Lo sport vince perché è organizzato - QdS

Lo sport vince perché è organizzato

Carlo Alberto Tregua

Lo sport vince perché è organizzato

martedì 03 Agosto 2021 - 00:00

L’Italia disorganizzata perde

I successi di Marcell Jacobs e di Gianmarco Tamberi di domenica scorsa si aggiungono a quello non meno importante della Nazionale italiana di calcio, che ha conquistato il trofeo Europeo. Ma non vanno dimenticate la trentina di altre medaglie (tra oro, argento e bronzo) conquistate dagli atleti italiani in queste Olimpiadi.
Certo, fa impressione che un altro italiano dopo Berruti (1960) e Mennea (1980), nei duecento metri, abbia colto un clamoroso successo in una specialità ove non era mai arrivato.
I 9 secondi e 80 decimi del campione bresciano, dal nome anglosassone, non hanno ancora battuto il tempo record di Usain Bolt (9’’58), ma il giovane ha sicuramente la possibilità di approdare a questo nuovo successo.
Nel complesso, la delegazione italiana, guidata dall’onnipossente Giovanni Malagò, sta facendo una gran bella figura, la quale è figlia di una organizzazione professionale di alto livello, perché i risultati eccezionali si raggiungono soltanto se si è (ripetiamo) molto organizzati.

Lo sport vince perché è organizzato, efficiente, non lascia nulla al caso, ma prevede qualunque evento possa capitare, applicando le più recenti ricerche in materia di medicina dello sport, che sempre di più esplora il corpo umano per trarne il meglio.
A fronte dei successi nello sport, abbiamo il nostro Paese che è complessivamente disorganizzato e, quindi, perde. Vero è che quanto scriviamo è la media generale di tanti comparti e soprattutto di due: pubblico e privato. Ma è anche vero che le varie parti che compongono l’Italia si parlano male e comunicano poco, con la conseguenza che il risultato finale è scadente.
La causa prima di quanto descriviamo è la mancanza di quell’elemento fondamentale nell’organizzazione di una Comunità che è la meritocrazia, vale a dire che tutti coloro che operano vengono compensati in relazione alle loro capacità, al loro impegno e alla loro voglia di far bene.
C’è un altro punto che vogliamo evidenziare e riguarda la disorganizzazione della Pubblica amministrazione, anche perché manca il Pos (Piano organizzativo dei servizi). Ne abbiamo scritto più volte e ora tenteremo di rammentarne alcuni brandelli.
Il Sistema Paese dovrebbe essere organizzato con il citato strumento (Pos) per cercare di ottimizzare le risorse umane e finanziarie di cui dispone, sfruttando al massimo le potenziali ricchezze del paesaggio, della cultura, della tradizione, dei reperti archeologici e di quant’altro di bello c’è in Italia a partire, almeno, dal Settecento avanti Cristo. Ricordiamo che Roma fu fondata nel 753 a.C.
Qualunque ricchezza, anche l’oro, se non è trattata adeguatamente, non si valorizza. E chi dovrebbe valorizzarla? La persona umana, con le adeguate tecniche e con un sistema organizzativo che trasformi l’oro in monili e oggetti di vario tipo. Per tale trasformazione servono gli orafi, che sono dei tecnici di grandi professionalità, capaci di lavorarlo.
Nel Sistema Italia non mancano professionalità e tecnici, anzi vi sono eccellenze. Manca, invece, appunto, il Piano organizzativo dei servizi, il quale deve prevedere come essi possano essere integrati e quindi prodotti con efficienza, con le funzioni di ogni singolo dirigente e dipendente dettagliatamente descritte e, soprattutto, con la fissazione di obiettivi e cronoprogramma per raggiungerli.

Di tutto ciò non vi è traccia nel sistema organizzativo pubblico italiano, salvo polverosi manuali, magari scritti decenni fa, che non hanno nulla a che fare con la realtà digitale in cui ormai tutti ci siamo attrezzati a vivere. E poi manca il sistema di spina e presa con il settore privato, che marcia molto bene perché spinto dalla capacità degli imprenditori e da un personale dirigenziale, operaio e impiegatizio di prim’ordine. Ma tale settore privato è vessato da norme, controlli e ritardi per cui ha difficoltà che non dovrebbe avere, anziché ricevere le necessarie spinte per fare di più e meglio.
Non sappiamo se questa situazione muterà, nonostante questo Governo abbia la buona volontà di fare le riforme, ma consentiteci: la riforma della Giustizia che entrerà in vigore nel 2025 lascia scoperti quattro anni in cui può succedere di tutto. Questa non è organizzazione perché tutto viene rinviato alle calende greche.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta

Registrazione n. 552 del 18-9-1980 Tribunale di Catania
Iscrizione al R.O.C. n. 6590


Ediservice s.r.l. 95126 Catania - Via Principe Nicola, 22

P.IVA: 01153210875 - Cciaa Catania n. 01153210875


SERVIZIO ABBONAMENTI:
servizioabbonamenti@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/372217

DIREZIONE VENDITE - Pubblicità locale, regionale e nazionale:
direzionevendite@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/388268-095/383691 - Fax 095/7221147

AMMINISTRAZIONE, CLIENTI E FORNITORI
amministrazione@quotidianodisicilia.it
PEC: ediservicesrl@legalmail.it
Tel. 095/7222550- Fax 095/7374001

Direttore responsabile: Carlo Alberto Tregua direttore@quotidianodisicilia.it

Raffaella Tregua (vicedirettore)
vicedirettore@quotidianodisicilia.it

Dario Raffaele (redattore)
draffaele@quotidianodisicilia.it

Carmelo Lazzaro Danzuso (redattore)
clazzaro@quotidianodisicilia.it

Patrizia Penna (redattore)
ppenna@quotidianodisicilia.it

Antonio Leo (redattore)
aleo@quotidianodisicilia.it

redazione@quotidianodisicilia.it

Telefono 095.372684

x