“Minchia, 98mila euro per sette-otto concerti, neanche i Pooh se li prendono”. Lorenzo Tricoli trascorrerà oggi il 59esimo compleanno a casa, dove da ieri è ristretto ai domiciliari. A disporne l’arresto è stato il gip del tribunale di Caltanissetta Santi Bologna, che ha accolto la richiesta della Procura. Nonostante il legame che li lega, Lorenzo Tricoli non avrà occasione di incontrare l’onorevole Michele Mancuso. Anche il deputato regionale, infatti, si trova ai domiciliari.
I due sono accusati – insieme ai due nipoti di Tricoli e al partner di uno di loro – di avere lucrato su uno dei tanti finanziamenti che a questi l’Assemblea regionale siciliana ha elargito con la scusa di curare gli interessi dei singoli territori.
In molti casi, data la vicinanza dei beneficiari ai politici, è emerso il sospetto di clientelismo. Nella vicenda che vede protagonista Mancuso e che ruota attorno a una serie di concerti di una cover band di Vasco Rossi ci sarebbe stato anche di più: i magistrati ritengono l’esponente di Forza Italia abbia incassato una tangente da 12mila euro.
Michele Mancuso, Lorenzo Tricoli e le mazzette
La mazzetta per Mancuso sarebbe stata consegnata in tre occasioni differenti, due delle quali nei pressi di un autogrill. I soldi Tricoli li avrebbe recuperati in contanti con l’aiuto di terzi.
La somma che il parlamento regionale aveva autorizzato era considerata – come ammesso dall’uomo in una conversazione di settembre del 2024 – talmente generosa che i nipoti avrebbero potuto ambire a intascarsi più della metà della cifra. “Se nun v’arrestanu a vuantri 50mila euro u ‘namu fattu nenti” (“Se non vi restano 50mila euro non abbiamo fatto niente”), diceva Tricoli.
“Emergono riferimenti a una decurtazione pari a euro 23mila, da sottrarre alla somma complessiva di euro 98mila. Tale decurtazione, infatti, dovrebbe essere destinata quale contropartita in favore del soggetto che avrebbe reso possibile l’ottenimento del suddetto contributo regionale”, si legge nell’ordinanza.
Alla fine, però, la mazzetta contestata è stata quantificata in 12mila euro, mentre è certa la paternità del contributo da parte di Mancuso. Ad ammettere l’impegno – di per sé non un fatto illecito – è stato lo stesso deputato nel corso dell’interrogatorio preventivo, dove ha invece smentito qualsiasi rapporto corruttivo.
Banconote e maglione
A tentare di smarcarsi dalle accuse è stato anche Tricoli. Al giudice ha affermato di non avere mai dato soldi a Mancuso, ma semmai di avergli regalato un maglione poco dopo Natale.
“Senta, c’è una intercettazione ambientale, questa del 16 gennaio, siete lei e Mancuso che parlate. Mancuso le chiede: ‘chi è ‘sta cosa?’, lei risponde: ‘regalo bonu’”, ha chiesto il giudice durante l’interrogatorio, specificando che Mancuso in quel caso aveva risposto promettendo che non lo avrebbe fatto vedere neanche al proprio autista.
Tricoli, dopo qualche resistenza, si è giustificato così: “L’onorevole è aduso a scherzare. Quello era un periodo post natalizio, dove dovevamo scambiarci tutta una serie di regali; quella busta, ricordo benissimo che era un regalo che io personalmente avevo per l’onorevole Mancuso, adesso, eh, non ricordo se fu nell’occasione in cui gli regalammo il maglione”.
Una spiegazione che non ha convinto il gip: “Tricoli dapprima afferma di non aver consegnato niente a Mancuso, poi sostiene che ha consegnato un non meglio precisato regalo e, infine, sostiene di aver consegnato al parlamentare un maglione. Al di là della girandola di versioni il dato è inequivocabilmente falso come risulta chiaramente dalla visione delle immagini”.
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