“Non basta una legge che resta sulla carta, non basta la democrazia che è soltanto forma”. Se a proferire queste parole è Marco Cappato che della “resistenza democratica”, per usare le sue stesse parole, ha fatto il leit motiv di una vita, c’è poco da obiettare. Da trent’anni al centro di alcune delle battaglie civili più significative del Paese, l’ex europarlamentare del Partito Radicale, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni e fondatore di Soccorso civile, è inoltre alla guida di Eumans, movimento paneuropeo di iniziativa popolare. Il suo nome è legato peraltro al caso Dj Fabo: fu lui ad accompagnare in Svizzera Fabiano Antoniani, rimasto paraplegico e cieco dopo un incidente stradale nel 2014, per accedere alla morte volontaria assistita. Quella vicenda, arrivata fino alla Corte Costituzionale, portò nel 2019 alla sentenza n. 242 che depenalizzò in Italia l’aiuto al suicidio medicalmente assistito a determinate condizioni. Da allora, a causa di restrizioni nell’accesso e ritardi, Cappato ha continuato a percorrere la stessa strada: altre nove persone accompagnate in Svizzera, ogni volta con regolare autodenuncia. Per questo oggi rischia pene dai 5 ai 12 anni di carcere
Cappato al Book Festival di Catania: “La distanza tra diritti formali e sostanziali”
Sabato 25 aprile è intervenuto al Book Festival di Catania per presentare il suo libro “Credere disobbedire combattere – dal corpo delle persone al cuore della politica”, insieme a Maurizio Vaccaro (coordinatore della cellula catanese dell’Associazione Luca Coscioni) e al giornalista Leandro Perrotta. L’incontro, che ha preso le mosse dal titolo del volume, si è trasformato in una riflessione a tutto campo su cosa significhi fare politica oggi e sulla distanza non sempre colmata tra diritti formali e sostanziali. Cappato ha raccontato la storia di Federico Carboni, il primo cittadino italiano ad aver ottenuto il suicidio assistito dal Servizio sanitario nazionale, nel 2022, tre anni dopo che la Corte costituzionale aveva stabilito che quel diritto esisteva. Ci volle un’azione legale dell’Associazione Coscioni per sbloccare un iter che resta complicato: in sette anni solo 14 persone hanno ottenuto l’aiuto alla morte volontaria nel nostro Paese.
Barriere architettoniche, clima e crisi della politica: le battaglie di Cappato oltre il fine vita
Ma il discorso di Cappato è andato oltre l’eutanasia per focalizzarsi anche su altri diritti negati. Ha parlato di barriere architettoniche – Soccorso Civile “ha vinto 34 cause su 35 intentate” contro gli ostacoli illegali – come esempio di un metodo applicabile in molti ambiti: “Di fronte a un’ingiustizia non bisogna subirla passivamente e rassegnarsi, esistono gli strumenti per reagire”. Si è poi soffermato anche sulla crisi della politica contemporanea, intrappolata nella logica del consenso permanente, incapace di affrontare le grandi sfide transnazionali – dall’intelligenza artificiale ai cambiamenti climatici – con la profondità e il respiro che richiedono. Ha citato il movimento per il clima come esempio di un’enorme mobilitazione che ha mancato, almeno in parte, il passaggio dalla protesta alla proposta.
Eumans e la campagna My Voice My Choice: oltre un milione di firme in Europa per l’aborto
Il suo metodo, ha spiegato, risponde alle urgenze delle singole persone attraverso gli strumenti di partecipazione civica che esistono (referendum, leggi di iniziativa popolare, delibere comunali…), ma sono spesso ignorati o sconosciuti. Con Eumans ha raccolto oltre un milione e duecentomila firme in tutta Europa nell’ambito della campagna My Voice My Choice, una petizione ufficiale inviata alla Commissione Ue per consentire alle donne che vivono in paesi dove l’aborto è proibito di essere sostenute con fondi europei per ottenerlo altrove. In Italia, Cappato è impegnato per promuovere leggi sul fine vita in tutte le regioni e proprio su questo tema, a margine dell’incontro a Palazzo della Cultura, ha risposto ad alcune domande del Quotidiano di Sicilia.
Dopo Dj Fabo, altre nove persone sono state accompagnate in Svizzera, con autodenuncia ogni volta. Come funziona concretamente Soccorso Civile: sta diventando un percorso strutturato?
“La nostra priorità è che le persone ottengano di poter esercitare il loro diritto qui in Italia, perché il suicidio assistito è già legale nel nostro Paese, a determinate condizioni. Per noi la priorità è far valere questo diritto: se la persona ha patologie irreversibili e sofferenze insopportabili, deve poter ottenere l’aiuto in Italia. Quando capita che questo diritto, pur esistendo, viene negato, allora ci assumiamo la responsabilità di aiutare la persona ad andare in Svizzera. Ma non è questo il nostro obiettivo”.
In quest’ultimo caso come fornite assistenza? Valutate caso per caso?
“Abbiamo attivato un call center, un numero bianco gestito da volontari, che fornisce tutte le informazioni. Aiutiamo in ogni modo la persona a ottenere il diritto in Italia: assistenza legale, medica. Non siamo noi a valutare: in Italia è l’Asl che deve stabilire se la persona ha diritto. In Svizzera sono le organizzazioni svizzere a fare questa valutazione. Noi non interveniamo in alcun modo nella selezione delle persone. Se una persona va in Svizzera, sarà la Svizzera a valutarla in base alla sua legge”.
In Italia manca ancora una legge sul fine vita, nonostante la sentenza del 2019. A cosa attribuisce questo stallo: mancanza di volontà politica, pressioni esterne?
“I vertici dei partiti non sono in linea con la società italiana, sono distaccati da una realtà sociale sempre più pervasiva. Esistono all’interno dei partiti delle minoranze che bloccano questo tipo di processo, spesso per tenere buoni rapporti con il Vaticano. Di fatto c’è una distanza enorme tra i vertici dei partiti e quello che pensano i loro stessi elettori”.
Lei lavora con Eumans a livello europeo. C’è più possibilità di raggiungere un accordo a Bruxelles che nei parlamenti nazionali?
“Questo tema è di competenza prevalentemente nazionale. È vero che il contesto internazionale influisce in modo significativo: il fatto che il suicidio assistito sia legale in Olanda, Belgio, Lussemburgo, Spagna, in Germania e Austria per sentenza delle rispettive Corti Costituzionali, e che se ne stia discutendo in Francia, potrebbe portare il quadro internazionale a condizionare anche l’Italia. Però il tema resta di prevalente competenza nazionale”.
Quali sono le vostre prossime mosse per arrivare a una legge italiana? Avete già presentato una proposta di iniziativa popolare con oltre 50.000 firme…
“Ci stiamo innanzitutto mobilitando per bloccare il disegno di legge del Governo, perché cancellerebbe tutti i diritti che già esistono. E stiamo proponendo la nostra legge regionale in tutte le regioni, per dare tempi e modalità di attuazione certa al diritto stabilito dalla Corte costituzionale sull’aiuto alla morte volontaria”.
In questo Parlamento c’è la possibilità di avere una maggioranza trasversale?
“Secondo me no. Dobbiamo limitare i danni, evitare che si faccia una legge peggiorativa della situazione attuale, che faccia andare indietro i diritti”.

