“Diffusività dei comportamenti di asservimento della funzione pubblica al soddisfacimento di bisogni personali”. È con questa espressione che il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Caltanissetta, Santi Bologna, ha riassunto la propensione che il deputato regionale Michele Mancuso avrebbe avuto nello sfruttare la propria carica per ottenere vantaggi personali.
Il 58enne da qualche giorno è ai domiciliari con l’accusa di corruzione.
La procura lo accusa di avere incassato una mazzetta da 12mila euro, divisa in tre tranche, in cambio dell’impegno a inserire in uno dei maxi-emendamenti votati dall’Ars per finanziare iniziative nei territori. Nel caso del deputato di Forza Italia si è trattato dei concerti di una cover band di Vasco Rossi, dove a cantare è il marito di una donna diventata sua collaboratrice.
Le ombre della corruzione per Mancuso si allungano però anche oltre le attività a sala d’Ercole. Nelle carte dell’inchiesta, si fa cenno a un sequestro di duemila euro, ritrovati il mese scorso a bordo dell’auto della moglie e la cui origine sarebbe sospetta.
Il pizzino e il denaro
Un foglio A4 con riportata sopra una serie di parole unite da frecce: il nome di un infermiere, il reparto in cui lavorava, la destinazione desiderata, la data del conferimento dell’incarico e poi il nome di Mancuso collegato alla dicitura “D.G. Caltanissetta”. Per la procura, dirigente generale dell’Asp di Caltanissetta.
Il messaggio, che per i magistrati rappresenterebbe l’indizio di un’altra storia di corruzione in cui sarebbe coinvolto il deputato di Forza Italia, è stato trovato dalla polizia il 15 gennaio scorso a bordo dell’Alfa Romeo Giulia della moglie.
La perquisizione è avvenuta a Milena, centro del Nisseno in cui la coppia risiede. Il foglio, ripiegato su stesso, si trovava sotto il tappetino posteriore sinistro. All’interno c’erano duemila euro divisi in banconote da 50 e 20 euro.
“Tenuto conto delle modalità di occultamento, dei primi accertamenti svolti sulla posizione lavorativa (dell’infermiere), delle differenti, plurime e non credibili dichiarazioni rese dall’indagato nell’immediatezza della perquisizione, veniva quindi chiesta l’apposizione del vincolo del sequestro preventivo sulla somma rinvenuta, da considerarsi prezzo del reato”, viene ricostruito nell’ordinanza che ha mandato ai domiciliari Mancuso. Il sequestro ha retto anche dopo il vaglio del tribunale del Riesame.
Regalo di suocera
Per gli avvocati di Mancuso, la tesi accusatoria non sarebbe per nulla corretta. E nessun particolare significato avrebbero avuto “eventuali titubanze o imprecisioni evidenziate dall’inquirente in ordine alle spiegazioni fornite” dal politico. Tutt’al più, quei tentennamenti sarebbero riconducibili a “una fisiologica e quantomai genuina impossibilità di rielaborare, nell’immediatezza, dettagliatamente i ricordi”.
Ma cosa avrebbe allora giustificato l’avere nascosto il denaro sotto al tappetino dell’auto? Nella memoria presentata dalla difesa di Mancuso, le somme sono definite “regalie elargite in occasione del Natale dalla suocera”.
Con quei soldi, Mancuso e la moglie avrebbero avuto l’intenzione di effettuare acquisti in un centro commerciale. La coppia avrebbe deciso di tenerli nascosti per “evitare di portare indosso il denaro” durante la giornata di shopping. Mera prudenza, dunque.
Così come si sarebbe trattato di un caso l’avere avvolto il denaro in un foglio in cui sembra essere stato ricostruito, sotto forma di schema, i passaggi compiuti per favorire il trasferimento di un infermiere da una struttura del Nisseno a un’altra del Messinese.
Scuse che non reggono
A sostegno della tesi difensiva, gli avvocati hanno rimarcato che Mancuso, in quanto deputato regionale, non “avrebbe potuto, nell’esercizio dei propri poteri e delle funzioni conferitegli, porre in essere atti in qualsiasi modo incidenti sulla posizione lavorativa di un infermiere dipendente dall’Asp”.
Per il gip, tuttavia, “la ricostruzione accusatoria appare meritevole di conferma, emergendo dagli atti di indagine elementi indiziari sufficienti a far ritenere raggiunta la soglia probatoria”.
A rafforzare i sospetti circa l’esistenza di una nuova mazzetta presa da Mancuso sono due aspetti a loro modo grotteschi. Entrambi vengono riassunti dal gip.
Nel primo caso il giudice ritiene “poco credibile il fatto che Mancuso abbia optato per lasciare all’interno della vettura duemila euro non solo quando essa si trovava parcheggiata nell’area non custodita di pertinenza del centro commerciale ma anche per l’intero arco temporale successivo, fino al rinvenimento da parte della polizia giudiziaria”.
Nel secondo, invece, a risultare inverosimile è la versione secondo cui i coniugi avrebbero rinunciato a fare gli acquisti poiché avevano dimenticato di prendere i soldi dal nascondiglio. “È chiaro che l’indagato, tutt’altro che impossidente – fa notare il gip – ben avrebbe potuto prelevare la somma o pagarla attraverso altre modalità di pagamento attingendo dal proprio conto corrente”.
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