Quello della violenza sulle donne, fisica e/o psicologica, rappresenta uno tra i problemi più gravi che affligge la società. Un cancro terribile, inumano, contro cui si combatte da anni nel tentativo di eliminarlo e raderlo al suolo. I dati a riguardo, purtroppo, sono però sempre più sconfortanti: secondo le ultime stime ISTAT, nel 2025 sono state circa 6 milioni e 400mila (il 31,9%) le donne italiane dai 16 ai 75 anni di età che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita (a partire dai 16 anni di età). Il 18,8 ha subìto violenze fisiche e il 23,4% violenze sessuali; tra queste ultime, a subire stupri o tentati stupri sono il 5,7% delle donne.
La lotta alla violenza contro le donne
In Italia, sono tantissime le associazioni che, giorno dopo giorno, accolgono donne di qualsiasi età vittime di violenza, molestie o stalking, accompagnandole passo dopo passo nel superamento del trauma lungo il percorso di uscita dalla violenza. I Centri antiviolenza svolgono attività di consulenza psicologica, consulenza legale, gruppi di sostegno, formazione, promozione, sensibilizzazione e prevenzione, raccolta ed elaborazione dati, orientamento ed accompagnamento al lavoro, raccolta materiale bibliografico e documentario sui temi della violenza. Le Case rifugio, spesso ad indirizzo segreto, ospitano le donne ed i loro figli minorenni per un periodo di emergenza, tenendo al sicuro le vittime e i loro piccoli, proteggendole da chi ha fatto loro del male. Ricordiamo anche il numero verde antiviolenza 1522, il servizio della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità, attivo 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno e accessibile gratuitamente in tutta Italia, sia da rete fissa che mobile.
I CUAV
Sul tema, è opportuno sottolineare anche, a partire del 2018, la nascita e la diffusione su tutto il territorio nazionale dei “CUAV”. I CUAV, in stretta collaborazione con i centri antiviolenza sopracitati, stanno provando a scandagliare un’ulteriore strada nella lotta agli abusi sulle donne. Si tratta, infatti, di Centri per Uomini Autori di Violenza, finalizzati grazie al lavoro di un’equipe multidisciplinare ad accogliere, sostenere e prendere in carico i soggetti che si sono macchiati di comportamenti maltrattanti, con lo scopo di redimerli e cambiare il loro atteggiamento nei confronti delle donne. In Sicilia, attualmente, sono due i CUAV in funzione: uno aperto a Catania nel 2018 ed un secondo invece con sede a Siracusa dal 2023.
Il Dott.Antonello Arculeo (CUAV Catania) parla al QdS
A Catania sono sempre di più gli uomini che decidono di intraprendere un percorso psicoeducativo presso il centro C.U.A.V. (Centro per Uomini Autori di Violenza). “Il Primo Passo”, questo il nome del servizio attivato dall’Associazione Centro FamigliE e che aderisce a RELIVE ( Relazioni libere dalle violenze). Il Quotidiano di Sicilia ha intervistato a riguardo il Dott. Antonello Arculeo, psicologo e psicoterapeuta responsabile Centro FamigliE, il quale ci ha spiegato come funzionano i CUAV ed il loro modo di lavorare per riformare coloro resisi autori di forme di violenza nei confronti delle donne. “l C.U.A.V. – esordisce al QdS Arculeo – presenti dal 2018 a Catania e dal 2023 a Siracusa – negli ultimi anni hanno triplicato il numero degli utenti che chiedono di seguire percorsi psicoeducativi. Dalle 29 richieste del 2023 ( dato catanese e anno di apertura sede di Siracusa) alle 76 del 2024 (58 Ct e 18 Sr), alle 106 (79 Ct e 27 Sr) del 2025. A questi vanno anche aggiunti tutti gli “ammoniti” che contattiamo su mandato delle Questure di Catania e di Siracusa (per il 2025 circa 400 su Catania e un centinaio su Siracusa). I nostri centri si occupano degli autori di violenza, di persone che hanno agito con comportamenti violenti sulle donne e che stanno scontando delle pene. La maggior parte di esse arrivano da noi in seguito a procedimenti penali per violenza domestica. I Tribunali, che fortunatamente sono ormai sempre più duri su questa tipologia di reati, stanno prevedendo per questi individui dei percorsi rieducativi all’interno dei CUAV. I CUAV si sono diffusi in modo significativo: nel 2026 ne è presente uno per ogni provincia d’Italia”.
