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Lomonte: “Palermo è tornata indietro per molte cose rispetto a 40 anni fa”

Lomonte: “Palermo è tornata indietro per molte cose rispetto a 40 anni fa”

Ospite di QdS Pausa Caffè, condotto da Giovanni Pizzo e Luigi Ansaloni, è Ciro Lomonte, candidato sindaco di Palermo, rappresentante di Popolo della Famiglia, Italexit e Siciliani Liberi

Ospite di QdS Pausa Caffè, condotto da Giovanni Pizzo e Luigi Ansaloni, è Ciro Lomonte, candidato sindaco di Palermo, rappresentante di Popolo della Famiglia, Italexit e Siciliani Liberi. L’architetto ci parla della situazione, secondo il suo punto di vista, della città e del suo progetto di rilancio per il capoluogo siciliano.

Palermo è un terra di urbanisti

Non credo proprio…

Ma è una città che non ha un piano regolatore. Cosa c’è di disurbano a questa città?

Palermo era una delle più belle città del mondo in epoca pre industriale, ora è molto diverso. Ci sono tante motivazioni, è stata impressa una direzione sbagliata. Il territorio è stato saturato, dal “Sacco” in poi, che è stato favorito.

Pensato a tavolino da professori universitari e poi completato da Ciancimino, era stato elaborato secondo gli standard, secondo criteri economicisti. Non hanno avuto nessuna pietà di moltissimi elementi molto belli. 

E’ stato sviluppato una città orizzontale e non verticale. Come mai?

Penso che sia una città intermedia, non ci sono grattacieli. Palermo ha un numero esagerato ed esigitato di immobili, che ne sono molti di più di quanto necessari. Venne fatto un censimento per 2 milioni di vani, per una città che si sta riducendo sempre di più. Ogni abitante ha 4 vani a disposizione ma sfruttati male. Penso ad esempio alla mancanza di parcheggi. Palermo va ridisegnata totalmente ma va fatto con coraggio. 

Si parla anche di rigenerazione urbana di Palermo

Ci sono due poli estremi: quello che si deve continuare a costruire, mentre dall’altro c’è chi pensa che abbiamo costruito troppo e si debba tornare alla natura. Palermo ha bisogno di un piano di sostituzione. La tecnologia architettonica è a volte di scarsa qualità. Se noi a Palermo riusciamo a decentrare i movimenti verso il centro si riducono. La filosofia è questa

E’ la seconda volta che si candida. Cosa c’è di diverso oggi?

Il nostro respiro è siciliano, abbiamo trovato la convergenza su Palermo. Abbiamo la fiducia delle persone. Abbiamo pensato che l’offerta che c’era in città alimentava l’astensionismo e la sfiducia, e vogliamo dare un segnale di speranza.

Il mio obiettivo è entrare in consiglio comunale, il minimo che vogliamo raggiungere è quello, e per questo serve raggiungere il 5%. Gli ultimi 5 anni sono stati la dimostrazione di un consiglio inattivo, che ha permesso ad Orlando di fare quello che voleva, e non è più possibile un sistema del genere. Il consiglio deve vigilare su quello che succede in città, e una vera opposizione deve esistere per portare avanti risorse concrete. 

Negli ultimi 5 anni cosa è andato veramente indietro a Palermo?

C’è la percezione di una città opaca a causa di un sistema clientelare. La primavera di Palermo, ammesso che sia mai esistita, si è andata ad infilare in un vicolo cieco, che è quello che tutte le risorse servono a pagare gli stipendi, e non è rimasto molto per fare altro. Per questo è tutto bloccato. Vogliamo chiamarlo uno stipendificio?

E sui servizi urbani?

Quali? Un tram che serve a pochissimi, rifiuti lasciamo perdere, la differenziata funziona male, si paga tantissimo qualsiasi cosa. Tutto è bloccato. E’ una situazione insostenibile. Per la mia esperienza, nonostante la presenza terribile e inquietante della mafia, 40 anni fa questa città era migliore dal punto di vista dei servizi. Non siamo andati avanti, anzi. 

Qual è il vostro programma?

E’ molto vasto, ma mi ricollego a quello che dicevo prima. Gli impiegati mi raccontano che questa amministrazione ha impedito loro di lavorare. Ci sono delle risorse eccellente, altri che fanno parte di un sistema legati ai partiti, bisognerà dialogare con tutti per fare riprendere a funzionare questa macchina. Questa è una priorità.