più puri d’Europa. Scorre accanto a mulini che ancora macinano farina, attraversa paesi dove il legno è più usato della plastica e si lascia percorrere in bici o in kayak. Qui la vita scorre alla stessa velocità del fiume: lenta, precisa, necessaria.
Nel vicino villaggio di Kuterevo c’è un rifugio per orsi orfani, curati da volontari che vengono da tutta Europa. Un luogo piccolo ma simbolico, dove la protezione della natura è un gesto quotidiano: dare da mangiare, riparare un recinto, ascoltare un respiro.
E a Grabovaca, tra più di quaranta grotte carsiche, si entra nella Samograd, la più profonda e visitabile, dove la roccia sembra scolpita dal tempo. All’esterno, per i più curiosi, c’è perfino una Casa Hobbit: un piccolo divertimento che mescola immaginario e realtà, ma serve a ricordare quanto sia fragile e sorprendente il mondo sotterraneo.
Dove il mare arriva in montagna
Dalla montagna al mare, la strada non è lunga. A Senj, antica città adriatica protetta dalla fortezza di Nehaj, il paesaggio cambia colore ma non carattere. Dal bastione si guarda la costa, le isole e le montagne: un panorama che sembra disegnato a matita, netto, senza contorni sfumati. A pochi chilometri da qui, la baia di Zavratnica si apre tra le rocce del Velebit come un fiordo nordico. Ci si arriva a piedi o dal mare: acque turchesi, un relitto sul fondo, silenzio tutto intorno. È una delle tappe più belle dell’Adriatico, e basta guardarla.
Il Mediterraneo che resiste
Sull’isola di Pag, collegata alla terraferma da un ponte, la cittadina di Novalja è la parte più vivace del racconto. Ristoranti sul mare, locali, spiagge che di notte si trasformano in club. Eppure, anche qui, la vita vera si trova un po’ più in là, nei campi dove pascolano le pecore da cui nasce il famoso agnello di Pag. Ogni primavera, la rassegna gastronomica MarsOvca celebra questo legame tra cibo, paesaggio e memoria. In Lika-Senj tutto torna sempre lì: alla terra, al lavoro dell’uomo, alla pazienza.
E se l’isola di Pag è la parte giovane e rumorosa, Lun è il suo opposto. Una distesa di ulivi secolari, alcuni millenari, cresciuti spontaneamente. Camminarci dentro è come attraversare una preghiera verde: il vento che muove le foglie, il mare che si intravede tra i tronchi, il tempo che si ferma.
La cucina, la memoria, la lentezza
La tavola di Lika-Senj racconta una geografia di sapori semplici: formaggi artigianali, patate di montagna, prosciutti affumicati al fumo naturale, miele e erbe spontanee raccolte sulle pendici del Velebit. È una cucina che rassicura più di quanto voglia stupire. Sa di legna, di fumo e di terra.
Lika-Senj è un modo di respirare. Un luogo dove la natura non è uno sfondo ma una presenza quotidiana. Dove la lentezza diventa un atto di resistenza, e la parola “autenticità” conserva ancora il suo significato originario.

