L’Isola brucia, la risposta dei soccorsi insufficiente. Quei cittadini abbandonati in piena emergenza… - QdS

L’Isola brucia, la risposta dei soccorsi insufficiente. Quei cittadini abbandonati in piena emergenza…

redazione

L’Isola brucia, la risposta dei soccorsi insufficiente. Quei cittadini abbandonati in piena emergenza…

Giuseppe Bonaccorsi  |
giovedì 27 Luglio 2023

Negli ultimi giorni oltre 300 roghi in Sicilia. Il corpo forestale della Regione: impiegati 4.585 uomini e 748 mezzi. Sono centinaia gli edifici distrutti o danneggiati

PALERMO – Diecimila incendi l’anno contro i duemila della Calabria, che è la seconda regione italiana ad essere colpita dagli incendi estivi. Un numero che la dice lunga sulla Sicilia, terra dai mille problemi. Il dato agghiacciante emerge dai numeri della dirigenza generale del dipartimento regionale Ambiente che ogni anno traccia una stima dei danni e degli interventi, numeri cui questo giornale è entrato in possesso attraverso fonti della Regione. La Sicilia vanta quindi un tristissimo primato negativo che fa da contrasto a quelli che dovrebbero essere gli interventi legislativi che tardano ad arrivare per tamponare una piaga che sol quest’anno è costata già diversi morti. E l’estate è ancora lontana dal concludersi.

Sono stati 338, secondo il report elaborato dal Corpo forestale della Regione Siciliana, gli incendi di questi ultimi giorni che hanno visto impiegati 4.585 uomini e donne tra personale in divisa e lavoratori forestali, con 748 mezzi antincendio utilizzati. Ventisei gli interventi di velivoli nazionali e 53 quelli degli elicotteri regionali, con oltre 1.300 lanci. Attualmente, la superficie boscata incendiata è di 693 ettari, quella non boscata di 3 mila ettari. Altri 18 mila operai sono stati messi in campo dal dipartimento dello Sviluppo rurale per la pulizia dei boschi e a presidio e supporto delle attività del Corpo forestale. La Protezione civile regionale ha coordinato circa 800 volontari e 200 mezzi. Il Corpo dei vigili del fuoco, invece, è intervenuto in 650 incendi urbani e di interfaccia con quasi 2.500 uomini. Rilevante l’apporto delle 14 squadre aggiuntive dei pompieri attivate grazie all’accordo stipulato e finanziato dalla Regione.

Sono centinaia, secondo una prima stima fornita dalla Regione Sicilia, gli edifici distrutti o danneggiati, le infrastrutture e gli impianti di servizi generali (viari, elettrici, telefonici, fognari e di rifiuti) dagli incendi che hanno devastato l’isola. Migliaia le persone evacuate, anche solo precauzionalmente, di cui un centinaio non può rientrare nelle abitazioni e necessita di sistemazioni alternative. Secondo una primissima stima della Protezione civile siciliana, i roghi che negli ultimi due giorni hanno devastato la Sicilia, in oltre cento Comuni, hanno causato oltre 60 milioni di euro di danni. A questi bisogna aggiungere gli oltre 200 milioni di euro, quantificati dagli Ispettorati provinciali dell’Agricoltura, per l’eccezionale ondata di calore e gli altri danni, in fase di determinazione, per la distruzione di produzioni e strutture agricole a seguito degli incendi.

Un bollettino di guerra al quale bisogna aggiungere la paura mista a rabbia di migliaia di abitanti e turisti, come quelli intrappolati martedì pomeriggio sull’autostrada Catania-Messina, o quelli del rogo della collina di Letojanni, del polmone verde dei monti Silvestri di Nicolosi. Quelli del popoloso quartiere San Giorgio di Catania. O ancora del devastante rogo di Palermo e dei centri della sua provincia, da Piana degli Albanesi a ad Alimena, da Monreale a S. Martino delle scale, per non parlare della discarica di Bellolampo, sempre a Palermo. che è interessata ancora adesso da alcuni roghi residui e in cui sono ancora chiarissimi i segnali della devastazione.

Come ogni anno, quando si tracciano i bilanci, lo scenario è devastante, sia sotto il profilo del disastro ambientale che dell’immagine turistica, oltre a quello della emergenza sanitaria e tutela de cittadini. E come al solito fioccano le polemiche, anche quelle politiche sull’utilizzo dell’esercito di Forestali, sino ad arrivare alla carenza di risposte dei call center del dipartimento ambiente della Regione sino a quelli dei vigili del fuoco, martedì sotto fortissima pressione dagli appelli di moltissime persone impaurite. Ieri moltissimi cittadini hanno lamentato l’impossibilità a mettersi in contatto con i numeri dell’emergenza forniti dalla Regione. Come al solito emergono carenze di personale che non lasciano alcun dubbio e fanno affiorare ancora deficienze strutturali dell’intera macchina dei soccorsi che conta per il dipartimento Ambiente su un personale mediamente di mezza età, con un quasi dimezzamento dei Forestali passati dai 25mila di pochi anni fa ai circa 13mila di adesso.

Nonostante la gravissima situazione e l’eccezionalità dei fenomeni il sistema di coordinamento tra le Prefetture e la Regione avrebbe funzionato, ma resta ancora troppa strada da fare soprattutto sulla prevenzione e la repressione dei piromani che come categoria comprende quelli che agiscono per interesse e quelli che operano per turbe mentali. In questo contesto da girone infernale emergono altre discrasie, come quelle relative alle ordinanze dei sindaci che dispongono ai proprietari dei terreni incolti l’obbligo di ripulire ogni anno, in prossimità della stagione calda, le aree di loro competenza, ordinanza che in pochi rispettano. Così alla fine quando scoppia un incendio spesso i proprietari che non hanno rispettato l’ordinanza la fanno franca, così come quelle forze dell’ordine che avrebbero l’incarico di far rispettare una legge sempre disattesa.

Dinnanzi però all’ultimo immane e immenso rogo di un martedì di luglio che passerà alla storia come uno tra i più terribili dell’ultimo decennio in Sicilia, bisogna studiare strategie nuove per affrontare queste temperature che non lasciano scampo e che sono anche frutto di un cambiamento climatico che sembra senza ritorno. La Regione, lo Stato hanno strategie ben precise anche dal punto di vista repressivo? Si parla di equiparare il piromane che agisce per interesse a un mafioso… Si avrà la forza di cambiare le leggi? C’è in mente un piano di recupero e tutela dei nostri polmoni verdi? Questi politici da passerella hanno intenzione di adottare un piano di cambiamento culturale delle popolazioni spesso disinteressate alla tutela del loro territorio boschivo? Le prime notizie lasciano presumere di no e sembrano far trasparire che anche l’anno prossimo e poi gli anni a venire saremo sempre qui a commentare gli stessi disastri. Se non peggio….

Tag:

Articoli correlati

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta

Ediservice s.r.l. 95126 Catania - Via Principe Nicola, 22

P.IVA: 01153210875 - Cciaa Catania n. 01153210875


SERVIZIO ABBONAMENTI:
servizioabbonamenti@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/372217

DIREZIONE VENDITE - Pubblicità locale, regionale e nazionale:
direzionevendite@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/388268-095/383691 - Fax 095/7221147

AMMINISTRAZIONE, CLIENTI E FORNITORI
amministrazione@quotidianodisicilia.it
PEC: ediservicesrl@legalmail.it
Tel. 095/7222550- Fax 095/7374001
Change privacy settings
Quotidiano di Sicilia usufruisce dei contributi di cui al D.lgs n. 70/2017