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Maduro, la fine di un altro dittatore

Maduro, la fine di un altro dittatore
Donald Trump e Maduro, foto Adnkronos

Libia, Iraq, Kosovo, Serbia

La cattura del dittatore del Venezuela, Nicolas Maduro, e di sua moglie, Cilia Flores, da parte delle forze speciali statunitensi ha creato sorpresa (ma non tanta) e reazioni contrastanti di chi condanna e di chi è a favore. Noi ci limitiamo a elencare elementi di valutazione e lasciamo a voi, cortesi lettrici e lettori, trarre le conclusioni.

Il Venezuela produce enormi quantità di petrolio che sono acquistati in grande misura dalla Cina, la quale, per contro, esporta in quel Paese i suoi prodotti e si accingeva a costruire colà infrastrutture. È noto ormai che il mondo non si conquista con le armi, ma con l’economia.

La questione di fondo, però, è che in quel Paese non vi sia democrazia: lo stesso Governo Maduro non era riconosciuto dalla maggior parte dei Paesi del mondo. Non solo, ma la maggiore antagonista, Marina Corina Machado, Premio Nobel per la Pace 2025, era stata arrestata per aver partecipato alle manifestazioni contro il presidente. Dunque, l’operazione voluta da Trump potrebbe avere la motivazione di ripristinare la democrazia in quel Paese, ma, molto probabilmente, la vera causa sono stati gli interessi economici.

Precedenti storici: quando l’Occidente abbatte i dittatori

Dobbiamo ricordare che questa non è la prima volta in cui i Paesi occidentali, e non solo, abbattono dittatori di altri Paesi. Capitò nel 2011 con quello della Libia, Muammar Gheddafi, che fu trucidato dalla truppe franco-americane; successe in Iraq nel 2003, quando sempre le truppe americane invasero da Sud quel Paese e risalirono per abbattere Saddam Hussein. È avvenuto anche in Afghanistan nel 2021, quando venne ucciso Osama bin Laden.

Dobbiamo anche ricordare l’autoproclamazione di indipendenza del Kosovo dalla Serbia, quando allora il governo D’Alema mandò i caccia a bombardare quel Paese, che non voleva concedere tale separazione. Questo fatto ci ricorda indirettamente la guerra russo-ucraina, in quanto le popolazioni delle regioni pretese dalla Russia, con un apposito referendum non riconosciuto dall’Occidente, hanno dichiarato che volevano tornare con la “Casa-madre”.

Secessioni in Europa: Catalogna e Scozia

Nella nostra Europa vi sono altri due casi in cui alcuni territori vorrebbero staccarsi dal Paese cui appartengono e precisamente la Catalogna in Spagna – che ha fatto dei referendum interni non riconosciuti dal Governo di Madrid, che vuole tenersi ben stretta quella ricca regione – e la Scozia, che ha indetto più volte referendum – in cui ha sfiorato la maggioranza – volendosi staccare dal Regno Unito (formato da Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord).

Il dibattito sul diritto di autoproclamazione di indipendenza dei popoli è lungo secoli e non avrà mai fine perché riguarda questioni diverse, di cui nessuna è prevalente sull’altra.

Diritto internazionale e ritorno alla democrazia in Venezuela

Tornando a Maduro, è evidente che l’operazione statunitense abbia violato il diritto internazionale, ma si può rilevare un elemento positivo e cioé che in quel Paese, finita la dittatura, potrebbe ritornare la democrazia, a prescindere dalle questioni egemoniche o economiche.

Nuovo ordine mondiale: economia, potenze e cyber-guerra

Il quadro che rappresentiamo mostra la spartizione attuale del mondo, con annessioni vere o forzate, non tanto dal punto di vista legale, quanto da quello economico.

In questo contesto vi è la questione di Taiwan, che la Repubblica popolare cinese considera un proprio territorio, ma che difficilmente riuscirà ad annettere come fece a suo tempo con Hong Kong.

Si capisce come tutti gli attori di questo scenario stiano sempre attenti a non pestare i piedi al proprio concorrente, perché gli interessi economici dello sviluppo, della crescita e dell’acquisizione di nuova ricchezza sono prevalenti su quelli che una volta costituivano una molla per fare muovere gli eserciti.

Ciò in conseguenza della potenza sempre più devastante delle armi possedute e, soprattutto, della cyberguerra, riguardante tra l’altro il controllo di tutta la superficie terracquea mediante decine di migliaia di satelliti, che ormai dominano lo spazio.