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Mafia e appalti, il gip archivia: “Niente prove su mandanti occulti delle stragi del ‘92”

Mafia e appalti, il gip archivia: “Niente prove su mandanti occulti delle stragi del ‘92”
Strage di Via D’Amelio Imagoeconomica

Il gip Santi Bologna evidenzia in un passaggio: “Gli elementi acquisiti non consentono l’iscrizione di alcun soggetto e di conseguenza non consentono di formulare alcuna previsione di condanna”

Il tribunale di Caltanissetta, archivia il dossier mafia e appalti così come richiesto dal procuratore e dall’aggiunto. Il giudice per le indagini preliminari, Santi Bologna, in un passaggio evidenzia: “Gli elementi acquisiti non consentono l’iscrizione di alcun soggetto e di conseguenza non consentono di formulare alcuna ragionevole previsione di condanna”.

Con questo quadro, il procuratore nisseno Salvatore De Luca e l’aggiunto Pasquale Pacifico avevano chiesto l’archiviazione. Già da aprile si pensava che potesse essere questo l’andazzo e così è stato. Va agli archivi uno dei filoni investigativi sulle stragi del 1992 in cui persero la vita a meno di due mesi di distanza i giudici Giovanni Falcone (con la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro) il 23 maggio e Paolo Borsellino (con cinque agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi – una delle prime donne poliziotto italiane a far parte di una scorta e prima donna della polizia a cadere in servizio – Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina) il 19 luglio.

Il gip: “Falcone e Borsellino lavoravano in un clima ostile”

Il gip, in estrema sintesi, evidenzia che Falcone e Borsellino lavoravano in un clima ostile ma non si è riuscito a individuare alcun elemento probatorio che possa portare alla identificazione di persone della magistratura o esponenti del mondo politico e imprenditoriale da poter collegare alle stragi.

Si legge: “l’analisi svolta pur evidenziando il clima ostile ed emarginante nel quale si trovarono ad operare i giudici Falcone e Borsellino all’interno della procura di Palermo nel biennio 1990-1992 e pur mettendo in luce la distanza siderale esistente tra la loro capacità professionale e quella di tanti altri magistrati a loro coevi, che si trovarono ad operare in relazione ai procedimenti che toccavano uno degli argomenti di maggior interesse per i Falcone e Borsellino (il rapporto tra cosa nostra e il sistema degli appalti pubblici) – non ha consentito di individuare alcun elemento probatorio, autonomamente persuasivo, che possa portare all’identificazione di specifici soggetti tra i magistrati o tra gli esponenti del mondo politico-imprenditoriale legati a costoro da poter iscrivere quali concorrenti morali (e ancor più materiali) in relazione alle due stragi”.

Il rapporto del Ros è considerato una delle cause scatenanti delle stragi, in particolare per quanto riguarda l’accelerazione dell’attentato di via D’Amelio, in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta.

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