“Selettività e rigidi controlli: da noi anche individui che si presentano spontaneamente”
Oltre agli uomini giudicati colpevoli di reati di violenza verso le donne, al CUAV negli ultimi anni sta lentamente crescendo anche il numero di individui che decidono di presentarsi spontaneamente per curarsi: “Sì, è vero, diverse persone spontaneamente si stanno avvicinano a noi, sollecitate dai familiari o dalle compagne, per evitare denunce e per lavorare su loro stessi. Tuttavia, purtroppo, rappresentano ancora una percentuale di molto inferiore. Mi preme sottolineare che noi come CUAV siamo molto selettivi, in quanto in media decidiamo di accogliere soltanto il 55% delle persone che bussano alla nostra porta. La nostra è infatti una valutazione meticolosa e rigida in quanto cerchiamo di capire subito chi è intenzionato a cambiare per davvero rispetto a chi, invece, vede questi percorsi come escamotage per ottenere degli sconti di pena e reiterare i propri reati. Le faccio un esempio: quando un uomo si presenta qui affermando ‘Non ho fatto nulla’, lo rispediamo indietro senza alcuna esitazione”.
I percorsi all’interno dei CUAV: “Ecco come lavoriamo”
“Prevalentemente – continua il dott. Arculeo – le persone che hanno agito con comportamenti violenti non sono persone che non stanno bene mentalmente, ma piuttosto coloro che agiscono in base a un quadro culturale distorto che hanno incamerato. Gli ospiti con problemi psicologici ci sono, ma in minoranza. Il nostro percorso nei CUAV è un percorso prevalentemente non psicoterapeutico, ma psicoeducativo- clinico. Noi lavoriamo in gruppo, mettendo insieme persone che hanno situazioni simili. Con la forza del gruppo, cerchiamo di far comprendere a loro stessi dove e come hanno sbagliato. I percorsi di cura sono gestiti e guidati da educatori esperti, donne e uomini, i quali cercano di far capire agli ospiti i comportamenti sbagliati. Noi li accogliamo come persone, non come violenti, mettendo in evidenza che hanno sbagliato nei loro comportamenti. Come detto, accettiamo soltanto gente che vuole davvero rimediare”. Ma, dopo i percorsi al CUAV, qualcuno è cambiato davvero? Il dott. Arculeo risponde così: “Diversa gente è cambiata in modo importante, quasi sempre chi viene con quest’impostazione. Il lavoro di gruppo è fondamentale. Non abbiamo l’arroganza di dire che chi viene da noi cambierà sicuramente, ma che esiste la possibilità di capire i propri errori, intraprendere il percorso e poi essere monitorati nel corso del tempo”.
L’appello a una maggior collaborazione con i Centri Antiviolenza
Al termine della discussione, il dott. Antonello Arculeo lancia un appello ai Centri Antiviolenza, richiedendo una maggior collaborazione che vada oltre stereotipi e pregiudizi: “Il nostro lavoro è a tutela delle vittime – conclude – Un lavoro che dovrebbe effettuarsi in stretto collegamento con i CAV: molto spesso, però, questo non succede. Non avviene per luoghi comuni, perché il nostro servizio viene visto come un occasione per permettere a questa gente di non farsi il carcere. Altri invece non vogliono collaborare proprio, seppur dicendoci all’inizio il contrario. Sottolineo come occorra urgentemente non sottovalutare la presenza dei minori, dei figli: la collaborazione tra due realtà, seppur su campi diversi, sarebbe davvero fondamentale”.
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