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Mafia a Palermo, arrivano le condanne per due boss del clan Porta Nuova

Mafia a Palermo, arrivano le condanne per due boss del clan Porta Nuova
Tribunale di Palermo

Condannati il “pilastro” e l’ex latitante

PALERMO – Proseguono le condanne da parte del Gup sulla maxi operazione antimafia di carabinieri e polizia che nel febbraio dello scorso anno ha portato a 181 misure cautelari. I primi condannati sono 19 imputati del mandamento mafioso di Porta Nuova accusati di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti con Cosa Nostra che dava le “autorizzazioni” sui prezzi di vendita al dettaglio e al minuto. A questo risultato si aggiungono ora altre due condanne riguardanti due boss di Palermo.

Vent’anni a Giuseppe Di Giovanni

La sentenza del tribunale chiude il processo condannando a vent’anni di carcere Giuseppe Di Giovanni e a sedici Giuseppe Auteri, due boss di primo piano del mandamento mafioso di Porta Nuova, definendo così i ruoli e le responsabilità all’interno della cosca. I giudici hanno riconosciuto il ruolo di comando a Di Giovanni, difeso dagli avvocati Rosanna Vella e Giovanni Castronovo, esercitato da marzo 2019. Di Giovanni avrebbe preso la direzione del clan, dettando regole e gerarchie all’interno dell’organizzazione criminale a stampo mafioso. Una posizione assolutamente ai vertici del clan che beneficiava inoltre del controllo diretto sugli affari illeciti delle famiglie mafiose di Porta Nuova, Borgo Vecchio, Kalsa e Palermo Centro. Il potere gestionale del condannato riguardava nello specifico la selezione dei fornitori, la definizione dei ruoli nel gestire le piazze di spaccio e le operatività sul territorio. Tutto ciò insieme alla sua spalla destra; Tommaso Lo Presti detto “il lungo”.

Sedici anni a Giuseppe Auteri

Per Giuseppe Auteri, difeso dall’avvocato Giuseppina Candiotta, il Gup ha emesso la condanna a sedici anni. Auteri ha vissuto da latitante fino al 2024, nella zona di via Oreto di Palermo, poi l’arresto. Il giorno del ritrovamento, i carabinieri lo sorpresero in possesso di una revolver calibro 35 e dei fogli della contabilità del giro mafioso in cui operava. Si era deciso che il comando sarebbe passato ad Auteri che già deteneva l’archivio, poi recuperato dalle forze dell’ordine.

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