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Mafia, Canicattì, beni sequestrati a boss inquisito da Livatino

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Mafia, Canicattì, beni sequestrati a boss inquisito da Livatino

mercoledì 12 Maggio 2021 - 05:00

Quattrocentomila euro per lo "stiddaru" Antonio Maira, condannato dal Tribunale di Agrigento a 22 anni di reclusione, e per il fratello Giuseppe. Il Giudice ragazzino Beato da domenica scorsa

Beni per un valore di 400mila euro sono stati sequestrati dal personale della sezione misure di Prevenzione patrimoniali della Questura di Agrigento ai fratelli Antonio e Giuseppe Maira, rispettivamente di 71 e 65 anni, di Canicattì.

Antonio, sottolineano gli investigatori, è stato un personaggio di primo piano nel panorama criminale della provincia agrigentina: negli anni ’80 come appartenente alla “Stidda” subì diverse condanne, tra cui quella più pesante inflittagli in un processo dove la pubblica accusa era sostenuta dall’allora giovane Pm Rosario Livatino, il giudice proclamato Beato domenica scorsa dopo essere stato ucciso nel ’90 da quattro killer.

Secondo diversi collaboratori di giustizia il giudice sarebbe stato assassinato proprio perché aveva inflitto forti condanne ad affiliati della “Stidda”, tra cui appunto Antonio Maira che era stato condannato dal Tribunale di Agrigento nel 1986 a 22 anni e mezzo di reclusione, pena poi ridotta in appello a 17 e sei mesi.

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