Luis Murschetz, uno dei giganti della satira tedesca del tardo Novecento e illustre creatore di mondi per l’infanzia, ha chiuso il cerchio della sua vita a Monaco di Baviera all’età di 90 anni. Per decenni, la sua penna ha tracciato percorsi indimenticabili sulle pagine del “Süddeutsche Zeitung”, mentre il suo spirito vagabondo esplorava le colonne di “Die Zeit”, lasciando dietro migliaia di vignette e un segno indelebile nel giornalismo visivo. Nel 1971 ricevette lo Schwabing Art Prize, a riconoscimento del suo genio.
Uno stile fatto di rigore e semplicità
Nei suoi libri per bambini, si percepiva un’armonia di semplicità e rigore, capace di instillare nei cuori dei più piccoli una gioia pura e incontaminata, simile al battito delle ali di una farfalla. In Italia, “La grossa carpa Cicciobalda” e “Graboski la talpa” (quest’ultimo tradotto in numerose lingue), hanno portato il suo nome accanto a quello dei grandi maestri del disegno umoristico europeo, come Sempé e Ungerer.
Chi era Luis Murschetz
Nato nel 1936 in Stiria, il suo percorso lo portò dalla Scuola di Arti Applicate di Graz, attraverso Rotterdam e Londra, fino a Monaco di Baviera. Qui, dal 1967, il suo appuntamento settimanale con i lettori della “Süddeutsche” divenne un rituale di sabato, un filo di continuità che non si spezzò neppure dopo il suo ottantesimo anno. Tra il 1985 e il 2015, parte del quartetto di caricaturisti del giornale, Murschetz rimase sempre al di sopra delle polemiche, un faro di serenità in un mare di controversie. Parallelamente, la sua matita ha tracciato il cammino di “Die Zeit” per quarant’anni, raccogliendo l’eredità di Paul Flora. Dopo il suo addio, il settimanale perse un pilastro, segno della fine di un’era. Il suo tratto, essenziale e ellittico, costruiva mondi attraverso l’idea stessa degli oggetti, un’eco di ciò che è stato e mai più sarà.
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