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L’importante è finire, conta solo il risultato

L’importante è finire, conta solo il risultato

Riflessione critica su cultura, informazione, ignoranza e responsabilità collettiva, tra metodo, democrazia e pensiero critico.

Una vecchia canzone del ramacchese Cristiano Malgioglio ha per titolo: “L’importante è finire”. Essa fu portata al successo dalla grande Mina, prima che si ritirasse definitivamente da tutte le scene e televisioni nel 1978, rifugiandosi nel suo alveo di Lugano, ove ha installato un’importante sala di registrazione e audizione. Colà poi ha continuato la sua attività, alla quale non ha mai affiancato apparizioni di nessun genere.
Cerchiamo di tradurre il senso di questo titolo. A nostro avviso – a prescindere dallo sfondo erotico della canzone – significa che la parte più importante di qualunque percorso è il risultato. Solo il risultato, infatti, misura il merito di chi vi sta dietro. Tutti i parolai, gli imbonitori, i blablatori, non fanno altro che cercare di illudere chi ascolta, soprattutto chi è meno dotato culturalmente e quindi più debole, in modo da farlo andare nella direzione di loro interesse, quindi contrario all’interesse di chi ascolta.
Purtroppo, nella Popolazione questo principio, “conta solo il risultato”, è quasi del tutto ignorato perché la gente ha più facilità a dar fiato alla bocca che non a far funzionare il proprio cervello.

Educazione, pensiero critico e responsabilità culturale

Sembra incredibile che ognuno di noi non abbia la consapevolezza dell’enorme potenzialità di questa macchina allocata nel nostro cranio. Ciò è dovuto, in primo luogo, a quei genitori e insegnanti di ogni livello che non hanno trasmesso tale informazione. Ma anche ai mezzi di comunicazione, che ne parlano poco. Essi dovrebbero avere la funzione e la responsabilità di far crescere le conoscenze di cittadine e cittadini, ma, invece, amano profondere parole e frasi senza senso pratico, solo per il piacere di aprire la bocca e farsi ascoltare.
Farsi ascoltare da chi? Da altra gente che non ama far funzionare bene la propria macchina cerebrale. Tutti, invece, dovrebbero avere a mente quel saggio modo di dire: “Prima pensare, poi parlare”. Questo modo di dire è però conseguente a una minima dose di cultura. L’ignorante, infatti, ne spara a raffica, senza alcuna cognizione, perché non ha idea di ciò che dice, dell’obiettivo verso cui vuole andare e di quale reazione intende produrre in chi ascolta.

Comportamenti di massa e perdita dell’intelletto individuale

Del resto, le folle oceaniche che assistono alle prestazioni di cantanti, gruppi musicali e simili sono proprio la dimostrazione di comportamenti di massa senza il contributo dell’intelletto individuale. Insomma, una rappresentazione visiva nelle riprese televisive di decine di migliaia di persone di tutte le età, giovani e meno giovani, che si comportano allo stesso modo, esattamente come fa un gregge.
“L’importante è finire”, cioè raggiungere il risultato della nostra azione. Ma come si può fare se dietro non vi è un processo ordinato che punti a un risultato, cioé un metodo che permetta di tracciare il percorso? E perché ciascuna persona possa essere in condizione di elaborare un processo, deve possedere conoscenze e informazioni. Per esempio, quando si deve scrivere la tesi per completare gli studi universitari, è necessario prima di tutto acquisire informazioni, poi stabilire il metodo che si vuole utilizzare e in seguito scrivere per produrre il lavoro finale.
Tutto quanto precede dovrebbe essere insegnato nelle scuole, nelle Università e sostenuto dalle famiglie. Ma così non è!

Informazione, democrazia e diffusione dell’ignoranza

Per elaborare i processi è necessaria l’informazione, che è anche il pilastro della Democrazia. L’informazione dove si trova? Ovunque: qualunque cosa vediamo o sentiamo è informazione; qualunque cosa immaginiamo è informazione. Ma il tutto dev’essere utilizzato in una sorta di ricetta per potere arrivare alla pietanza cotta e saporita, avente anche qualità.
Il guaio dei nostri tempi è la diffusione dell’ignoranza, cioè esattamente il contrario di quanto abbiamo descritto in questa nota. Quell’ignoranza che debilita le persone e le rende schiave dei terzi. Contro essa dovrebbero funzionare le istituzioni, che, invece, spesso sono dominate da gruppi con interessi opposti, cioè quelli di mantenere o aumentare l’ignoranza di cittadine e cittadini, in modo da governarli meglio.
L’informazione, dunque, è il pilastro del progresso, ma occorre che sia generata da informatori di grande qualità e coscienza morale.