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L’impresa familiare managerializzata

L’impresa familiare managerializzata
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Perché l’impresa familiare managerializzata è oggi un modello vincente: valori, governance, innovazione e centralità della persona oltre il primato del capitale.

segue dal 14/1/2026

È piuttosto sorprendente come questa visione realistica dell’impresa e del suo “spirito” sia stata trascurata in un recente passato, caratterizzato da schemi meccanicistici e astratti, dominati dalla visione del capitale come fattore dominante dello sviluppo.

Mi sembra – dunque – importante sottolineare che la situazione oggigiorno si è molto modificata, come ne dà tangibile dimostrazione la nascita di realtà istituzionalmente dedicate allo studio e al consolidamento della professional ownership. Un lungo lavoro di semina che si è concretizzato in punti di riflessione seri. Cito l’Aidaf, fondata nel 1997 da imprenditori dotati di visione – tra cui Aldo Zegna e Aberto Falk – a cui ho collaborato fin dalla nascita e del cui comitato scientifico sono stato presidente. Un fiorire di iniziative supportate dal contributo scientifico di strutture universitarie d’alto profilo. E non penso solo alla Bocconi e alla Libera Università Carlo Cattaneo di Castellanza, ma anche al prezioso contributo di Giorgio Fuà e della sua scuola Istao, Istituto Adriano Olivetti, Ancona.

Comunque – sempre a mio modo di vedere – il crescente interesse per l’azienda familiare managerializzata dipende da almeno tre ragioni:

  1. In tutto il mondo gli schemi di sviluppo basati prevalentemente sul capitale e sul suo trasferimento hanno definitivamente dichiarato bancarotta, sul piano pratico come su quello teorico. Al tempo stesso in tutti i luoghi è cresciuta la focalizzazione sullo spirito dell’impresa e la sua libertà, valorizzando le risorse locali;
  2. In tutto il mondo le grandi imprese, costruite secondo il modello gerarchico, militaresco, autoritario, finanziario, hanno dimostrato dei gravi limiti. Con questo non si vuol dire che la grande impresa sia strutturalmente superata, ma piuttosto che, per sopravvivere e riprendere capacità di sviluppo, essa stessa deve (come in gran parte ha iniziato a fare) ripensare il proprio modello secondo un sistema di valori profondamente rinnovato (partecipazione, valorizzazione dei talenti, trasparenza, flessibilità, autonomia e responsabilità, rispetto della dignità della persona, fantasia e innovazione). Ossia un insieme di valori che, per funzionare ed essere armonicamente fusi, richiedono una visione rinnovata della concezione stessa dell’impresa, dei rapporti tra soggetti che in essa vivono e operano, dei suoi rapporti con la comunità;
  3. In tutto il mondo l’evoluzione stessa delle nuove tecnologie e l’organizzazione integrata dei mercati mondali spinge in questa direzione. Nuove tecnologie e mercati sempre più aperti e integrati non sono – come molti hanno creduto e ancora credono – fattori di concentrazione e di gerarchizzazione, ma fattori di diffusione della conoscenza, di flessibilità, di predominio del sapere tecnologico e organizzativo sul capitale, della fantasia sulla routine, dell’innovazione sulle procedure, della gioventù sulla vecchiaia, della morale sul potere, della fede sul catechismo, dell’essere sull’avere.

continua…